LA CANZONE DI NATALE/ Fairytale of New York, il moralismo laicista di ritorno

- Paolo Vites

Il classico dei Pogues, Fairytale of New York, è sotto attacco

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La più amata tra le canzoni di Natale

“Ad eccezione di The Dead di James Joyce o Advent di Patrick Kavanagh, nessuna opera dell’immaginazione irlandese del Ventesimo secolo è riuscita a illuminare un particolare significato del Natale così come ha fatto quella canzone… È una canzone d’amore contorta, una ballata di emigranti e un inno alla capitale del Ventesimo secolo. Ed è forse per questo motivo che è l’unico classico di Natale che si può sentire senza sobbalzare anche a luglio”. La canzone in questione è Fairytale Of New York dei Pogues, a scrivere così un giornalista irlandese. In un sondaggio per quella che è la Siae inglese, la società per i diritti d’autore, è stata recentemente votata la canzone di Natale più popolare del Regno Unito e lo scorso anno è stata la canzone natalizia più trasmessa alla radio inglese. Tutto questo nonostante le polemiche sulle parolacce contenute nel suo testo. Come ben si sa, Fairytale of New York è la storia di due innamorati irlandesi emigrati a New York che la sera di Natale litigano a morte insultandosi pesantemente, come ogni buon irlandese. Ma tutto alla fine si riappacifica, mentre la banda della polizia di New York suona un classico natalizio irlandese. E’ infatti anche una canzone sull’emigrazione, la sensazione di sbandamento di chi è costretto ad andare all’estero per far quadrare i conti. C’è tutto infatti in questo capolavoro.

Ma se un tempo a fare la morale sul buonismo, sul comportamento, sulle parole “caste” erano i preti, oggi, che quasi nessuno va più in chiesa, i moralisti sono i campioni del politicamente corretto. I laicisti dell’ultima spiaggia. Quelli che redigono nuove liste comportamentali a ogni pie’ sospinto, perché, ricordiamocelo, l’uomo è moralista comunque la pensi. Dare suggerimenti, ordini, consigli su come comportarsi, per essere “perfetti” e non offendere nessuno. E’ un po’ quello che sta succedendo in Italia con la canzone di Checco Zalone usata come trailer del suo nuovo film, Immigrato. C’è chi infatti sta sostenendo che l’attore pugliese è un razzista che non fa altro che esaltare il populismo salvinista degli italiani. L‘associazione BaoBab Experience di Roma, da sempre in prima linea sulla questione migranti, ha aperto il dibattito twittando che «Il video Immigrato di Checco Zalone, preso così, è a uso e consumo di populisti, perché servono gli strumenti per interpretarlo e ci vuole molta fatica per convincersi che il messaggio sia opposto e che sia l’uomo bianco quello preso in giro o stereotipato». Ci vogliono gli strumenti? Molta fatica?

“Sei un coglione, un verme, un frocio pessimo a buon mercato” canta Kirsty McColl in Fairy Tale of New York, una favola di New York, titolo che suggerisce tutto. Nel 2018, Eoghan McDermott, un DJ dell’emittente nazionale irlandese RTE, aveva chiesto che quel verso fosse censurato sostenendo: “C’è abbastanza odio là fuori senza che le persone gay debbano sentirsi a disagio”. Shane McGowan, che ha scritto il pezzo, rispose dicendo che “non intendevo offendere. La parola è stata usata dal personaggio perché si adattava al modo in cui avrebbe parlato e al suo personaggio. Non è una brava persona. È una donna di una certa generazione in un determinato momento della storia ed è sfortunata e disperata”. Già: la realtà, è quella che dà sempre fastidio.

Nel 2007, la BBC ha censurato Fairytale di New York perché fossero rimosse le parole “fagot” e “slut”, anche se ha cambiato la decisione poco dopo. Il capo di Radio 1 Andy Parfitt ha dichiarato che la decisione era “sbagliata … un giorno imbarazzante per Radio 1″.

Tali accusano non hanno per niente danneggiato la popolarità del brano. In un nuovo sondaggio 2.000 persone a cui sono state chieste le loro canzoni di Natale preferite, Fairytale di New York era in cima alla classifica. Seguita dalla solita Last Christmas dei Wham !, Merry Christmas Everybody degli Slade e  l’eterna White Christmas di Bing Crosby.  Tutte canzoni “buoniste” per la gioia del politicamente corretto.

Ma non finirà mai, perché nei giorni scorsi  Alex Dyke, un DJ della stazione radio irlandese BBC Radio Solent, ha dichiarato di non essere più a suo agio nel suonare la canzone dei Pogues nel suo show. Troppi insulti. Censuriamoli, così come oggi si censura la vita in nome del nulla.

Ma Fairytale of New York continuerà a essere la canzone del popolo, della gente comune, di chi fa una vita dura ma trova il modo di riabbracciarsi e perdonarsi. Almeno a Natale, non facciamo i moralisti da quattro soldi.

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