Luca Ricolfi “Italia retta da nonni e paraschiavi“/ “No Soldi, andremo in decrescita“

- Niccolò Magnani

Luca Ricolfi lancia l’allarme sulla decrescita nel nostro Paese: il sociologo “i soldi prima o poi finiranno, Italia è retta da nonni e paraschiavi”

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Immagine dal web
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Spesso sul nostro quotidiano il professor Giulio Sapelli ha battuto sul tasto del rischio di povertà e decrescita cui va incontro il nostro Paese se non interviene con decisione sullo sviluppo industriale e lavorativo, prima ancora di pensioni, assistenzialismo vario ed evasione: il concetto viene “sublimato” in qualche modo anche dall’intervento di Luca Ricolfi in una lunga e interessante intervista rilasciata a Panorama al professore, docente e sociologo da poco nelle librerie con l’ultimo saggio “La società signorile di massa” (La nave di Teseo, 18 euro). Per Ricolfi una società può accedere a consumi «nonostante l’economia non cresca e i suoi cittadini lavorino poco, grazie a quattro meccanismi fondamentali: il ricorso alla ricchezza accumulata dalle generazioni precedenti, l’aumento del debito pubblico, la riduzione del risparmio e degli investimenti a favore del consumo, il ricorso a quella che nel libro chiamo l’infrastruttura paraschiavistica». Come a dire, il fatto che i soldi ci siano ancora e circolino ancora non certifica che siamo fuori da ogni pericolo futuro, anzi: con i definiti “paraschiavi” il noto sociologo intende infatti quell’insieme di segmenti della società italiana, «costituiti in misura notevole ma non esclusiva da immigrati, che assicurano servizi, legali e illegali, a basso costo. Nel libro li definisco a uno a uno, giungendo a una stima di 3-4 milioni di soggetti». Questo tipo di società, secondo Ricolfi, ha vita brevissima e lo spiega bene a Panorama «Se non si fa nulla, la stagnazione di oggi è destinata a trasformarsi in decrescita. E, con la decrescita, i soldi finiranno».

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CRESCITA E LAVORO: L’ALLARME DI LUCA RICOLFI

Non si tratta solo di allarme “Neet” (giovani che non studiano, non lavorano, non frequentano master o corsi di formazione) ma di qualcosa di molto più profondo: ancora Ricolfi sottolinea come tanto nel lavoro quanto nella scuola esistono problemi e distanze ancora oggi enormi, «Se una scuola, per malinteso senso di benevolenza verso gli studenti, certifica competenze che non ci sono, la scuola stessa non subisce alcun contraccolpo. Mentre se un’ impresa, per analogo senso di benevolenza verso gli aspiranti a un lavoro, assume personale impreparato, l’impresa stessa va gambe all’ aria». Secondo Ricolfi siamo arrivati a questo punto non solo per colpa della politica ma di una generale mancanza di severità: «la severità toglie voti, l’indulgenza li porta. Inoltre c’è anche una ragione ideologica: abbiamo pensato che per aiutare i deboli si dovesse abbassare il livello culturale dell’istruzione: così più ragazzi sarebbero arrivati a un titolo. Peccato che ci arrivino senza una buona preparazione, e quindi siamo da capo: abbiamo ulteriormente indebolito i deboli, invece di rafforzarli perché avessero, attraverso la scuola, le stesse opportunità dei più fortunati». L’Italia si regge sui “paraschiavi” ma anche sui nonni, sugli anziani delle nostre famiglie: «anomalia è il flusso successorio, ovvero l’immissione continua nel circuito economico di ricchezza che piove dal cielo, in quanto qualcuno, per lo più anziano, muore e trasmette un’ eredità. Difficile indicare una cifra esatta, ma si può tranquillamente affermare che il flusso successorio annuale vale almeno cinque leggi finanziarie». Bocciata la “decrescita felice” del M5s, per nulla soddisfatto dell’alleanza di Governo attuale e preoccupato del futuro con Salvini: il giudizio di Ricolfi sulla politica è impietoso eppure, a sorpresa, giunge una lode positiva – per un sociologo di sinistra come lui – ad una leader “inaspettata” «Salvini è adatto a guidare un partito, ma non ha la maturità per guidare un governo. Molto del destino di Salvini, comunque, dipenderà dalla traiettoria di Giorgia Meloni, che a mio parere è di gran lunga il miglior leader di cui disponga il centrodestra».

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