Liliana Resinovich aggredita e uccisa prima di essere abbandonata nel parco dell’ex ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste, chiusa in sacchi della spazzatura e con la testa avvolta da due buste di nylon chiuse con un cordino “lasco” intorno al collo. È la fotografia di un suicidio simulato a cui la famiglia crede fermamente, convinta che la 63enne sia vittima di omicidio e non si sia tolta la vita come invece sostenuto dai pm nella prima indagine sfociata in una richiesta di archiviazione poi rigettata dal gip.
Ora che la nuova inchiesta procede verso l’atteso deposito della consulenza medico legale dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, previsto per il 15 febbraio prossimo dopo due proroghe che hanno prodotto un duplice slittamento, si guarda agli imminenti risultati della seconda autopsia come ad un potenziale punto di svolta per risolvere un giallo lungo ormai oltre tre anni. Indiscrezioni delle scorse settimane parlano di lesioni sul corpo di Liliana Resinovich riconducibili all’azione di terzi (in parte non evidenziate in sede di primo esame autoptico), ma occorrerà aspettare la relazione conclusiva degli esperti incaricati dalla Procura (oltre alla Cattaneo, i medici legali Stefano Tambuzzi e Biagio Eugenio Leone, e l’entomologo Stefano Vanin).
Liliana Resinovich, avvocato Nicodemo Gentile: “Suicidata frettolosamente, manca poco alla verità”
Dal 14 dicembre 2021, giorno della misteriosa scomparsa di Liliana Resinovich, in prima linea per la ricerca della verità c’è suo fratello Sergio, che mai si è arreso alle conclusioni della prima inchiesta che puntavano allo scenario del suicidio. Secondo i parenti della 63enne, la morte non fu dovuta a un gesto volontario ma all’azione violenta di qualcuno finora mai individuato. Forse una persona nota alla vittima, addirittura da cercare entro la sua cerchia di contatti e relazioni.
L’avvocato che assiste Sergio Resinovich, Nicodemo Gentile, è certo che manchi poco all’accertamento di ciò che è successo davvero alla donna il cui corpo, in condizioni assolutamente singolari per liquidare la morte di Liliana Resinovich come suicidio, è stato ritrovato il 5 gennaio 2022 tra la vegetazione del parco dell’ex opp di Trieste. Il legale lo ha ribadito su Facebook in occasione del terzo anniversario del rinvenimento del cadavere, sottolineando il suo punto di vista sulla vicenda e sull’inquinamento della scena e dei reperti già ampiamente descritto dal consulente medico legale di parte Vittorio Fineschi.
“La verità dimezzata del suicidio di Liliana Resinovich, quella comoda via di fuga che avrebbe sanato evidenti vuoti di un’indagine imperfetta – ha scritto l’avvocato in un lungo post –, iniziò a serpeggiare già la tarda serata del 5 gennaio 2022. In un atto degli operatori si legge anche “suicidio presunto” (sic!). (…) Dopo aver ultimato i festeggiamenti, godendosi anche l’Epifania, soltanto dopo 6 giorni dal ritrovamento del corpo procedevano all’autopsia. Nel frattempo, sacchi trasparenti, cordino e sacchi neri, cioè i reperti più importanti e cruciali, dopo essere stati tolti e tagliati dal viso di Lilli, venivano conservati, ammassati tra di loro, creando un vergognoso yogurt, sotto il capo della sfortunata donna per ben 5 giorni, contaminando insanabilmente questi fondamentali elementi e facendo perdere in modo definitivo tante informazioni“. Gentile prosegue il suo j’accuse social con una serie di considerazioni sulle evidenze che deponvano per una morte violenta già nell’immediatezza dell’accaduto mentre gli investigatori, fin da subito, erano orientati alla ricostruzione di un fatto suicidario: “Liliana Resinovich si era suicidata mentre tutti i protocolli operativi d’intervento di base sulla scena criminis erano stati uccisi da comportamenti fatui e senza cautele (…). Cara Liliana, donna mite e perbene, suicidata frettolosamente, manca poco, lo sento“.