Marco Vannini: Roberto Izzo indagato/ Favoreggiamento e falso: accuse al carabiniere

- Emanuela Longo

Omicidio Marco Vannini, l’ex maresciallo dei Carabinieri, Roberto Izzo, indagato per favoreggiamento e falso

Omicidio Marco Vannini, la testimonianza di Roberto Izzo
Omicidio Marco Vannini, la testimonianza di Roberto Izzo

Nuova svolta nel caso sull’omicidio di Marco Vannini. Dopo due sentenze e un processo ancora del tutto aperto, c’è un nuovo indagato. Si tratta di Roberto Izzo, ex comandante di Ladispoli, in servizio nella caserma dei carabinieri intervenuti la notte dell’omicidio del giovane ventenne di Cerveteri. Il ragazzo, ricordiamolo, fu ucciso da un colpo di pistola esploso nell’abitazione di Antonio Ciontoli la notte del 17 maggio 2015, in casa dell’allora fidanzata di Marco, Martina. Ora, il nome del luogotenente Izzo compare nel registro degli indagati, come riferisce Corriere.it, e proprio lui dovrà rispondere delle accuse di favoreggiamento e falsa testimonianza. E’ la procura di Civitavecchia ad indagare su un nuovo scenario dopo le dichiarazioni di un testimone secondo il quale Antonio Ciontoli lo avrebbe chiamato al telefono, ancor prima di allertare i soccorsi, parlando di un “guaio” avvenuto nella sua abitazione. Una testimonianza importantissima e che ha aperto ad un nuovo interrogativo: chi sparò davvero la notte del delitto? Sebbene secondo i primi due gradi di giudizio il colpevole nonché reo confesso sia proprio Antonio Ciontoli, le cose nella villetta di Ladispoli potrebbero essere andate diversamente.

OMICIDIO MARCO VANNINI, ROBERTO IZZO INDAGATO

Secondo la nuova ipotesi investigativa, a sparare al giovane Marco Vannini potrebbe essere stato Federico Ciontoli, figlio del capofamiglia, e non il padre Antonio. Venuto a conoscenza di quanto realmente accaduto quella tragica notte di quattro anni fa, Roberto Izzo avrebbe consigliato al capofamiglia di prendersi la colpa di tutto per coprire così il figlio. Il consiglio sarebbe stato dato al Ciontoli nel frangente tra lo sparo a Marco e l’arrivo dei soccorsi, allertati con enorme e ingiustificato ritardo. A rivelare questo retroscena fu nelle scorse settimane Davide Vannicola, amico dell’ex maresciallo dei carabinieri, intervistato da Le Iene e successivamente sentito in procura come persona informata sui fatti. “L’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, sapeva che a sparare a Marco Vannini era stato il figlio di Antonio Ciontoli, Federico. E fu lui a suggerire al padre di prendersi la colpa”, aveva raccontato Vannicola. Izzo, a sua detta, gli confidò che quando arrivò la telefonata di Ciontoli, “il genero era nella vasca, che era partito un colpo, non a lui ma a un familiare. Gli ho consigliato di prendersi la colpa perché dato che faceva parte dei servizi segreti, sicuramente non gli avrebbe precluso più di tanto, mentre il figlio è un ragazzo giovane”, gli avrebbe detto nell’ambito di una conversazione privata. A smentire la ricostruzione fu lo stesso Izzo, supportato dai tabulati che non indicarono, di fatto, alcuna telefonata tra i due. Una telefonata però partì dal cellulare del Ciontoli all’una di notte, mentre tutti erano in ospedale e dopo aver confessato di essere stato lui a sparare.



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