Marco Carta, pm “Condannarlo a 8 mesi”/ Ricorso in Appello “nascose l’antitaccheggio”

- Emanuela Longo

Marco Carta, pm ricorre in Appello contro assoluzione: “Condannarlo a 8 mesi”. In 28 pagine la procura smonta la sentenza

macro carta live d urso
Marco Carta (Live Non è la d’Urso)

Per la procura di Milano, Marco Carta dovrebbe essere condannato a 8 mesi di carcere per il tentato furto delle magliette alla Rinascente di Milano. E’ questo, in sostanza, il contenuto del ricorso in Appello presentato dal pm Nicola Rossato contro l’assoluzione del cantante sardo. In un documento di 28 pagine, la procura smonta, punto per punto, la sentenza giunta alla fine di ottobre e spiega perchè il cantante vincitore di Amici e Sanremo andrebbe condannato a 8 mesi di reclusione. Secondo il pubblico ministero, spiega Il Messaggero, Marco Carta contribuì concretamente al furto della magliette commesso dall’amica Fabiana Muscas rimuovendo “le placchette antitaccheggio” e nascondendole “nel bagno”. Il giudice, spiega ancora il pm, sarebbe stato a suo dire “molto indulgente” nel credere alla versione del cantante nonostante le dichiarazioni di un “teste oculare”. Nel suo ricorso, il pubblico ministero spiega altresì di aver già dato conto nel processo di primo grado “di quante volte gli imputati hanno mentito” nell’interrogatorio di convalida anche alla luce della “visione dei filmati di videosorveglianza”. Nonostante questo, si legge ancora nel ricorso, il giudice avrebbe fatto prevalere il racconto degli arrestati a quello del teste oculare.

MARCO CARTA, PM “CONDANNARLO A 8 MESI”: RICORSO IN APPELLO

Il pm di Milano, parlando ancora di Marco Carta, all’interno del suo ricorso spiega come il cantante abbia sì negato il suo coinvolgimento, “ma non riesce a spiegare quando e in che modo la Muscas avrebbe preso i capi di abbigliamento da lui indossati nel camerino”, ovvero le 6 magliette del valore di 1200 euro. La procura intende smontare tutti i punti della sentenza di assoluzione e a suo dire, “l’intero percorso motivazionale” del giudice “parte dall’assunto che” il teste oculare, cioè l’addetto alla vigilanza della Rinascente, “non sia credibile e tutti gli elementi probatori a disposizione” siano stati “vagliati secondo tale prospettiva”. Non a caso il giudice, nelle sue motivazioni depositate alla fine di novembre, aveva spiegato che la prove della colpevolezza di Carta era “insufficiente e contraddittoria”. Al tempo stesso, spiega Il Giorno, la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice che non convalidò l’arresto a carico di Marco Carta “non ha fatto buon governo” dei principi che regolano “l’arresto in flagranza di reato e la relativa procedura di convalida”.



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