LETTERA/ Sea Watch, la capitana Carola contro la miseria umana di Salvini

- Roberto Pellegatta

“Avrei ammirato IlSussidiario ad essere protagonista nell’elogio di Carola Rakete. Salvini incarna la degenerazione italiana”

Nave Sea Watch 3
La nave Ong Sea Watch 3 (LaPresse)

Gentile direttore,
è assurdo seguire Stefano Bressani nella sua difesa di Salvini: avrei ammirato IlSussidiario ad essere protagonista nell’elogio di Carola Rakete, nel rendere omaggio a lei. Non ho la più pallida idea di chi sia e dei suoi trascorsi ma ha un coraggio da ammirare, motivato dalla necessità di dare un destino ai migranti della sua nave, sapendo bene di pagare di persona. Fa schifo a Bressani che ad elogiare Carola sia Repubblica? Perché il valore di qualcuno dipende da chi lo difende? San Tommaso insegna: “Guarda a quel che di dice e non chi lo dice!”. Sia IlSussidiario a difendere Carola mostrando il coraggio di andare contro la miseria umana e culturale Salvini, che ben incarna la degenerazione di buona parte della nostra nazione!

Da ammirare Carola perché alza la testa davanti a quel povero Salvini che è la rappresentazione italica dell’uomo da bar che deve avere ragione senza avere ragioni. Da ammirare perché dà una lezione a tutti quegli italiani che si sono dimenticati di essere figli e nipoti di migranti che hanno sofferto alla ricerca di migliori condizioni di vita e che si curvano al denaro e al benessere come unico orizzonte di vita, che hanno ceduto alla misera visione salviniana del “questa è casa nostra e guai a chi entra”.

Nulla a che fare con la vera tradizione contadina, artigiana, imprenditoriale, comunitaria della nostra patria, cioè dei nostri padri, non la salviniana terricciola dove sparare con licenza se si accostano stranieri.

Un saluto

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