SERVIZIO PUBBLICO/ Un ping pong su Renzi che fa infuriare Travaglio e “risplendere” Di Battista

- Maestro Yoda

Ieri la trasmissione di Santoro si è occupata della riforma elettorale di Renzi. In studio il grillino Di Battista. Travaglio per un momento ha perso le staffe. Il commento di YODA

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Marco Travaglio (Infophoto)

Intervenendo sulle note di “Viva la pappa col pomodoro”, Santoro entra subito in medias res, lodando l’interventismo di Renzi, ma buttando lì, a più riprese, che se nella nuova legge elettorale non ci saranno le preferenze, le elezioni rischieranno di sfornare la solita pappa. E così si capisce di cosa si parlerà durante la trasmissione. Dopo il pistolotto, compare l’immancabile Bertazzoni sempre più affannato nel tentativo di farsi dare dai parlamentari del Pd presi per strada risposte che non arrivano più, anche a causa delle riunioni di direzione che Renzi convoca alle 7:30 del mattino, il che rende tutti più infreddoliti e frettolosi. Dato che i gladiatori, come si capisce dai servizi, stanno fuori dallo studio (Renzi e Cuperlo), Santoro ha pensato stavolta di riunire in studio un parterre di commentatori pacati e lucidi, come Mentana, Feltri e Alfio Marchini. Tutti concordano sul fatto che Renzi ha capito che l’unico modo per conquistare la scena e il cuore degli elettori è raggiungere in tempi rapidissimi un accordo sulla legge elettorale.

Travaglio si diverte a ingarbugliare le cose elencando tutte le dichiarazioni contradditorie fatte più o meno da tutti gli attori in campo in tempi diversi, soprattutto da Fassina, sbertucciato in diretta dal moralista che ricorda una memorabile intervista a due piazze dell’ex viceministro con Brunetta. Efficace e anche divertente, ma sempre più fine a stesso nella ricerca più della battuta che della verità. Per una volta, il “sempreperdente” Fassina (per via del volto sempre più mesto) addirittura intenerisce grazie a risposte date con dolente dignità: “Citare le singole frasi senza citare i contesti è un comportamento furbetto e poco corretto”. Apriti cielo, però, quando, accusato da Fassina, e per scherzo, di renzismo, Travaglio sbotta: “Renzista lo dici a tua sorella”. Ah, persino il famoso “mornalista” (giornalista moralista) si stizzisce quando viene ripagato della sua stessa moneta, anzi addirittura perde le staffe e il suo aplomb anglosassone.

Mentana insiste sulle necessità per Renzi di correre veloce, e anche Feltri fa lo stesso. In un servizio registrato, Lerner – che assomiglia sempre di più fisicamente a una macchietta di Moni Ovadia -, dice che Renzi lo colpisce ma non lo convince, e lo vuole vedere alle prese con alcune opzioni tipiche della sinistra come il welfare e un concetto diverso dell’economia da quello liberale. Santoro, dopo essersi scatenato contro il concetto stesso di larghe intese, perché solo capaci di produrre mostri come l’attuale Imu, introduce con grande soddisfazione per la prima volta in studio Alessandro di Battista, parlamentare del Movimento 5 stelle, primo esponente del movimento di Grillo che accetta di intervenire in un talk-show. E che per questo motivo viene accolto quasi con una standing ovation. Va subito al sodo, sostenendo che con il letame ci vuole la pala e non il cucchiaino d’argento: metafora che sta a significare che per loro – ad esempio – il dialogo con Berlusconi è impossibile di per sé. Mentre, secondo lui, Renzi è uno che domani mattina voterà un provvedimento che regalerà 7,5 miliardi alle banche, e quindi anche lui fa parte di una politica inciucista che aiuta i soliti noti e non i cittadini.

Appare dall’alto la pizia Ferrara, con tanto di bassotto addormentato sulla pancia, che ci ammolla la sua sentenza: “Dopo che Renzi si è conquistato la scena con le sue accelerazioni, Letta è costretto a vivacchiare”. Anche lui quindi la butta sulla velocità. E sulla velocità si gioca tutta la trasmissione, sembra infatti di assistere a una partita di ping pong, grazie agli interventi brevi e concisi degli ospiti, che non si sovrappongono quasi mai, come spesso accade, e invece si sparano giudizi secchi e precisi come le staffilate dei campioni cinesi della racchetta.

Quando tocca a Dragoni, curiosamente apprendiamo che il patrimonio di Berlusconi è l’unico cresciuto in maniera esponenziale nell’ultimo anno, più di qualsiasi altro paperone italiano: segno che le larghe intese a Berlusconi fanno molto bene. Ri-interviene il grillino di Battista, che è in grado, con il suo eloquio lucido e pacato, di smentire l’immagine di parlamentare nullafacente, populista e acriticamente distruttivo. Esprime una genuina passione di partecipazione politica e strappa un altro robusto e liberatorio applauso quando afferma che la maggiore fatica per lui è andare tutti i giorni in parlamento dove è obbligato a incontrare Franceschini e la Santanchè!

Finalmente un talk-show teso e di stile anglosassone, che però in tre ore ci ha convinto di una sola cosa: Renzi, sulle cui capacità reali rimangono grossi punti di domanda, si sta giocando tutto nel cercare di modificare con una guerra lampo la legge elettorale, il che permetterebbe di sbloccare poi finalmente tante altre cose…ma il sentiero, corto e stretto, è pieno di trappole scivolose… 

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