ITALIA, QUALE RIPRESA/ Senza cambiamento e sostegno nemmeno le fiere ripartono

- Sergio Luciano

Il settore fieristico è importante per l’economia. Sostenerlo e favorirne il rinnovamento vuol dire aiutare la ripresa del Paese

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La ripartenza non è un modo per fare, magari con più intensità, le stesse cose che facevamo prima del Covid: “La ripartenza giusta significa cambiare – dice Giorgio Vittadini, fondatore e presidente della Fondazione per la sussidiarietà -. Significa ripartire pensando al futuro in un sistema che cambia. Significa non rifare oggi la stessa fiera che era stata fatta nel 2019 ma saperla fare evolvere”: di fiere si parla, infatti, al Club del Sussidiario, in un seminario ristretto al 28° piano del grattacielo della PwC di Citylife, a Milano. Attorno al tavolo l’80% del business fieristico nazionale: la Fondazione Fiera, che è la “padrona di casa” di Fiera Milano Spa, rappresentata dal suo presidente Enrico Pazzali; la stessa Fiera Milano Spa, con il nuovo amministratore delegato Luca Palermo; tre grandi organizzatori fieristici, ossia Il Salone del mobile, col direttore generale Marco Sabetta, l’Ucimu col direttore generale Alfredo Mariotti e Antonio Intiglietta, imprenditore di Artigiano In Fiera; e inoltre l’assessore regionale all’economia Guido Guidesi, Giorgio Vittadini e l’ospite, l’amministratore delegato di PwC Andrea Toselli.

“In fondo la fiera è cambiamento. L’Expo è nato per far vedere oggi come sarà il futuro. Dunque, cambiare!”.

E di cambiamento hanno effettivamente parlato tutti, pur consapevoli che le basi su cui questo cambiamento va appoggiato sono ancora tramortite da un anno di “gelata” senza precedenti, con fatturati azzerati o crollati nell’ordine del 70-80%. “L’unico effetto collaterale positivo – annota Mariotti, dall’alto della sua esperienza – è che finalmente sento parlare bene delle fiere. In quarant’anni non mi era mai successo, o le davano per scontate o periodicamente ne profetizzavano la crisi. Adesso invece si riconosce la centralità del nostro lavoro. E il Pnrr lo finanzia, almeno un po’. E del resto, i numeri parlano chiaro: nel settore dei beni strumentali, le fiere in Italia in due anni sviluppano 580 mila metri quadrati di esposizione con 12 mila espositori di cui 4000 stranieri e 550 mila visitatori di cui 108 mila stranieri”.

Già, perché a leggerli da vicino i numeri del settore impressionano: “Le fiere in Italia – illustra Pazzali – hanno visto crollare il loro fatturato dell’80% cioè almeno di 550 milioni, il che ha creato oltre 150 milioni di perdite nei bilanci. E purtroppo mentre gli imprenditori fieristici hanno già incassato i loro ristori qui in Italia siamo ancora in attesa”. La Regione Lombardia, in questo senso, farà molto: di puri ristori – ha detto Guido Guidesi – ha stanziato 12 milioni di euro, ma in una fase immediatamente successiva siamo pronti a intervenire ulteriormente per sostenere specifiche filiere a tutti i livelli, dall’organizzazione alla formazione”.

E in generale all’innovazione, anche digitale: perché proprio quando tutti hanno constatato quanto sia insostituibile il momento del contatto fisico tra espositori e visitatori attorno ai prodotti, si sta ragionando ovunque su come sia poi necessario far prosegue questa relazione fisica nata in fiera in ambienti digitali, virtuali, sempre più evoluti, funzionali, attrattivi: “La piattaforma del Salone del mobile abbiamo voluto interamente rinnovarla – dice Marco Sabetta – e metterla a disposizione degli espositori, uno dei modi per generare nuova energia positiva, a partire dalla riapertura di settembre. Vogliamo che il 2021 sia ricordato come un anno fertile, anzi fondamentale”.

Ma dovrebbe esserlo, a lume di logica – considera Intiglietta – anche perché sia il governo Draghi a livello nazionale che, in Lombardia, la giunta regionale hanno dimostrato con i fatti di aver capito quanto il settore delle fiere e dei convegni sia centrale per la ripartenza dell’economia. All’inizio non è stato così, quando abbiamo constatato con sgomento che le fiere venivano equiparate alle discoteche nell’ordine delle priorità per le riaperture…”. Infine un’annotazione sull’artigianato, core-business dell’imprenditore: “Se tagli l’artigianato a un Paese, chiudi il Paese. Il nostro settore è fatto da microimprese che hanno sofferto moltissimo. La ripresa è questione di vita o di morte. E per questo non abbiamo mai investito così tanto come nel 2020”.

Infine, il punto di vista di un manager esperto sia di tecnologie che di logistica e di relazioni umane, grazie alle sue esperienze in Vodafone, Tnt e Edenred: Luca Palermo, che guida appunto da pochi mesi Fiera Milano: “È certificato proprio da PwC che le fiere generano in Italia 60 miliardi di Pil, dei quali 45 a Milano. E questo ci rende orgogliosi da una parte ma anche spasmodicamente impegnati a dare il massimo al Paese. Il nostro piano industriale è stato approvato per consolidare e accentuare questo ruolo. E riteniamo che anche in questa fase di uscita dalla pandemia Milano possa sempre meglio diventare l’hub fieristico europeo per eccellenza, in attesa che la circolazione globale di merci e persone riprenda ai livelli precedenti il Covid”.

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