Loredana Bertè/ Morte della sorella Mia Martini e rapporto col padre: “Un mostro!”

- Alessandro Nidi

Loredana Bertè, una vita e una carriera segnate dalla morte della sorella Mia Martini e dal rapporto difficile con il padre Giuseppe: “Si toccava davanti a noi…”

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Loredana Bertè (foto: Youtube)

Loredana Bertè ha raccontato a più riprese il dramma della morte della sorella, Mia Martini, con la quale aveva litigato e non si era mai chiarita. Molti anni prima del dramma, Mimì aveva regalato a Loredana un telefono cellulare: “Era uno dei primi, ce n’erano pochissimi in circolazione – ha raccontato l’artista –. Il messaggio era chiaro, voleva che ci sentissimo, ma io, senza un perché, lo gettai“. Tempo dopo, “il telefono di casa iniziò a squillare, ma non risposi. Quella sera morì Mimì e io rimarrò sempre con il dubbio di aver perso la telefonata della vita”.

E, ancora: “Non riesco a darmi pace per essere partita per un viaggio senza aver salutato Mimì, perché avevamo litigato per delle c*zzate. Provo una sofferenza continua, mi sento in colpa. Con Mimì è morta una parte di me. Quando sono sul palco la sento dentro e do tutto”. Per la morte di Mia Martini, Loredana Bertè ha accusato il padre Giuseppe: “Quando mi chiedono perché sia così sicura che sia stato lui a uccidere mia sorella, resto in silenzio, anche se avrei voglia di urlare. Lo so, è andata così. La scena me la sono immaginata tante volte. Lui che apre la porta, la trova a fumare una canna e inizia a picchiarla selvaggiamente. L’ha ammazzata di botte. Quando l’ho vista nella bara era piena di lividi”.

LOREDANA BERTÉ E IL RAPPORTO COMPLICATO COL PADRE: “SI TOCCAVA”

Nella sua autobiografia, Loredana Bertè ha espresso un giudizio pesante sul padre, condannandone i gravi e ingiustificabili comportamenti dei quali la cantante lo accusa: “Era il mostro che avanzava in silenzio. Era l’uomo nero delle favole. Era il cattivo, il vigliacco che chiudeva la porta per non rischiare che qualcuno lo vedesse. Il p*rco che aveva un fremito. Il b*stardo che sentiva un lampo di piacere. Noi e lui. Soli finalmente. Avevo cinque anni, ero terrorizzata. In canottiera, il padre si metteva comodo e si toccava, nella nostra stanza. Io e Mimì eravamo sveglie, ma facevamo finta di dormire”.

E, ancora: “L’ho visto massacrare mia madre di botte a sangue all’ottavo mese di gravidanza, ricordo le mattonelle del bagno sporche. Metteva Beethoven quando doveva picchiare qualcuno. L’ho rivisto 40 anni dopo, per il funerale di Mimì”. In tale circostanza, ha raccontato Loredana Bertè, l’avrebbe fatta cadere nella bara della sorella.





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