SERVIZIO PUBBLICO/ Santoro, Ferrara e la “guerra” che nasconde il salva-Silvio

- Maestro Yoda

Ieri sera è andata in onda la prima puntata del 2015 di Servizio Pubblico. La trasmissione di Santoro, spiega YODA, è risultata migliore di altre volte

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Giuliano Ferrara, fondatore del Foglio

Non poteva esserci serata più adatta per il ritorno in tv di Santoro. La strage terroristica a Charlie Hebdo, e i più modesti pasticcetti renziani su quello che è diventato il famigerato articolo 19bis, che secondo tutti i retroscenisti del Paese è stato rinviato per essere usato come arma di ricatto per l’elezione del Capo dello Stato. Com’era prevedibile, con lo sfondo dell’inno nazionale francese, Santoro mostra come non mai il suo vero volto di predicatore televisivo, ma è talmente emozionato da essere costretto a leggere il suo pistolotto grondante di retorica. Più che altro sembra emozionarsi al suono delle sue stesse parole, troppo scontate e preconfezionate per far vibrare veramente gli animi. Pubblicità.

Ben più interessante il primo servizio, in cui una popolazione multietnica, intervistata per le strade di Parigi, arriva a dire delle verità scomodissime: si può farsi beffa di Maometto, ma appena prendi in giro gli ebrei non puoi farlo, al di là della gravità dell’attentato. Come il vostro Yoda temeva – ma era ampiamente prevedibile – si comincia subito con Vauro e Vincino. E per la prima volta Vauro piace a Yoda quando dice che non cadrà nel tranello di mostrare le palle facendo una vignetta su Maometto. Più discutibile Vincino, che afferma che per sua natura la satira è per forza contro la religione, perché contro ogni dogma. Dimenticando volutamente che certa satira è perennemente ostaggio di una cultura dogmaticamente negazionista e spesso diffamatoria. Così, in un momento così terribile, in cui dei giornalisti e dei vignettisti vengono barbaramente e freddamente uccisi, si smette di ragionare e si fa di ogni erba un fascio, sotto l’emozione del “siamo tutti Charlie Hebdo”.

Con molta pacatezza e lucidità, il neo-ministro degli Esteri Gentiloni spiega che la grande novità di oggi e data dal fatto che non siamo più di fronte a dei movimenti terroristici, ma a un vero e proprio Stato organizzato, il “califfato” dell’Isis, che governa un vasto territorio, sopprime ogni voce contraria, prospera sul contrabbando di petrolio, addestra scapestrati in arrivo da tutto il mondo per poi rispedirli a fare attentati nei loro paesi. Coglie un punto importante quando avverte di non confondere i musulmani con i terroristi: e lo fa indicando la foto in cui il terrorista musulmano ammazza il poliziotto altrettanto musulmano. E così riporta la discussione nei binari più correttamente razionali, dribblando pure i facili populismi di Vauro. E dato che l’atmosfera sta diventando troppo pacata, Santoro annuncia, dopo la pubblicità, l’arrivo di Giuliano Ferrara, il guastatore per eccellenza.

Anche Ferrara è un santone come Santoro, ed esordisce subito attaccando con le sue tesi: quando ti dichiarano guerra devi rispondere, altrimenti hai già perso. Secondo lui, la Siria di Assad andrebbe rasa al suolo senza mezzi termini. Molto interessante la replica del giornalista Ricucci: non abbiamo visto un attacco militare, ma due cretini esaltati che hanno pure sbagliato indirizzo, ma hanno avuto disgraziatamente fortuna, potendo ammazzare tutti quelli che stavano nella stanza e riuscendo pure a scappare davanti a novantamila uomini incapaci di catturare due ragazzi in fuga in una zona molto limitata.

Con molta lucidità, il rappresentante delle associazioni islamiche di Milano ricorda a Ferrara che se si parla di guerra bisogna indicare i confini della guerra. Non si capisce perché se vengono uccisi dei bambini a Peshawar non è guerra all’Occidente, mentre se vengono uccisi dei vignettisti a Parigi è guerra all’Occidente… Raccomanda quindi di non confondere l’Islam con il terrorismo.

Ricompare Rula Jebreal dagli Stati Uniti, che invita gli islamici moderati a ribellarsi. E ricorda le responsabilità dell’Occidente nel non attaccare Siria ed Egitto perché non conviene. Come a dire: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Ferrara se ne sta acquattato per molta parte della sera, finché non decide di mettersi a urlare “siete tutti coglioni se non capite che siamo di fronte a una guerra santa che vuole annientare l’Occidente”. Rula Jebreal ricorda a Ferrara che con il suo modo di vedere le cose in realtà rischia di fomentare proprio il fondamentalismo e il radicalismo. Se invece si instaurasse un’alleanza tra i moderati di tutto il mondo, forse ci sarebbe una speranza di isolare i terroristi.

Travaglio, per stare in tema, racconta tutti i casi di censura alla satira da quando esiste la tv, da quelli storici contro Walter Chiari, Fo, Grillo, Biagi, Santoro e Luttazzi (che per la verità non ha mai fatto ridere granché) fino a sbertucciare i senatori del Pd perché si sono lamentati del fatto che Crozza aveva preso in giro la ministra Boschi. Un po’ in tono minore (tutte cose già dette molte volte), mentre è ampiamente condivisibile quando confrontando Francia e Italia afferma che mentre lì oggi c’è una tragedia, da noi siamo continuamente alla farsa.

Si finisce con un tandem Vincino-Vauro a colpi di vignette a difesa della satira, e con una sintesi recitata, una sorta di intervista impossibile, del romanzo di Houellebeck, che sta facendo molto discutere per l’immaginazione fantapolitica di una Francia governata da un presidente di fede islamica.

A parte l’inizio, trasmissione piuttosto riuscita, che ha smentito Yoda che si aspettava almeno un siparietto sull’articolo 19 bis. Non tutto il male vien per nuocere, avranno forse pensato un po’ cinicamente Renzi e la segreta manina che aveva inserito di soppiatto il codicillo che ha fatto tanto discutere.

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