LA MEDICINA DOPO IL COVID/ I cambiamenti inevitabili per le nostre farmacie

- Domenico Fucigna

Tra i settori che più sono stati e saranno coinvolti in processi di cambiamento radicali dopo la pandemia c’è la sanità, incluso il mondo delle farmacie

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LaPresse

Il tema dei rapidi e profondi cambiamenti che stanno impattando sul nostro mondo è ormai pervasivo nell’agenda setting globale. L’economia, la società, la cultura che ne usciranno sono tutte da immaginare.

La sanità è tra i settori che più sono stati e saranno coinvolti in processi di cambiamento radicali, tanto che parlare di rivoluzione non è affatto esagerato. La farmacia non fa eccezione. L’evoluzione è iniziata da tempo e sta già mostrando un futuro molto diverso (e incerto) per le piccole farmacie, la necessità di acquisire nuove competenze per i farmacisti e i medici e per modificare gli ambiti di intervento di entrambi; bisognerà poi riconfigurare la struttura distributiva, sia per il farmaco etico che OTC (Over The Counter, cioè da banco, senza prescrizione), e ripensare la segmentazione dell’offerta, che includa come merita tutto il segmento degli integratori, della cosmesi premium, del naturale e del paramedico.

La farmacia sarà sempre meno un punto di distribuzione del farmaco e sempre più uno “Store as a Service” vale a dire uno spazio al servizio del benessere e della cura complessiva del paziente, anzi del cittadino, quindi anche un riferimento per l’educazione alla salute e all’adozione di comportamenti quotidiani mirati al mantenimento della salute della persona.

Secondo questa interpretazione, che emerge anche dalla convenzione Stato-Regioni dell’autunno 2019, prima dell’emergenza Covid, in futuro la farmacia sarà il luogo di presidio territoriale della salute e includerà la gestione delle terapie farmacologiche di lungo periodo, la somministrazione dei vaccini, l’esecuzione di test, la diagnostica di primo livello: una sorta di clinica sanitaria al dettaglio. Già oggi è partita in nove Regioni la sperimentazione della “farmacia di comunità”. Porterà ai clienti/cittadini facilitazioni sia nella gestione dei dati clinici, sia nell’aderenza alle cure e agli screening.

Ancora a proposito di cambiamenti, nel periodo del lockdown si sono generate molte nuove abitudini di consumo destinate a rimanere in futuro: è un cambiamento strutturale dell’Italia digitale, che ha fatto un salto evolutivo di 10 anni in poche settimane, con 2 milioni di nuovi eShopper (ora in totale sono 29 milioni), un’impennata delle vendite in tutti i  settori, nuove modalità di consegna come il click&collect che hanno conquistato consumatori e piccoli esercenti segnando una crescita monstre del +349%.

Tuttavia, la socialità è un bisogno e non può essere soppressa più a lungo. Il lockdown e le successive disposizioni di distanziamento hanno provocato un aumento importante del numero di individui che avvertono stati d’ansia (+30%) e la paura per il virus è oggi completamente sostituita dalla paura dell’impoverimento e dal desiderio di tornare alle forme di socialità tipiche del popolo italiano: ampia gestualità, abbracci, continui ammiccamenti.

Quindi si deve prevedere anche il ritorno del consumatore al punto di vendita e la necessità di adeguare la farmacia alle tendenze del retail, che vedono il consumatore muoversi all’interno di uno spazio gradevole e invitante, rassicurante, esteticamente attuale.

Le quasi 20mila farmacie italiane dovranno adottare tecniche di retail design, criteri espositivi, trattamento luci, studio dei percorsi, musiche, molto evolute, ma da anni già adottate da altri settori.

In questo campo si apre un mondo.

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