Mascherine Fca difettose irrintracciabili/ Distribuite alle scuole, ma non si sa dove

- Alessandro Nidi

Il giallo delle mascherine Fca difformi continua a tenere banco in tutta Italia: anche “Striscia la Notizia” a caccia dei dispositivi perduti

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Immagine di repertorio (LaPresse)

Le mascherine difettose prodotte da Fca saranno protagoniste della puntata di questa sera di “Striscia la Notizia”, il tg satirico di Antonio Ricci condotto da Vanessa Incontrada e Alessandro Siani e in onda su Canale 5 dalle 20.35. Come si legge nelle anticipazioni fornite dalla stessa redazione della trasmissione, dopo aver scoperto che i dispositivi da ritirare sono quasi 200 milioni, circa il 10% dell’intera produzione Fca, “la vicenda delle mascherine non conformi prodotte dallo stabilimento di Mirafiori e distribuite alle scuole con il logo della presidenza del Consiglio dei Ministri rischia di diventare una caccia al tesoro”.

Uno degli inviati storici di “Striscia”, Moreno Morello, documenterà non soltanto come quelle mascherine siano di fatto irrintracciabili (per stessa ammissione del Ministero della Salute, che ha chiesto alle scuole di provvedere autonomamente al ritir), ma anche che in alcuni istituti, addirittura, un certo numero di pezzi dei lotti denunciati dal tg satirico viene ancora distribuiti agli studenti, come raccontano le testimonianze di diversi genitori.

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MASCHERINE FCA DIFFORMI: CAPACITÀ DI FILTRAZIONE INFERIORE AL 98%

È ancora “Striscia la Notizia” a ricordare che le mascherine Fca, distribuite alle scuole con su impresso il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo le analisi realizzate già a dicembre 2020 dai diversi laboratori interpellati dal tg satirico, risultavano possedere una capacità di filtrazione di gran lunga inferiore al 98% previsto dalla legge per quel tipo di dispositivi.

In merito a tale argomento, risale a poche settimane fa l’interrogazione urgente al ministro Speranza predisposta da Rossano Sasso, sottosegretario all’Istruzione: “Da padre, avendo due figlie in età scolastica, me ne ero accorto immediatamente. È bastato prendere una di quelle mascherine in mano e saggiare l’odore nauseabondo che emanava. Molte scuole, per fortuna, non le hanno mai utilizzate, lasciandole giacere nei propri scantinati. Ma chi si è giustamente fidato di un prodotto validato dalle autorità statali ha, ovviamente in modo del tutto involontario, esposto i propri ragazzi a un rischio di contagio più alto rispetto a chi indossava mascherine conformi”.



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