Luca Attanasio/ La scorta ‘ridotta’, ruolo della Pam, il fuoco amico: tutti i dubbi

- Davide Giancristofaro Alberti

Come è morto Luca Attanasio? Una domanda a cui ora come ora è molto complicato a rispondere, visti i molteplici dubbi da risolvere

Luca Attanasio
Luca Attanasio, ambasciatore ucciso in Congo (foto da Twitter)

A quattro giorni dalla morte dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, sono in molti a domandarsi come mai il nostro connazionale non viaggiasse con una scorta adeguata alla pericolosità della zona in cui operava. A riguardo ne ha parlato il quotidiano La Stampa, secondo cui lo stesso Luca Attanasio avrebbe chiesto alla Farnesina, conscio dei pericoli che correva, dei rinforzi in più, ma lo stesso ministero degli esteri non avrebbe recepito l’allarme.

La richiesta risale al 2018, un anno dopo l’arrivo del nostro connazionale a Kinshaha, chiedendo formalmente che la sua scorta, due carabinieri, venisse raddoppiata. Ricevuta la richiesta, la Farnesina ha inviato in loco un suo ispettore per verificare la situazione, che ha però purtroppo portato ad un esito negativo, al punto che lo stesso Attanasio non ha ricevuto i rinforzi desiderati. Un fatto decisamente curioso visto che l’ambasciatore prima di Attanasio viaggiava appunto con quattro carabinieri: come mai furono dimezzati?

LUCA ATTANASIO COLPITO DA FUOCO AMICO O DAI GUERRIGLIERI?

La Stampa spiega che la Farnesina non ha fornito alcuna risposta in merito, e di conseguenza restano ancora troppi i misteri attorno alla morte di Luca Attanasio, a cominciare dal “viaggio” durante il quale è appunto deceduto. Fidandosi del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, l’italiano era volato a Goma convinto di trovare un livello di sicurezza adeguato ma così non è stato, in quanto sulle strade per la città congolese ha perso la vita. Di conseguenza il ministro degli esteri, Di Maio, ha chiesto chiarimenti allo stesso Pam e anche all’Onu. Non è inoltre ben chiaro come sia morto Attanasio: dalle ricostruzioni lo stesso sarebbe stato fermato dagli aggressori e quindi portato nella foresta assieme al carabiniere Iacovacci e all’autista Mustafa. A quel punto sono intervenuti i ranger dell’esercito, ma chi ha sparato per primo? E’ possibile infatti che l’ambasciatore sia stato colpito da un fuoco amico, in quanto sul collo è stata rinvenuta un proiettile di un Ak47, arma usata sia dai guerriglieri che dai ranger. L’indagine non sarà affatto semplice.



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