LETTERA/ “Rinvio pagamento contributi Inps? A me sono costati multa e Durc”

- Fabio Ghinelli

Come noto, il pagamento dei contributi Inps di marzo è stato rinviato a settembre. Ma la burocrazia porta lo stesso a sanzioni pesanti per gli imprenditori

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La sede dell'Inps (LaPresse)

Caro direttore,

francamente pensavo proprio che la scommessa di tre mesi addietro con un mio amico circa il ritardo nell’erogazione della liquidità promessa dal Governo avesse esaurito il suo senso, ormai rassegnato ad attendere un evento che sembra più simile alla ricerca del Sacro Graal che a una normale operazione di finanziamento; e infatti ad oggi nulla ancora si è visto (siamo nel mese di luglio e l’iniziativa governativa è di marzo!).

Già mi immagino dunque che a leggere queste prime righe penserà che nulla di nuovo si possa scrivere sul tema, la vicenda è nota non possiamo continuare ad ancora argomentare su questo. E invece alla follia non c’è limite.

Ieri Inps mi ha notificato un’ingiunzione al pagamento per omesso versamento dei contributi del mese di marzo, ovviamente con annessa sanzione amministrativa; peccato che il pagamento di questi contributi sia stato rinviato per legge a settembre (cosa nota a tutti), ma Inps questo sembra ignorarlo. O meglio il tutto potrebbe essere anche causato, dice a sua difesa un mio conoscente che lavora in Inps, dal “mancato inserimento di un certo codice (mi sono rifiutato di ricordare l’astruso geroglifico corrispondente) nel cosiddetto modello UNIMENS  trasmesso con il flusso del mese di marzo; eh sì, perché il rinvio del pagamento era volontario, caro Fabio, e quindi non vedendo il codice nel posto giusto scatta immediatamente la sanzione“. Ammesso che questa tesi sia anche vera, chi si ricorda il periodo di marzo-aprile come eravamo alle prese con la marea di provvedimenti e la caotica situazione generale!

E grazie alla perfetta coerenza del burocrate comunque ben protetto nel suo posto di lavoro (inviare richieste di chiarimenti, verificare i dati… no questo non è previsto!) nelle more dell’inevitabile ricorso, Inps nel dubbio blocca il cosiddetto Durc (documento unico di regolarità contributiva) e questo vuole dire che l’impresa non può più accedere a qualsivoglia cantiere e soprattutto non deve essere pagata da nessun committente fino alla regolarizzazione del tutto. Lascio al lettore immaginare cosa possa volere dire una tale situazione, che in termini popolari si può sintetizzare con “cornuto e mazziato“, ovvero non solo non ti finanzio, ma nemmeno ti faccio avere i soldi che ti spettano per il lavoro fatto!

Per rinfrancarmi mi viene sempre in soccorso il professionista che mi segue in questo labirinto, rammentandomi che non sono certo l’unico ad avere questo problema tra i suoi clienti e che comunque in qualche giorno (spera) si possa risolvere; nel frattempo resta solo da sperare che non duri troppo questa fase e che si possa continuare con i soldi disponibili in cassa.

Difficile dunque potersi aspettare ancora qualcosa di buono dalle cosiddette semplificazioni promesse, di cui alcune sembrano “lunari” tanto disconnesse alla realtà dei fatti (una per tutte le proposte per accelerare gli appalti), quando poi nella quotidianità si vivono queste situazioni, che non sono certo purtroppo occasionali.



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