SERVIZIO PUBBLICO/ Il “nuovo” Santoro tra Guzzanti e Gabanelli

- Maestro Yoda

Ieri sera su La 7 è andata in onda la prima puntata della nuova edizione di Servizio pubblico, che potrebbe essere anche l’ultima di Santoro. Il commento di YODA

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Michele Santoro (Infophoto)

Sta cambiando tutto, ma Santoro non cambia filosofia. Anzi si fa sempre più Santoro di prima. Inizia la prima puntata della nuova stagione sfottendo Renzi per la sua improbabile pronuncia inglese, e mentre lo prende in giro lo dipinge come un capitan Fracassa. Così capiamo subito quale sarà uno dei prossimi bersagli del conducator maximus. Abbiamo anche capito che la trasmissione continuerà intrecciando denunce di situazioni di degrado, senza il minimo timore di copiare Report, mandando in giro a cercare droga un cronista con la telecamera nascosta sotto la camicia. Poi intervista la moglie cui hanno ammazzato il marito per rubargli la macchina, con servizi di contorno a base di cittadini (tutti del nord) che lamentano la mancanza di sicurezza, furti nei negozi e nelle case, scarsa efficienza delle forze dell’ordine sottostaffate e con sempre meno risorse. Afferma che è vero che la crisi può far aumentare i furti, ma mentre in Francia sono aumentati del 14%, in Italia sono aumentati del 40%.

Santoro sollecita la povera vedova a rivolgere un appello al ministro della giustizia: perché il ladro che ha violato una casa, una volta preso viene rimesso in libertà senza una sanzione? Questa sembra una novità: Santoro che si mette dalla parte dei piccolo-borghesi che reclamano sicurezza invece che dalla parte dei diseredati. Sarà così? Mah…non si sa, perché viene annunciato un servizio in cui ci si chiederà di chi è figlio il degrado di Napoli. A sorpresa, c’è l’anticipazione di Vauro allo scoccare della prima ora: anche lui sfotte Renzi con tutte la sua solita cifra comica greve e volgare. Poi tocca al riccioluto Bertazzoni, che si stupisce perché a Napoli girano tutti in motorino senza casco né assicurazione e la polizia, che pure li vede, non li ferma. Dibattito: Viviana Beccalossi, di Fratelli d’Italia, di Brescia, si domanda perché, e afferma che in tutto il nord cose del genere non solo non sono ammesse, ma non sono nemmeno ipotizzabili. Lo scrittore Carofiglio, già magistrato, ricorda che a nemmeno a Bari succede quello che succede a Napoli, perché a Napoli è venuto meno il rispetto delle regole basilari di civiltà: e invoca la tolleranza zero che in molte occasioni, ad esempio in America, ha eliminato proprio situazioni come quelle di Napoli. Sandro Ruotolo intervista alcuni esponenti delle forze dell’ordine che con molta amarezza ammettono che la priorità non è fermare gente senza casco o assicurazione, ma semmai gente armata. Completa il quadro la drammatica fotografia di un territorio sempre più ampio privo di lavoro, dove fin da bambini si lavora per la malavita. Santoro finalmente arriva dove voleva arrivare: se mai si riuscisse a raddoppiare per miracolo le forze dell’ordine e si bloccasse tutto questo lavoro irregolare e malavitoso, cosa risponderebbe Renzi a quelli “rimasti senza questo tipo di lavoro” una volta che si presentassero sotto Palazzo Chigi?

Carofiglio ribadisce che l’unico modo per farla finita è replicare le azioni che hanno funzionato. E ricorda che applicando la tolleranza zero, a Bari, che era in testa alla classifica delle città con il maggior numero di scippi insieme a Napoli, con questo metodo gli scippi sono finiti del tutto.

Santoro espone finalmente la sua teoria: lo Stato in realtà non cerca soluzioni come quelle proposte da Carofiglio, perché altrimenti non saprebbe come gestire la conseguente crisi sociale derivante da grandi masse affamate perché privare del lavoro illegale.

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È il momento di Sabina Guzzanti, autrice del film La trattativa, che proprio su questo tema fa una appassionata orazione, affermando che la trattativa c’è stata eccome, e tutti quelli che l’hanno coperta e tollerata hanno fatto una carriera folgorante. Fa nomi e cognomi, un rosario di tutti quelli che hanno contato e che contano ancora oggi, e che secondo lei continuano in altro modo quella trattativa scellerata, motivo per il quale ci ha fatto un film di denuncia.

Applausi.

Ruotolo continua con storie di ordinario degrado. Intervista Bruno, un ex-carcerato, oggi volontario, che cerca di recuperare i drogati a una vita normale, e che racconta per esperienza come si forma la struttura della delinquenza organizzata e come i ragazzi vengono coinvolti fin da piccoli.

Bruno sostiene che un detenuto costa 125 euro al giorno: se questi soldi venissero investiti per creare lavoro, la moneta buona scaccerebbe la cattiva. Dimenticando che poco prima un ragazzo aveva ammesso che con la droga guadagnava 10.000 euro al mese, e che il confronto con uno stipendio di 1000 euro era per forza perdente.

Carofiglio propone soluzioni più praticabili: insiste sul fatto che non tutti i rioni sono come il rione Traiano, e allora occorre andare a vedere cosa si è fatto nei quartieri in cui la malavita non c’è, per cercare di replicare quella buona pratica. Soluzione assai meno ideologica e francamente più suscettibile di soluzioni positive.

Travaglio, proseguendo nel solco tracciato da Santoro, sbugiarda Renzi nel modo più plateale: manda in onda uno spezzone in cui – proprio da Santoro – affermava che dell’articolo 18 non gliene importava nulla, come non importava a nessun imprenditore. Adesso invece, visto che glielo impongono i potenti, improvvisamente lo ritiene un macigno da rimuovere. Inoltre racconta che il padre di Renzi, indagato per bancarotta fraudolenta, ha avuto molte aziende che avevano un solo dipendente: Matteo Renzi.

Per non apparire troppo a senso unico, Santoro decide di invitare un deciso sostenitore di Renzi, e introduce il direttore de Il Giornale Sallusti.

Il quale sostiene che ci sarà un motivo se in pochi giorni la magistratura ha attaccato i candidati di Renzi in Emilia, la famiglia di Renzi, e lo stesso Corriere della Sera lo ha improvvisamente criticato.

Travaglio controbatte che persino un autorevole editorialista filo-renziano del Financial Times ha cominciato a dire che Renzi sta sbagliando tutto.

E che i grandi giornali, per loro natura, dovrebbero criticare chi ha il potere, e non l’opposizione.

Intanto, secondo lui, il patto del Nazareno nasconde molti altri accordi che si scoprono via via ora qua ora là, incluso il fatto che l’AgCom ha ridotto i costi delle frequenze facendo risparmiare a Mediaset la piccolezza di venticinque milioni di euro.

Santoro finisce sul buonismo, sostenendo l’appello di Bruno per la sua associazione “Infanzia da vivere”.

Al di là di alcune sedie rovesciate per terra in studio, a simboleggiare il desiderio di continuare a creare un po’ di sconquassi, il solito Santoro si è manifestato con un nuovo format che ha abbandonato l’arena dei gladiatori, abbracciando una modalità di racconto più fluida, meno basata sul contradditorio e più sulla drammaticità reale e non creata ad arte. Rischiando spesso di imitare il format della Gabanelli, ma guadagnando in efficacia narrativa e riportando il circo mediatico a un livello di giornalismo televisivo decisamente più anglosassone.

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