Lele Spedicato “Ho visto l’aldilà”/ “Mi sono ritrovato in un giardino e ho visto…”

- Silvana Palazzo

Lele Spedicato dopo l’ictus e il coma: “Ho visto l’aldilà. Mi sono ritrovato in un giardino, c’era un cancello e un ulivo”. Il chitarrista dei Negramaro racconta cosa ha visto…

lele spedicato
Lele Spedicato, Negramaro

Lele Spedicato si sente un miracolato. Finito in coma per un ictus il 17 settembre dello scorso anno, ha sfiorato il peggio. Ci è voluto un anno prima che Giuseppe Pulito, primario del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, glielo raccontasse. «Un colpo emotivo. C’è stato un momento in cui in prospettiva, se le cose fossero andate per il peggio, si parlava di espianto degli organi. Contemporaneamente io stavo in un’altra dimensione, quella che auguro a tutti di vivere, magari fra 100 anni». Come riportato dal Corriere della Sera, il chitarrista dei Negramaro ha parlato di un piccolo giardino, con un cancello e un ulivo, dove ha incontrato sua nonna Nella e il papà di Giuliano Sangiorgi, frontman della band. «Mi sembrava incavolato. “Vattene via, qui non c’è posto per te” mi diceva». Lele Spedicato ricorda di aver visto sua nonna prenderlo per un braccio per accompagnarlo fuori. «Appena uscito dal cancello, ho aperto gli occhi ed ero nella rianimazione dell’ospedale».

LELE SPEDICATO “HO VISTO L’ALDILÀ”: L’ICTUS E IL RISVEGLIO DAL COMA

«È stato un miracolo». Lele Spedicato è sicuro di quello che ha visto mentre era in coma. Per lui non è un sogno, era tutto reale. E non ne ha avuto paura, quella l’ha provata dopo. «Sentivo qualcosa dentro che non riuscivo a riconoscere: era la paura di non sapere perché fosse successo, del fatto che potesse ricapitare». La sua vita spirituale è cambiata. Aveva sempre pregato, ma dopo il risveglio dal coma lo fa due volte al giorno. L’ictus comunque non ha lasciato tracce permanenti, né a livello fisico né cerebrale. Come riportato dal Corriere della Sera, Lele Spedicato ha ricordato anche i momenti prima dell’ictus. Il mal di testa, gli spasmi e la perdita di conoscenza. Dopo il risveglio è cominciata la riabilitazione. «Non potevo più camminare. Non riuscivo a stare seduto: mi dovevano legare, altrimenti mi chiudevo a libro». In 10 mesi si è rimesso in piedi e ha corso per 10 chilometri alla maratona di Galatina. La sua preoccupazione erano le mani, visto che suona la chitarra. «Erano fuori uso. Una delle conseguenze era l’ipertono, la sinistra restava serrata e il braccio attaccato al corpo. Quando mi hanno detto che sarebbero stata l’ultima cosa a riprendere una funzionalità regolare è stato un secondo choc».

LELE SPEDICATO, LA RIABILITAZIONE E LA NASCITA DEL FIGLIO

Lo ha aiutato Giorgio Pivato, luminare della chirurgia della mano. Si sono visti due volte alla settimana via Skype: gli dava esercizi e lo metteva alla prova. «Nella mia testa c’era tutto, ma era come se ci fosse un muro prima delle mani. Sono tornato indietro di 25 anni. Sono ripartito da zero». Ora Lele Spedicato vuole tornare sul palco con i Negramaro, non ce la fa a seguire i concerti da fuori. Un altro miracolo per lui è la nascita di Ianko. «Avrei voluto assistere al parto, ma i medici mi hanno consigliato di evitare le emozioni forti». Ma dopo il parto si è presentato, sulla sedia a rotelle, al Gemelli e gli hanno messo il figlio in braccio. «Indescrivibile. La sua energia mi aiuta, mi regala momenti di gioia e felicità», riporta il Corriere della Sera. Questo miracolo gli ha cambiato la prospettiva: «Non vale la pena arrabbiarsi per le piccole cose. Se perdi tempo per quello ti fai del male. Non è scontato dire quello che pensi ai tuoi cari, ma devi sapere che potresti non avere il tempo di farlo».



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