INCENDI SARDEGNA/ “Speculazioni, vendette e interessi: i pm non aiutano”

- Paolo Vites

Sardegna in fiamme. Vandali che agiscono per divertimento perverso, interessi speculativi, vendette. Parla una fonte interna all’amministrazione

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Incendio Sardegna (foto: Instagram)

Parte della Sardegna in ginocchio, nonostante l’isola sia tristemente abituata a eventi analoghi. Questa volta però gli incendi hanno provocato una distruzione tale che, secondo, Coldiretti, ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea distrutti dalle fiamme, che hanno incenerito anche pascoli, ulivi, capannoni, fienili con le scorte di foraggio e mezzi agricoli, ucciso animali. Danni incalcolabili all’agricoltura.

E come sempre, emerge che la maggior parte di questi incendi sono di natura volontaria, opera cioè di piromani il cui movente per scatenare tale distruzione rimane sempre di difficile identificazione, come ci ha detto una fonte attiva nell’amministrazione regionale che ha preferito l’anonimato: “C’è qualcosa di diabolico in tutto questo. Le responsabilità possono essere attribuite a gente che spera poi di guadagnare nell’opera di riforestazione, ma ci sono forti sospetti anche su giovani che agiscono per noia o per il gusto puro e semplice di causare danni. È un problema anche culturale”.

Davanti a tanta distruzione, per la nostra fonte ci sono anche responsabilità amministrative di chi svolge ruoli chiave in enti imprenscindibili come Forestas (il vecchio Ente forestale della Sardegna, soppresso nel 2016, a cui è subentrata l’Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e dell’ambiente della Sardegna, nda) “impantanati nella burocrazia. Davanti a un tale crimine contro la terra, la magistratura dovrebbe pensare meno a pseudo-corruzioni e mettere invece la lente di ingrandimento su chi ferisce la terra che è il grembo in cui vive un popolo”.

Da quanto si legge in questi giorni il 60% degli incendi sarebbe doloso, dal negligente che non spegne un fuoco al vandalo, anche minorenne, che lo fa per il gusto di distruggere, a chi agisce per motivazioni economiche su commissione. Lei che idea si è fatto?

Non c’è alcun dubbio che sia così, che la maggior parte di questi incendi così come in passato sia doloso.

Ma perché?

È veramente difficile rispondere a questa domanda. Tradizionalmente gli incendi venivano attribuiti alla volontà dei pastori che volevano liberare la terra dai boschi perché ci fosse più terreno per i pascoli, ma questo oggi non è più il motivo, non è questa la ragione di quanto sta accadendo. Oggi ci sono altre motivazioni che è difficile immaginare. La premessa è che ci sia qualcosa di diabolico in tutto questo.

La cattiveria, la voglia di distruggere tutto ciò che è bello e utile?

Possono esserci vendette, interessi di chi spera poi di collaborare alla forestazione traendone guadagno economico, oppure intenti speculativi, ma di fronte a queste immagini che feriscono il cento per cento del popolo sardo, chi si fa strumento di interessi altrui sono dei singoli.

Ci possono essere anche motivi meteorologici, un fuoco casuale che il vento fa diventare un incendio?

Può esistere il fuoco che scappa di mano a chi voleva pulire un terreno di nessun valore, ma questo appartiene a quella minima percentuale di fuoco volontario, colposo ma non doloso. Qui c’è qualcosa di peggio.

Davanti a questo peggio che cosa è stato fatto? C’è forse un problema di insufficiente personale forestale, problemi amministrativi delle zone che sono state colpite?

C’è certamente una gestione del territorio che necessita di diventare sempre più professionale e meno burocratica. Meno burocrazia nell’ente che si occupa di forestazione in Sardegna ma penso in tutte le regioni italiane, e più efficienza, controllo del territorio, più opere di bonifica preventiva, più fasce tagliafuoco, pulizia delle zone che possono fare da esca e anche una maggior attenzione da parte del corpo forestale. Direi che anche la magistratura davanti a queste cose dovrebbe mettere la lente di ingrandimento un po’ di più, invece di occuparsi solo di corruzione; ci vorrebbe più attenzione a chi ferisce la terra che è il grembo in cui vive un popolo.

Ogni anno in Sardegna viene approvato un Piano antincendio. Come diventa esecutivo? Chi deve applicarlo? Ha forse dei punti deboli che causano queste situazioni?

Non getterei la croce su chi ha la responsabilità politico-amministrativa. Se l’ente Forestas e tutti gli enti che guardano dall’alto verso il basso si preoccupassero di più del servizio che si deve rendere e meno dell’inquadramento del personale, forse sarebbe meglio.

Chi deve applicare il Piano antincendio?

È un piano che viene fatto con la regia della regione. Coinvolge i comuni, che possono fare ben poco per come sono strutturati, e prevede il contributo dei volontari, che sono una realtà importante ma evidentemente non basta. Sono convinto che al fondo di tutto, non solo degli incendi ma anche delle alluvioni nel resto d’Italia, ci sia un’attenzione che dura per qualche settimana e poi si passa ad altro. Il problema è la manutenzione del territorio, si deve investire sulla cultura del territorio, insegnare che la terra non è un oggetto di sfruttamento ma è la fonte della vita e del reddito. La stragrande maggioranza dei sardi è già in questa logica, ma qui siamo davanti all’azione di alcuni criminali. Domina un approccio che ha perso ogni valore di bellezza e di bene comune.

Secondo Coldiretti i danni economici sono un colpo durissimo, il presidente della regione ha chiesto l’aiuto immediato del governo chiedendo una parte del Pnrr. Basterà?

Il colpo è durissimo non solo dal punto di vista economico ma per l’immagine negativa. La Sardegna è tutt’altro rispetto a quello che si vede in queste ore. L’aiuto del governo oltre che per chi ha avuto danni, dovrebbe venir canalizzato su opere strutturali e azioni di contrasto usando tutte le tecnologie per individuare subito un focolaio e intervenire immediatamente. Il Pnnr è un contenitore; ritengo sia meglio investire sul sistema di protezione, più che in indennizzi che non sono per nulla educativi.

(Paolo Vites) 

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