MADE IN ITALY/ La difesa del nostro vino tra regole Ue e accordi con gli Usa

- Manuela Falchero

Le istanze presentate da Unione italiana vini all’Intergruppo del Parlamento europeo e al vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis

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Il vino italiano fa sentire la sua voce a Bruxelles. Nei giorni scorsi per voce dell’Unione italiana vini (Uiv) il comparto enologico ha rafforzato il dialogo con le istituzioni europee, con l’obiettivo dichiarato di sostenere il prodotto italiano nel Vecchio Continente e non solo. 

Il segretario generale dell’associazione, Paolo Castelletti, intervenuto durante l’incontro dell’Intergruppo Vino del Parlamento europeo, riunito per discutere lo stato dell’arte del settore all’interno della riforma della Politica agricola comune, ha puntato il dito sulla necessità di intervenire in sede normativa così da proteggere e rilanciare uno dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy. “Il futuro dell’Ocm vino – la regolamentazione unica dell’Unione Europea che detta alcune norme riguardanti il settore vitivinicolo – è strategico per le politiche del settore dei prossimi sette anni ed è essenziale trovare una sintesi sui diversi temi che hanno riscontrato un forte interesse da parte del Parlamento europeo. In particolare, l’introduzione di regole specifiche per il vino in materia di indicazioni nutrizionali e ingredienti rappresenta un punto centrale della riforma, con l’introduzione del principio dell’etichettatura elettronica, sulla quale il vino vuole essere pioniere tra i prodotti alimentari”. 

Il tema dell’etichettatura è infatti centrale per lo sviluppo del settore. “È importante – spiega l’eurodeputato Paolo De Castro – spingere ora per includere regole specifiche in questa materia nella riforma della Politica agricola comune attualmente in discussione, in particolare nelle modifiche al Regolamento sulla Organizzazione Comune dei Mercati, evitando rischi di norme future eccessivamente penalizzanti per i produttori italiani. La richiesta del Parlamento europeo, votata in seduta Plenaria lo scorso ottobre, rispecchia la proposta ambiziosa elaborata dal settore, che ancora una volta ha saputo dimostrarsi all’avanguardia in termini di trasparenza verso il consumatore e verso il consumo consapevole. Continueremo quindi a difendere tale posizione durante i negoziati con Commissione e Consiglio, certi che anche da questi passi in avanti possa partire la ripresa di un settore messo pesantemente alla prova dalla crisi pandemica”. 

Accordi con gli Usa, un passaggio cruciale

L’Unione italiana vini ha poi rappresentato le proprie istanze al commissario al Commercio e vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, nel corso della sua audizione sulla revisione della politica commerciale europea, ospitata dal Ministero degli Esteri in presenza del Ministro Luigi Di Maio. Qui l’appello dell’associazione ha toccato un’ampia prospettiva internazionale. “Serve una politica commerciale europea ambiziosa, al servizio degli obiettivi di rilancio e ripresa dell’export”, ha dichiarato Castelletti. Una politica che deve passare per il rilancio dell’agenda multilaterale, l’implementazione degli accordi di libero scambio e il partenariato transatlantico. Un punto, quest’ultimo, davvero irrinunciabile. Secondo Castelletti, è infatti fondamentale rinforzare l’alleanza con gli Stati Uniti, uno dei pilastri del documento di Bruxelles, “attraverso un’agenda positiva basata sul ‘0 for 0 principle‘ cioè sulla possibilità di eliminare definitivamente le tariffe vigenti sui vini, con l’obiettivo di ‘mettere al riparo’ il settore da future dispute commerciali e aumentare l’export”. Un obiettivo, quello di azzerare i dazi incrociati, condiviso anche dal commissario Dombrovskis, che ha dichiarato l’impegno di “poter risolvere definitivamente la diatriba al di là dell’attuale tregua”. Al momento, infatti, l’entrata in campo dell’amministrazione Biden ha permesso la sospensione delle misure protezionistiche volute da Trump fino al prossimo giugno. 

Dalla Puglia a New York, novità in calendario

Intanto, il mercato enologico italiano mostra interessanti segnali di vitalità. È stato appena costituito il Distretto del Vino di Puglia, un polo che riunisce 55 aziende vitivinicole, 4 Consorzi di Tutela, Università del Salento e il Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. “C’era una grande volontà da parte del mondo del vino pugliese di parlare un’unica voce al fine di poter programmare con efficacia interventi importanti per il settore – spiega in rappresentanza delle imprese aderenti l’imprenditore Massimiliano Apollonio -. Abbiamo così cominciato con un nucleo di aziende, ma immediatamente dopo l’approvazione dell’iter costitutivo della nuova realtà da parte della Regione allargheremo la compagine a tutti, perché nessuno può e deve sentirsi escluso da questo grande progetto di crescita”.

Passando poi sull’altra sponda dell’Oceano, una segnalazione merita l’iniziativa messa in campo dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino che ha fatto ripartire il cartellone di Finally Brunello, il progetto di promozione digital e in presenza messo in campo per supportare a New York la ripresa della domanda nella ristorazione, uno dei settori più colpiti dalle chiusure imposte dalla pandemia anche oltreoceano. “New York è la piazza americana più rappresentativa del Brunello di Montalcino – afferma il presidente del consorzio toscano, Fabrizio Bindocci -, e la ristorazione è storicamente il canale naturale per la penetrazione dei nostri vini negli Usa. Da un’indagine da noi realizzata a inizio 2020 con Nomisma Wine Monitor, nella Grande Mela si contano infatti quasi 2mila referenze di Brunello nei 350 top ristoranti”. 

Da qui prende dunque le mosse il fitto calendario di appuntamenti previsti dal Finally Brunello, che si concluderanno con la Brunello week (dal 14 al 20 giugno), durante la quale in oltre 30 locali newyorkesi il Brunello e il Rosso di Montalcino saranno protagonisti di abbinamenti culinari e degustazioni anche al bicchiere. 

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