SERVIZIO PUBBLICO/ L’Italia che affonda nell’”insalata russa” di Santoro

- Maestro Yoda

Ieri è andata in onda una nuova puntata di Servizio pubblico, in cui tra gli ospiti c’era anche Flavio Briatore. Il commento di YODA alla trasmissione di Michele Santoro

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Michele Santoro (Infophoto)

Bloccato nel traffico stellare, il vostro Yoda è arrivato tardi nella sua caverna, e quando si è sintonizzato con il suo ricevitore astrale su Servizio Pubblico ha temuto per un attimo di aver sbagliato giorno, in quanto sullo schermo c’era Crozza che imitava alla perfezione Briatore. Poi ha scoperto che era invece Briatore in persona che ci informava del fatto che lui, vivendo all’estero, ha capito – guardando l’Italia da lontano – che di Italie ce ne sono due: una fatta di politici che se ne fregano dei cittadini e una fatta di cittadini che in numero sempre maggiore non riesce ad arrivare alla fine del mese. Accidenti, Yoda è rimasto colpito soprattutto dalla originalità del giudizio. E infatti, con la solita modalità di contaminazione – potremmo dire più simile all’insalata russa – è stato subito mostrato il solito servizio dei poveri lavoratori dell’Electrolux giustamente disperati per il futuro delle loro famiglie.

Per la verità il drammatico servizio c’entrava con il condivisibile anche se non originale giudizio di Briatore, ma poco con il resto della trasmissione, nella quale la De Gregorio e la Tinagli sono state chiamate a discettare delle intemperanze grilline, degli insulti sessisti scambiati sulla rete e in diverse trasmissioni, e chi più ne ha più ne metta. In questa insalata russa, dalla maionese è spuntato Travaglio, oramai sempre più intenzionato ad accreditarsi come umorista, e assai più divertente di Vauro. Da par suo, facendo finta di leggere una mail di un ragazzo straniero alla sua fidanzata, ha raccontato tutti i paradossi degli ultimi giorni, concentrandosi in particolare sul maxi-regalo fatto alle banche con la ricapitalizzazione della Banca d’Italia, annegando il provvedimento dentro quello urgentissimo sull’Imu, sul quale la presidente della Camera ha applicato la famosa tagliola.

Poi la trasmissione è scivolata su binari più simili a quelli di una chiacchierata al bar Sport. Ecco infatti il brillante commento di Briatore: “Chi va a Roma prima o poi rincoglionisce”, prendendo spunto dalla Tinagli che stava spiegando la difficoltà della classe politica nel destreggiarsi tra i burocrati che in realtà scrivono le leggi. Facile assist per la De Gregorio che ha buon gioco nello spiegare come la burocrazia sia in realtà il terreno in cui si sviluppa la clientela, vero anello di congiunzione tra politici e cittadini. E così, con questa per nulla originale ma giusta osservazione, il cerchio è chiuso, e ci ritroviamo punto e a capo.

Dopo la pubblicità, tanto per cambiare, ecco un altro servizio, ancora più drammatico, in cui una madre sta spiegando di fronte alla figlia quindicenne i sacrifici che stanno affrontando e i drammi ancora più gravi che si dovranno affrontare se lei e il padre perderanno il lavoro. Piuttosto vergognosa, per la verità, l’insistenza della telecamera sul volto della ragazzina che piange e non riesce a profferir parola. Cosa non si fa per un po’ di audience. Subito dopo viene illustrato il dramma della Micron, azienda specializzata in microelettronica in cui lavorano ingegneri, fisici, matematici, informatici. Una brillante e giovane ingegnere spiega che improvvisamente 430 colleghi come lei vengono messi in mobilità perché l’azienda ha deciso di spostare queste funzioni all’est del mondo, dove paradossalmente gli ingegneri costano anche due volte e mezzo, ma il contesto complessivo è più favorevole. Emerge una volta di più il vero problema italiano, costituito da una appiccicosa vischiosità fatta di burocrazia, tasse elevate, corruzione, indecisione politica che allontana imprese e investitori.

Vauro interviene a sorpresa e attacca a testa bassa Briatore, prendendosela con i milionari che oggi vengono in tv a parlare delle famiglie che non arrivano alla fine del mese. Ovvii applausi. Briatore cerca di rispondere, e tutti avremmo voluto sentire la sua risposta. Ma Santoro ridà la parola alla Tinagli che ripete la filastrocca sulla viscosità del contesto italiano che soffoca le aziende. Briatore conferma: in Italia non si viene perché non solo le regole non sono chiare, ma perché a ogni governo cambiano sempre. E infatti, spiega, solo a Milano ci sono molti più avvocati che in tutta la Francia.

Sul finire della trasmissione, Giulia Innocenzi intervista Marine Le Pen, che stigmatizza la Lega per le sue intemperanze con Napolitano al Parlamento europeo, pur non condividendone il pensiero. Ritiene quello di Grillo un movimento di pura protesta con il quale non è possibile dialogare. Ma non esclude che in futuro potrebbero votare assieme su molto provvedimenti anti-austerità di interesse comune.

Puntata nel solco del solito format Santoriano dell’insalata russa di argomenti, dalla quale siamo stati ulteriormente convinti che senza una scossa violenta a tutti i livelli, l’Italia oramai sfiancata da corruzione e burocrazia non agguanterà mai nessuna ripresa.

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