LETTERA/ Quei cattolici che per “abbattere i bastioni” rinunciano a se stessi

- Dario Chiesa

Non è tanto la Chiesa a erigere bastioni, semmai è il mondo che erige bastioni contro la Chiesa, confinandola in posizione sempre più marginale. Alcuni cattolici ne sono felici

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Josef Zverina (1913-1990) (Foto dal web)

Caro direttore,
nel suo ultimo editoriale, Fernando De Haro invita i cattolici ad abbattere i bastioni per andare incontro all’uomo del XXI secolo. Francamente, non mi sembra che sia la Chiesa a erigere bastioni, semmai è il mondo che erige bastioni contro la Chiesa, cercando di confinarla in uno spazio esclusivamente privato e limitando i suoi interventi pubblici a ciò che è utile o indifferente per il mondo.

In questo senso si può richiamare il sistema sovietico, dove vi era ufficialmente libertà di religione, purché questa rimanesse rinchiusa e silente nel privato. Certamente, i cristiani in Occidente non sono perseguitati come nei Paesi citati nell’editoriale, ma proprio perché rischiano meno hanno ancor più il dovere di proclamare chiaramente la propria fede e il sistema di valori e modi di vivere che ne conseguono.

Giustamente De Haro invita a imparare da quei cristiani che sono realmente perseguitati e a me viene in mente la Lettera ai cristiani d’Occidente che, nel 1970, scrisse padre Jozef Zvěřina, sacerdote ceco che fu prima incarcerato dai nazisti durante la guerra e poi passò 15 anni in un campo d’internamento comunista.

In questa lettera, portata clandestinamente oltre la Cortina di ferro, padre Zvěřina richiama i cristiani dell’Occidente: “Fratelli, voi avete la presunzione di portare utilità al Regno di Dio assumendo quanto più possibile il saeculum, la sua vita, le sue parole, i suoi slogan, il suo modo di pensare. Ma riflettete, vi prego, cosa significa accettare questa parola. Forse significa che vi siete lentamente perduti in essa? Purtroppo sembra che facciate proprio così”. E cita San Paolo nella Lettera ai Romani: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente”.

Anche don Luigi Giussani citava spesso la frase “Pour se poser, il s’oppose” per sottolineare che bisogna avere coscienza di sé ed essere se stessi per diventare attori, fattori incidenti sul mondo. Il che non vuol dire costruire bastioni, ma porsi per quello che si è e avere la libertà di farlo. Proprio per essere aperti al mondo, per non costruire bastioni, occorre avere una chiara immagine di sé e di cosa la costituisce.

De Haro cita l’evangelico “dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare” per uscire dalle “viscosità della teologia politica”. Bene, ma cosa vuol dire, che il cristiano deve separare ciò in cui crede dalla sua azione pubblica, anche politica? Non credo che De Haro volesse dire questo, perché le due dimensioni dell’essere umano sono distinte ma non separate, come vorrebbe gran parte della cultura dominante. In questo senso, non è senza significato che la Santa Sede sia dovuta ricorrere a un trattato internazionale, il Concordato, perché potesse venire ascoltato il suo parere sul disegno di legge Zan.

A questo proposito, l’amico Fernando dice che “la fede è capace di accogliere tutto il desiderio positivo, tutta la ferita che c’è nelle questioni di genere e di identità che segnano il nostro tempo”. Non vi sono dubbi su questo, ma il punto è che le posizioni che stanno sempre più imponendosi in questo campo, come sull’aborto, sono del tutto contrarie alla visione che dalla fede deriva, e che deriva anche da una corretta e sana concezione dell’umano. La Chiesa è pronta, e ha dimostrato di esserlo, ad accogliere il positivo e le ferite, ma non può accettare medicamenti che rendono le ferite non più guaribili.

In una conferenza del 2005, pochi giorni prima di diventare Papa, il cardinale Ratzinger diceva: “Il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. Ed il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne viene considerato, da alcuni, fin d’ora inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea”.

Dopo sedici anni, queste parole sono diventate ancor più attuali e indicano chi realmente eleva baluardi. Basti pensare alla recente delibera del Parlamento europeo in cui si definisce l’aborto un “diritto umano”.

De Haro mette anche in risalto il rapporto tra verità e libertà, un rapporto che il cristiano non può che vedere alla luce di quanto Gesù Cristo ha detto: “La verità vi farà liberi”. Ma non è facile evitare la domanda scettica di Pilato: “Cos’è la verità?”. La risposta di Gesù, “Io sono la verità, la via e la vita”, rimane ancor oggi, e forse più che mai, difficile da capire e da accettare per il mondo. E, nonostante tutto, questo può capitare ancora purtroppo a ciascuno di noi.

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