LEA GAROFALO, STORIA VERA/ Uccisa per essersi ribellata alla ‘ndrangheta

- Dario D'Angelo

Lea Garofalo, la storia della donna uccisa dalla ‘ndrangheta da cui aveva deciso di fuggire. La trappola dell’ex compagno Carlo Cosco, la morte nel 2009.

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Lea Garofalo, foto da Twitter

Il film “Lea” in onda oggi su Rai Uno fornisce l’occasione per raccontare la vera storia di Lea Garofalo, che decise di sottrarsi al destino di donna di ‘ndrangheta che la sua appartenenza ad una famiglia nell’orbita della criminalità organizzata sembrava imporle. Per dimostrare che questo destino non era ineluttabile, per offrire alla figlia Denise un futuro diverso, migliore, Lea Garofalo scappa giovanissima a Milano con l’allora compagno Carlo Cosco, l’uomo con cui aveva messo al mondo la sua bambina. Non tollera più di vivere in una realtà in cui gli illeciti sono all’ordine del giorno. Lei che ha perso il padre, ucciso in una faida di ‘ndrangheta, e adesso vede il fratello ricalcare la stessa parabola del genitore, decide di scappare al Nord Italia e diventa collaboratrice di giustizia.

Nel 1996, dopo il suo arresto, recide i legami anche con Cosco. Nel 2002 denuncia lui e la sua famiglia d’origine, venendo inserita all’interno di un programma di protezione e trasferita a Campobasso. La sua vita, com’è inevitabile, risulta stravolta: è da sola con la sua bambina in una città in cui non conosce nessuno. Eppure Lea Garofalo è convinta della sua scelta…

LEA GAROFALO, LA STORIA VERA DELLA DONNA UCCISA PER ESSERSI RIBELLATA ALLA ‘NDRANGHETA

Nel 2006, però, la situazione cambia: Lea Garofalo non viene considerata una collaboratrice, per questo viene estromessa dal programma di protezione. Inizia così una giostra di ricorsi in tribunale, che nel 2007 la vedono vittoriosa e riammessa nel programma. Nell’aprile del 2009, però, a pochi mesi dalla sua uccisione, la donna decide improvvisamente di rinunciare ad ogni tutela da parte dello Stato e riallaccia i rapporti con il suo paese d’origine, Petilia Policastro, in provincia di Crotone, pur restando a Campobasso per consentire alla piccola Denise di terminare l’anno scolastico. Lea scampa ad un primo tentativo di rapimento il 5 maggio 2009. La lavatrice della sua abitazione è rotta, come sa bene anche Carlo Cosco, che ha aiutato l’ex compagna a trovare questa sistemazione a Campobasso. Così a casa di Lea, fingendosi un tecnico, si presenta Massimo Sabatino, recatosi sul posto per rapire uccidere la donna.

Proprio il tempestivo intervento della figlia di Denise, che sarebbe dovuta essere a scuola quella mattina, permette a Lea di mettersi in salvo. La donna informa i carabinieri di quanto accaduto, ipotizzando un coinvolgimento di Carlo Cosco, ma le indagini subiranno un’accelerazione soltanto dopo la sparizione della Garofalo, avvenuta il 24 novembre del 2009. Non basterà il trasferimento a Milano a salvare Lea: la donna, attirata in una trappola da Cosco, verrà uccisa e sciolta nell’acido. Per la sua morte sono state emesse 4 condanne all’ergastolo per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, e una a25 anni di reclusione per Carmine Venturino.

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