Leonardo Caffo, filosofo accusato di maltrattamenti dalla ex si difende/ “Ho perso quasi tutti i miei lavori”

- Giovanna Tedde

Leonardo Caffo, filosofo 35enne a processo a Milano per presunti maltrattamenti ai danni della ex, si difende e respinge ogni accusa: "Ho perso quasi tutti i miei lavori". Il caso a Le Iene

Leonardo Caffo, filosofo 35enne a processo a Milano per presunti maltrattamenti ai danni della ex, si difende e respinge ogni accusa: "Ho perso quasi tutti i miei lavori". Il caso a Le Iene

Il caso di Leonardo Caffo, noto filosofo 35enne a processo a Milano per i presunti maltrattamenti alla ex compagna, è al centro di un servizio di Antonino Monteleone per Le Iene in onda questa sera su Italia 1. Ai microfoni dell’inviato, secondo quanto emerso dalle anticipazioni della trasmissione, Leonardo Caffo ha parlato della vicenda che lo vede imputato e che risalirebbe allo scorso anno, spiegando che le accuse sarebbero ancora da provare e che, nel frattempo, avrebbe vissuto una notevole contrazione dei suoi impegni professionali con la perdita di numerosi incarichi.

Secondo l’accusa, riporta Milano Today, Leonardo Caffo avrebbe picchiato e insultato la ex compagna anche quando era in gravidanza. Gli episodi si sarebbero consumati nel 2022, ma sarebbero emersi soltanto di recente sulle cronache proprio con l’avvio del processo. Pochi giorni fa, il filosofo ha affidato alle colonne della stessa testata una lunga lettera nella quale ha affrontato anche la questione della presunta gogna mediatica in cui si sarebbe trovato ancor prima di poter dimostrare la sua posizione in tribunale.

Il caso di Leonardo Caffo a Le Iene

Questa sera, nella puntata in prima serata del 5 dicembre, Le Iene affrontano il caso di Leonardo Caffo con un servizio di Antonino Monteleone dopo l’inizio del processo che vede il filosofo 35enne imputato di maltrattamenti e lesioni ai danni della ex compagna. Scrittore e docente universitario, dopo la denuncia della donna depositata nel luglio 2022 sarebbe stato destinatario della misura cautelare dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento ai luoghi della persona offesa.

Secondo la denuncia, riporta RaiNews, il 35enne avrebbe quotidianamente insultato la donna che, a suo dire, sarebbe stata vittima di violenze fisiche oltre che verbali. In particolare un episodio, riferisce la stessa testata, in cui la ex compagna avrebbe riportato una lesione a un dito. La vicenda è al vaglio in tribunale e non era emersa fino all’apertura del processo, nel novembre scorso. Leonardo Caffo ha sempre respinto le accuse e ha dichiarato di aver subito una “tempesta mediatica” che lo avrebbe distrutto professionalmente.

La lettera di Leonardo Caffo sul processo che lo vede imputato per maltrattamenti alla ex compagna

In una lettera pubblicata da Milano Today pochi giorni fa, Leonardo Caffo ha voluto dire la sua sulla vicenda giudiziaria che lo vede imputato di maltrattamenti ai danni della ex compagna a Milano. Il filosofo 35enne ha sottolineato che l’iter processuale è soltanto all’inizio e che le accuse sono tutte da provare, ma nonostante la presunzione di innocenza si sarebbe trovato a fare i conti con una gogna mediatica che lo avrebbe visto perdere molti incarici lavorativi e la stessa credibilità professionale.

Un anno e mezzo fa – ha scritto il fisolosofo in merito al caso per cui è a processosono stato accusato del reato per cui si procede: da allora molte cose sono cambiate ed è decaduto il provvedimento di allontanamento in sede civile. In sede penale ho scelto il vaglio dibattimentale per sentirmi dichiarare innocente: sono stato sempre presente in aula e, tramite i miei legali, sto contestando tutte le accuse. Il procedimento è stato rinviato e non sono ancora state sentite tutte le persone coinvolte. Quindi le accuse sono ancora tutte da provare. La strada è ancora lunga e il processo è appena all’inizio. Far emergere la sola tesi accusatoria (spesso percepita dall’opinione pubblica come una verità accertata) ha creato un clima di gogna mediatica che lede i miei diritti e quelli di mia figlia, protetti dalla Carta di Treviso (…). Questa vicenda mi ha devastato come uomo, questa tempesta mediatica mi sta uccidendo come professionista. In due giorni ho perso quasi tutti i miei lavori. Mi resta la dignità, che mi porta a scrivere questa lettera che vorrei veder pubblicata. Perdere il lavoro, la credibilità umana e professionale davanti a molti, veder bruciato in un attimo il lungo percorso di ricerca di questi anni mi fa pensare che non abbia senso andare avanti. Mi conforta solo questo pensiero: la verità si nasconde benissimo, il rumore tende a coprirne e deturparne le forme, ma il tempo le sa dare il suo spazio“.







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