Lucio Caracciolo/ “Ero pagato dalla Russia. Repubblica? Ero raccomandato”

- Mirko Bompiani

L’analisi del direttore di Limes Lucio Caracciolo sulla crisi in Ucraina: “Di questa guerra, oggi, sappiamo ancora troppo poco”

Lucio Caracciolo
Lucio Caracciolo a Otto e mezzo

Soddisfatto dei risultati raggiunti dalla sua rivista nell’ultimo periodo, Lucio Caracciolo si è raccontato a 360° ai microfoni di TPI. Il direttore di Limes ha ripercorso la sua carriera e non sono mancati i retroscena succulenti. A partire dal suo esordio nel mondo del giornalismo, avvenuto grazie alla Fgci di Renzo Imbeni e al settimanale Nuova generazione: “Quanto guadagnavo? Non poco: 300mila lire. Più l’indimenticabile buono alimentare natalizio da spendere alla cooperativa La Proletaria”.

E non è tutto. “È tecnicamente giusto dire di me: “pagato da Mosca””, ha aggiunto Lucio Caracciolo nel corso del dialogo con Luca Telese. Un altro passaggio particolarmente saporito è legato alla partecipazione alla fondazione di Repubblica, possibile grazie a una raccomandazione: “Sono amico di Enrica, la figlia di Eugenio Scalfari, che mi segnalò a suo padre”.

LUCIO CARACCIOLO SULLA CRISI IN UCRAINA

Lucio Caracciolo si è poi soffermato sulla guerra tra Russia e Ucraina, sottolineando che nella pubblicistica contemporanea si dà eccessivo rilievo ai capricci di singole personalità, ma non solo: “È una guerra russa e non di Putin? Vero. Ma ci sono anche le personalità, figlie di una storia, che talvolta hanno il potere di deviare il suo corso. Putin ha avuto la possibilità di decidere da solo. Per questo nell’ultimo di Limes raccontiamo alcuni caratteri della biografia di Putin decisivi per capire cosa sta accadendo”. Secondo Lucio Caracciolo di questo conflitto si sa ancora poco, ma ha le idee chiare sugli errori madornali del leader del Cremlino: “Non ha compreso i rapporti di forza in campo: il che, per un’ex spia, è un errore gravissimo”. Per quanto riguarda il ruolo della Nato, il direttore di Limes ha evidenziato che “questa guerra per gli americani deve finire solo con il crollo di Putin. Ma c’è un rischio enorme. Quale? In Russia, quando un regime crolla, crolla anche lo Stato”.







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