Lockdown ferma coronavirus?/ Studio “Restrizioni decisive solo nei primi 17 giorni”

- Silvana Palazzo

Lockdown ferma davvero il coronavirus? Non secondo uno studio italiano: “Le restrizioni sono decisive solo nei primi 17 giorni”

Coronavirus Montenapoleone Milano Lapresse1280 640x300 Via Montenapoleone deserta ai tempi del coronavirus (Lapresse)

Il lockdown e lo stop alle industrie sono serviti a contenere il coronavirus? Uno studio italiano sostiene che qualsiasi restrizione applicata dopo i primi 17 giorni incida poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul bilancio finale delle vittime. Questo perché sarebbero proprio i primi 17 giorni successivi all’introduzione delle restrizioni a determinare l’efficacia del contenimento. Queste le conclusioni raggiunte da un team internazionale di scienziati a guida italiana che hanno disegnato un modello predittivo delle vittime molto preciso che coincide in tutti i Paesi, anche quelli dove aziende e attività non sono mai state chiuse e i cittadini sono stati liberi di muoversi, come la Germania o la Svezia. Il 10 marzo in Italia si registrano 631 morti e il modello prevede per il 18 aprile 23.873 morti, indipendentemente dalle misure restrittive. Nella realtà si sono registrati 23.227 morti, poche centinaia di meno. Invece per fine maggio, riporta il Corriere della Sera, la previsione è di poco meno di 30mila vittime.

LOCKDOWN FERMA CORONAVIRUS? “DECISIVO SOLO NEI PRIMI 17 GIORNI”

Oltre ad aver analizzato i dati italiani, i ricercatori hanno fatto un’analisi comparativa più dettagliata tra Italia, Germania, Spagna e lo Stato di New York. I risultati, stando allo studio che è in pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Allergy, sono sempre gli stessi. Partendo sempre dai dati dei primi “famosi” 17 giorni, si arriva a previsioni con una correlazione tra dati reali e quelli stimati che è superiore al 99 per cento. Ora però gli scienziati non intendono fermarsi, infatti stanno lavorando ad un modello previsionale dei posti in terapia intensiva, a fronte di un’esigenza molto forte in Europa e negli Stati Uniti. Si tratta di un approccio clinico importante per fronteggiare i casi gravi. «Mi è sembrato utile e opportuno costituire un team di ricerca internazionale che potesse darci tempestivamente numeri precisi sullo sviluppo dell’epidemia», ha spiegato al Corriere della Sera Stefano Centanni, ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università di Milano e direttore dei reparti di pneumologia degli Ospedali San paolo e San Carlo, a Milano, due tra gli ospedali in prima linea nella lotta contro il coronavirus.





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