I NUMERI/ Export e tasse, ecco cosa deve fare lo Stato per le imprese

- int. Daniele Marini

DANIELE MARINI commenta la manifestazione di Rete Imprese Italia in piazza del Pantheon a Roma per esprimere le pesanti difficoltà che vivono in questo momento le piccole aziende italiane

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Carlo Sangalli di Rete Imprese Italia

Una grande manifestazione in piazza del Pantheon a Roma per esprimere le difficoltà che vivono in questo momento le piccole aziende italiane. E’ stata organizzata da Rete Imprese Italia, che comprende Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani. La richiesta di Carlo Sangalli, portavoce del movimento, è che “la politica non metta in liquidazione le imprese”, anche perché nel 2012 ha chiuso un’azienda al minuto. Ilsussidiario.net ha intervistato Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico della Fondazione Nord Est, che realizza un osservatorio sul Triveneto e un’indagine annuale a livello nazionale dal titolo “Italia delle imprese”. 

Professor Marini, qual è la fotografia che emerge dagli ultimi dati della vostra Fondazione?

Dagli ultimi dati in corso di elaborazione del nostro Osservatorio sulle imprese del Nord-Est, emerge una fine del 2012, ma soprattutto una previsione per i primi tre mesi del 2013, che portano ancora il segno meno. La situazione sembra non peggiorare, ma neppure migliorare, in quanto risulta stagnante.

C’è qualche segnale che fa comunque ben sperare?

L’unico punto che porta il segno positivo rimane l’export, soprattutto quello che guarda a paesi lontani e che quindi è appannaggio in misura maggiore delle imprese più strutturate.

Per quali imprese le difficoltà sono maggiori?

La situazione continua a essere critica soprattutto per le imprese di piccole dimensioni e per chi ha un mercato esclusivamente domestico. Le difficoltà esistono anche, seppur in misura minore, per quelle imprese che hanno come bacino l’Europa.

Quali aziende invece stanno affrontando meglio la crisi?

Se noi leggiamo i dati in modo corretto, ci dicono che le imprese che stanno meglio sono quelle che sono in grado di puntare sull’internazionalizzazione andando nei mercati emergenti. L’Europa, al contrario, è ormai un mercato stanco. Il problema è quindi ulteriormente amplificato, e non posso che confermare che la situazione si presenta ancora oggi molto complicata. Non è tanto una questione di dimensione, perché a stare bene sono anche le imprese piccole, purché siano a traino di quelle più grandi che vanno sui mercati esteri. A essere più in crisi sono le aziende che non sono inserite in filiere internazionali.

Che cosa avrebbero potuto fare i diversi governi che si sono succeduti in Italia per venire incontro alle piccole imprese?

Quando si dice che è mancata una politica industriale, da un certo punto di vista è vero. Sarebbe stato necessario comprendere le tendenze dei mercati e dei sistemi produttivi a livello nazionale, realizzando delle politiche che aiutassero le imprese non tanto in termini di incentivi ma di iniziative. Queste ultime avrebbero dovuto sostenere le aziende a spostarsi verso sistemi produttivi più innovativi e verso i mercati esteri. Si tratta di politiche che i governi di Francia e Germania hanno attuato. Al contrario, oltre il 60% delle imprese italiane che vogliono andare all’estero non si rivolgono a nessun soggetto, ma lo fanno completamente da sole.

Quali politiche potevano essere attuate per rilanciare la domanda interna?

Nove imprese italiane su dieci sono sotto ai dieci dipendenti, e quindi abbiamo a che fare con un sistema produttivo fortemente localizzato. Una domanda interna che rimane piatta da diversi anni mette in grande difficoltà le piccole imprese. Questo richiama il tema della fiscalità e della tassazione sul lavoro, che deve essere rivisitata per dare possibilità alle famiglie di consumare. Occorre inoltre operare fiscalmente per avvantaggiare quei settori come le costruzioni in tema di abbellimento delle nostre città, sia sotto il profilo tecnologico, sia attraverso la ristrutturazione delle abitazioni. Si tratta di due leve senza oneri a carico dello Stato, ma che potrebbero rimettere in moto l’economia.

Le tasse vanno abbassate?

Siccome il nostro debito pubblico è tale che ipotizzare un abbassamento significativo delle tasse non è realistico, nonostante la campagna elettorale si giochi in larga parte su questa promessa, sarebbe importante soprattutto per le piccole e medie imprese che avvenissero processi di semplificazione burocratica.

 

(Pietro Vernizzi)

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