ITA-ALITALIA/ Gli errori da evitare con l’operazione di (s)vendita

- Alessandro Giustolisi

Il destino di ITA, e del marchio Alitalia, sembra segnato. Una vendita a un privato è però un'operazione che presenta non pochi rischi

alitalia (LaPresse)

Lo Stato ha costituito ITA, che a sua volta ha comprato il marchio Alitalia. Vendendo tutti e due, si alienerebbero 75 anni di storia in parte gloriosa della nostra aviazione civile rappresentata Alitalia, un simbolo nazionale e un asset strategico italiano che, anche se poco utilizzato ultimamente, doveva essere salvato e rifondato con un business model completamente differente visto che le potenzialità ci sono, essendo l’Italia il terzo Paese Ue per importanza economica e per popolazione, uno dei Paesi più importanti al mondo a livello industriale, turistico, culturale e di produzione alimentare e tecnologica, con una posizione geografica strategica di prim’ordine. 

Credo tutti sappiamo che ITA attualmente sta perdendo giornalmente più di Alitalia in amministrazione straordinaria, non ha un network adeguato e copre rotte e destinazioni completamente sbagliate, cosa che ho dimostrato negli articoli precedenti dove credo di aver enumerato esaurientemente tutte le possibilità per tornare a avere una linea aerea in diretta concorrenza con i big mondiali. Oggi siamo al capolinea e da questa settimana si chiudono le offerte e il nostro Governo dovrà decidere a chi vendere. Si tratta però di una svendita che pagheremo tutti noi italiani, perché ITA rimarrà una piccola linea aerea feeder di qualche grande linea straniera offrendo poche opportunità ai nostri lavoratori o chiuderà.

Se veramente il Governo vuole fare gli interessi degli italiani, proprio ora non deve vendere ITA, ma deve rimanere socio di maggioranza e magari far entrare in società dei privati che siano portatori di nostri interessi, ma non chi ha quote grosse in altre linee aeree o direttamente i grandi vettori a cui fa comodo che ITA non cresca, così da poter gestire il nostro traffico aereo impiegando stranieri e pagando tasse altrove. Società che detengono linee aeree o sono linee aeree stesse tipo WizzAir, Lufthansa, Air France-Klm, Iag, Easyjet e Ryanair sono da escludere a priori perché ci metterebbero in un angolino e diventeremmo delle costole minori, trasferendo passeggeri nei loro hub di Francoforte, Monaco, Vienna, Zurigo, Parigi, Londra, Madrid e Barcellona e non facendoci mai crescere. Oppure c’e il rischio che prendano solo quello che gli serve e chiudano ITA per eliminarci completamente. Nella storia dell’aviazione ci sono numerosi casi simili.

Vendere a una compagnia marittima tipo MSC lo trovo rischioso, in quanto tutte queste società container durante il Covid e a oggi si sono e stanno comportando in modo aggressivo approfittando della scusa dell’emergenza per incrementare le loro tariffe di container di 4-5 volte in modo poco giustificato senza che nessuno li potesse controllare o fermare e ora siccome il costo di invii marittimi ha quasi raggiunto quello aereo si stanno muovendo per investire loro stessi nel cargo aereo e in quello terrestre su gomma e ferroviario. Oggi le grandi società come Maersk e CMA-CGM si sono fatte la loro flotta aerea cargo con accordi con linee aeree note, vedi l’ultimo accordo di CMA-CGM air cargo con Air France-Klm cargo, mentre MSC si è mossa per prendere il mercato cargo terrestre su gomma e ferroviario in Europa e con ITA giustamente vorrebbe avere la possibilità controllare tutti i tipi di trasporti rispetto ai suoi concorrenti. Credo sia pericoloso per ITA far parte di società monopolistiche, al massimo si potrebbero stipulare accordi di interline e cooperazione per cargo e per raggiungere le mete di partenza e destinazione finale di crociere, mantenendo le due società separate come stanno facendo Air France-Klm e CMA-CGM.

Linee aeree adatte a entrare in società a sempre in quote di minoranza potrebbero essere solo quelle di diverse aree geografiche non europee o del bacino del Mediterraneo a cui ITA può far comodo, senza inibirne l’azione e dove non c’è la capacità di mantenere un certo traffico dalla propria zona di origine e quindi ITA si può espandere senza condizionamenti. In Europa ci si potrebbe unire con massimo due vettori che non fanno parte di grossi gruppi con hub lontani, tramite uno scambio di azioni, e che abbiano un buon lungo raggio meno percorribile per noi.

Non bisogna scordarsi che va riesumato il marchio Alitalia il più presto possibile per i vantaggi che questo avrebbe. Vendere significa avere perso e consegnarci agli stranieri, i quali temono che risorgiamo. Se si seguisse il principio che tutte le aziende in perdita statali andrebbero privatizzate, dovremmo vendere o abolire molti enti locali e aziende pubbliche, ma tutti sappiamo che non è possibile e quindi dobbiamo capire che lo stesso principio vale per il trasporto aereo nazionale che necessita in assenza di aziende private nazionali aeree di una società che svolga questa funzione per la nostra economia, visto che nessun privato locale ne ha la capacità. Spero che chi deciderà nel nostro Governo possa leggere questo articolo e riflettere. Io sono sempre a disposizione delle autorità preposte e della stessa ITA per offrire la mia collaborazione e offrire il mio piano.

antilleanatlantic@outlook.com 

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