SPILLO/ Le tre grandi “armi” degli artigiani per rispondere alla crisi

- Antonio Intiglietta

Per ANTONIO INTIGLIETTA, la crisi non è solo recessione economica e depressione umana. Determina un momento in cui tutti siamo chiamati a porci domande e impegnarci per trovare risposte

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La crisi non è solo recessione economica e depressione umana. Determina un momento in cui tutti siamo chiamati a porci domande e impegnarci per trovare risposte. E’ una condizione che impone ad ognuno di prendere coscienza di ciò che è e di ciò che fa nella vita, a partire dal lavoro, l’aspetto messo più a repentaglio dai momenti di difficoltà come quello che stiamo vivendo. Purtroppo di fronte a questa crisi il rischio più frequente è quello di rassegnarsi. E’ un atteggiamento ripiegato, di chi attende che qualcuno si sostituisca alle proprie responsabilità per invertire la tendenza. Al contrario, è necessario affrontare il momento con realismo, lasciandosi interrogare dalla realtà, con l’umiltà di mettersi in discussione.

E’ una pratica che richiede il dispendio di tutte le energie possibili, da condividere con chi, insieme a noi, è disposto a sacrificarsi per costruire una prospettiva di crescita. Perché “è nella crisi – come sosteneva Albert Einstein – che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’”. Oggi più che mai sono parole di straordinaria attualità, verificabili nell’esperienza quotidiana di chi non vuole soccombere. Come organizzatori di AF – L’Artigiano in Fiera, la più grande manifestazione mondiale dedicata all’artigianato, ci rapportiamo quotidianamente con centinaia di micro e piccole imprese, disseminate in ogni angolo della nostra splendida Italia. Il nostro lavoro presuppone un dialogo costruttivo, nel quale ci facciamo compagni di viaggio nella costruzione di un percorso positivo, ma dove si avverte tutta la fatica di un Paese irrimediabilmente impoverito.

Anche perché il lavoro dell’artigiano, più di ogni altro, vive le difficoltà di un mercato locale, che ha ridotto la propria capacità di spesa, e di un mercato globalizzato, sempre più incline all’omologazione, invaso da prodotti standardizzati, i cui prezzi bassi sono frutto di un evidente abbassamento della qualità. Eppure i nostri artigiani non possono soccombere di fronte a questa realtà. Non devono arrendersi perché custodi della straordinaria capacità di produrre, comunicare ed esportare originalità, bellezza e bontà. Più cresce la consapevolezza di questa forza, maggiore sarà la spinta per superare le difficoltà.

La nostra fiera nacque nel 1996 con l’obiettivo di promuovere la positività del lavoro dell’uomo. L’affluenza di visitatori, in costante crescita anno dopo anno, ha testimoniato con lampante evidenza la bontà di quell’intuizione, non certo mirata alla realizzazione di un centro commerciale, bensì alla costruzione di un fenomeno culturale. AF – L’Artigiano in Fiera, infatti, partecipa al destino e alla scommessa che l’artigiano fa sul proprio lavoro e sul possibile successo.

 

A partire da questa consapevolezza, la crisi ci ha imposto una riflessione sul nostro lavoro, aprendo la visione su due sfide ormai inevitabili: l’innovazione e l’internazionalizzazione. Dove per innovazione si intende sia la capacità di partire da una tradizione per creare prodotti “contemporanei”, sia la forza di promuoverli e comunicarli al mercato, anche attraverso le nuove tecnologie. E per internazionalizzazione la nozione è più ampia rispetto al concetto di esportazione del proprio business nel mondo. Penso, ad esempio, alla capacità degli artigiani di saper leggere tendenze e gusti diversi che possano apprezzare un prodotto concepito appositamente per mercati culturalmente e geograficamente lontani da quello tradizionale. Solo cogliendo queste sfide l’artigiano potrà continuare a colpire il cuore dell’uomo con quelle tre grandi “armi” in grado di far emozionare: originalità, bellezza e bontà. Si tratta di una svolta, in primis nel nostro modo di lavorare, che implica la rottura di vecchi schemi e di resistenti sacche di scetticismo e individualismo.

 

Ma è la strada per creare nuovo sviluppo e per non soccombere di fronte ad una crisi che seleziona il mercato con una velocità impressionante. Reagire con gli stessi tempi è la chiave per riaccendere il motore. Noi siamo partiti e tra qualche mese saremo pronti a mostrare un progetto che abbraccerà uno spaccato di imprenditoria “sana”, quella che ha scelto di mettersi in gioco con noi.

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