LETTURE/ Così l’impegno personale può “innovare” le politiche sociali

- Gianfranco Fabi

L'attività di Alessandra Servidori si è sviluppata negli ultimi decenni nei luoghi, ufficiali e non, in cui l'impegno sociale diventa pratica quotidiana

servidori alessandra Ansa1280 640x300 Alessandra Servidori (Ansa)

Il titolo è già un programma “Alè, il racconto di una vita attraverso l’esperienza civile, sociale, economica e politica” (Ed. Pendragon, pagg. 127, € 15). Alè non è solo l’abbreviazione del nome dell’autrice, ma è, ancora di più in questo caso, un programma di vita e di impegno quotidiano. Come dire: diamoci da fare. È vero che i problemi italiani sono tanti e difficili, ma è anche vero che con l’impegno di tutti e di ciascuno è possibile da una parte mettere a fuoco le diverse realtà e dall’altra cercare di avviare possibili e praticabili soluzioni.

L’impegno di Alessandra Servidori, compagna e moglie di Giuliano Cazzola, si è sviluppato negli ultimi decenni nei luoghi, ufficiali e non, in cui l’impegno sociale diventa pratica quotidiana così come scoprendo la necessità di muoversi nella concretezza delle sempre troppo poche possibilità operative.

Basta scorrere l’indice del libro per avere l’immagine delle tante dimensioni di questo impegno. Dai diritti della maternità, alla tutela della disabilità, dal tema dell’occupazione all’esempio di Marco Biagi, dalla sanità al sindacato, dal tema dell’immigrazione al carovita, dalla violenza contro le donne ai rigurgiti di antisemitismo.

Con posizioni decise e spesso controcorrente. Per esempio, quando afferma: “L’inclusione delle donne diventa il parametro della efficienza di un mercato del lavoro nel quale sono insufficienti gli intermediari capaci di accompagnare chi vuole lavorare a una occupazione, mentre molte imprese sono rattrappite dalla difficoltà di reclutamento”. È quindi necessario “dare una spallata alle tradizionali politiche attive che si sono rivelate autoreferenziali. Le stesse organizzazioni di rappresentanza possono fare molto se, superando vecchi pregiudizi, decidono di dedicarsi al collocamento attraverso i patronati o gli enti bilaterali”.

È proprio la compartecipazione, o per dirla in sindacalese, la bilateralità, uno strumento di azione continuamente richiamato perché poco possono fare le regole, anche le più stringenti, se non vi è la convinzione che la responsabilità e i comportamenti possono fare la differenza a vantaggio di tutti.

In questa prospettiva è anche il richiamo all’inclusione nelle scuole, un tema di estrema attualità non solo per i disabili, ma anche per emarginati e immigrati. “L’inclusione – afferma Servidori – non è solo una questione di accessibilità fisica. L’inclusione è anche un processo dinamico che richiede un continuo lavoro di innovazione. Non si tratta solamente di mettere i bambini con bisogni speciali nella stessa classe con i bambini normodotati, ma si tratta di lavorare per garantire che tutti abbiano le stesse opportunità di apprendimento e di crescita”.

In tutto il libro emerge una grande volontà costruttiva. Per sollecitare non solo più coraggiose politiche pubbliche, ma anche un impegno lungo la direttrice del rispetto e della valorizzazione di ogni persona. E per rimuovere gli ancora troppi ostacoli che limitano la dignità delle persone.

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