LA MADDALENA/ Gianpiero, l’amico di Cala Coticcio fermato dalla “burocrazia”

- Guido Gazzoli

Da oltre sei anni Gianpiero Carcangiu aiuta a tenere pulita Cala Coticcio, una spiaggia di Caprera. Ma ora non può più farlo

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Uno degli scorci di Caprera

I lettori del Sussidiario già conoscono le grandi problematiche che colpiscono uno degli arcipelaghi più belli del Mediterraneo: quello della Maddalena. Purtroppo l’invasione operata da anni da un turismo massivo sta velocemente alterando l’equilibrio fragile di questo angolo di Paradiso. Ma a complicare ancor di più le cose (a parte l’eterna diatriba tra l’Ente Parco e il Comune della Maddalena a livello giurisdizionale su chi debba occuparsi delle problematiche) ci ha pensato l’ente del Parco: dapprima colpendo lo storico guardiano della Spiaggia Rosa di Budelli Mauro Morandi, un eremita che da 31 anni vive sull’Isola cercando di preservarla, tentando di sfrattarlo, fatto che ha avuto una eco mediatica internazionale, poi, pochi giorni fa, ecco scoppiare il caso di Gianpiero Carcangiu, che da più di sei anni, ogni santo giorno, si reca nella spiaggia di Cala Coticcio e nei suoi dintorni ripulendola dai rifiuti e controllando che i turisti che la frequentano non arrechino danni. Un provvedimento che ha ristretto l’accesso al luogo di fatto gli impedisce di poter continuare la sua meritoria opera, riconosciuta non solo dagli abitanti della Maddalena, ma dall’intera Sardegna. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare le sue vicissitudini.

«Abito qui alla Maddalena da quasi 20 anni – ci racconta – e sono un Sottufficiale della Marina in servizio. In tutto questo tempo mi sono reso conto che si è raggiunto un livello di degrado ambientale notevole. Le amministrazioni, a mio modo di vedere, non facevano abbastanza, e quindi da più di 6 anni ho deciso di prendermi cura di Cala Coticcio, una spiaggia dell’isola di Caprera. Da quando ho conosciuto quest’angolo di Paradiso ho subito notato il degrado, nonostante sia una zona a tutela integrale, e, visto che nessuno se ne occupava, mi son dato da fare quotidianamente, iniziando a ripulire il sentiero e la Cala stessa per poi estendere la mia attività di pulizia anche sull’attigua Cala Sacco che, esposta di più al maestrale, è meno difesa naturalmente e quindi dal mare arriva di tutto: pneumatici, polistirolo, scarpe… sembra incredibile ma è così! D’estate poi si è sempre aggiunta la mancata educazione dei turisti che ha sempre riempito le Cale di rifiuti di ogni genere.

E pochi giorni fa cosa è successo?

La mia opera è andata avanti, lo ripeto, quotidianamente fino alla settimana scorsa quando dopo una riunione tra i Carabinieri Forestali e il Direttivo del Parco si è deciso di vietare il sentiero anche ai residenti. Ciò vuol dire che da ora l’accesso sarà limitato a due turni di 3 ore, di massimo 12 persone accompagnate dai guardiani del Parco. Nonostante il giorno precedente all’entrata in vigore delle regole mi abbia chiamato lo stesso Presidente del Parco della Maddalena, Fabrizio Fonnesu, che ha elogiato la mia opera incitandomi a continuarla, il giorno dopo i Carabinieri del Parco mi hanno impedito di scendere al sentiero (e quindi di avere accesso alla Cala) basandosi su un DPR del maggio 96 che recita come l’accesso sia permesso ai residenti solo per usi civici. Il mio non lo è, però quello che ho fatto io in tanti anni trasportando sacchi di immondizia su ripidi pendii in salita, e dando un contributo notevole alla pulizia della zona, sembra non si possa fare. Successivamente ho chiamato il Presidente Fonnesu per farmi rilasciare il permesso richiestomi dai Carabinieri.

E qual è stata la risposta?

Mi è stato detto che non si può fare, perché altrimenti ci potrebbero essere richieste di altri residenti: che però (pochi) frequentano Cala Coticcio solo per il piacere di andare in spiaggia, senza occuparsene ecologicamente. Avrei un immenso piacere se potessi conseguire il permesso, anche perché la mia opera non si limita ai rifiuti, ma anche a un sostanziale controllo sui turisti che spesso si avvicinano con le loro imbarcazioni a motore acceso fin sulla spiaggia (oltrepassando il limite di accesso segnalato da cinture galleggianti) oppure rubandosi letteralmente la sabbia per portarsela come ricordo, campeggiando o prelevando ricci.

A ogni modo la stampa locale e regionale sta riconoscendo la sua opera da anni e anche oggi sta dalla sua parte…

Sì, è per questo che spero di ottenere il permesso anche perché rilevo che, nonostante le ristrettezze di accesso, una volta che i guardiani si ritirano, verso le 13 di ogni giorno, arrivano barche in continuazione. E inoltre il mare continua a riversare rifiuti che non vengono poi smaltiti… cosa che invece, da oltre sei anni e gratuitamente per l’amore che ho per questi posti unici al mondo, ho compiuto.

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