LIDIA MAKSYMOWICZ “SE AVESSI ODIATO AVREI SOFFERTO DI PIÙ”/ “Ai giovani dico…”

- Adriana Lavecchia

L’attivista e scrittrice polacca Lidia Maksymowicz, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha parlato ieri con Fabio Fazio durante Che Tempo Che Fa

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Lidia Maksymowicz a Che Tempo Che Fa

Fra gli ospiti di ieri del programma di ieri, Che Tempo Che Fa di Rai Tre, anche Lidia Maksymowicz, sopravvissuta al terribile campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, La donna ha presentato il suo libro ‘La bambina che non sapeva odiare’ per raccontare appunto la tragedia dell’Olocausto, a pochi giorni dalla Giornata della Memoria (il prossimo 27 gennaio). L’attivista e scrittrice polacca ha parlato così con Fabio Fazio, esternando la sua preoccupazione per i numerosi casi di antisemitismo degli ultimi anni: “Purtroppo siamo testimoni della rinascita dei nazionalismi, dell’antisemitismo. Di questo disprezzo di un uomo verso gli altri. Ciò non dovrebbe più accadere. Durante tutti i miei incontri a Cracovia, presso il museo Galizia, io rivolgendomi ai giovani dico: guardate, è proprio nelle vostre mani il futuro di questo mondo e dipende da voi come il futuro di questo mondo sarà. Quindi non potete permettere che tutto quel che è successo in questo mondo possa ripetersi”.

Quindi si è rivolta ai giovani dicendo: “E’ proprio nelle vostre mani il futuro di questo mondo. Dipende da voi. Non potete permettere affinché tutto ciò che è successo in questo posto possa ripetersi”. E ancora: “Io se avessi odiato, avessi aspettato una vendetta… avrei sofferto molto di più di quelli che mi hanno arrecato danno”. Un aneddoto infine riguardante il suo incontro con il Papa: “Il Papa ha baciato questo mio numero tatuato nel campo. Penso che questo fosse un omaggio offerto da questa meravigliosa persona ai bambini che nella seconda guerra mondiale persero la vita”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIDIA MAKSYMOWICZ I RICORDI DELL’OLOCAUSTO, L’ESPERIENZA COME CAVIA DI MENGELE

Lidia Maksymowicz è una cittadina polacca di origini bielorusse superstite dell’Olocausto sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e testimone della Shoah. La sua storia è stata raccontata all’interno del libro autobiografia scritta con Paolo Rodari dal titolo: “La bambina che non sapeva odiare. La mia testimonianza”.

Lidia Maksymowicz dopo essere stata portata assieme a sua madre e ai suoi nonni ad Auschwitz-Birkenau quando era solo una bambina è riuscita a salvarsi perché diventa una delle cavie degli esperimenti del medico Josef Mengele di cui la dona non ricorda il volto, ma solo “Lo sguardo di gelo” che l’ha sottoposta a trasfusioni di sangue e altri esperimenti che la donna non riesce a ricordare.

Lidia Maksymowicz, l’atroce testimonianza dell’olocausto

Il libro di Lidia Maksymowicz è strutturato come un racconto interiore in cui la memoria della donna emerge tra mille difficoltà, soprattutto legate alle giovane età in cui la donna ha vissuto queste atroci esperienze. La donna ha scritto all’interno del suo lavoro: “Ero troppo piccola perché oggi possa raccontare? Difficile rispondere. Di certo c’è che circa tredici mesi a Birkenau segnano nel profondo a qualsiasi età”.

Con la liberazione del campo di Birkenau Lidia Maksymowicz è stata adottata da una donna del posto assieme ad altre bambine e dopo diciassette anni di ricerche riuscirà a ricongiungersi con la sua madre naturale. Oggi Lidia ha un figlio “Cresciuto con due nonne” ed è nonna a sua volta. Nonostante la sua età continua a combattere contro tutto l’odio perché, come scrive all’interno del suo libro: “Chi odia soffre molto più di chi è odiato. Perché spesso chi è odiato non sa di esserlo”.







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