Max Giusti/ “Boss in incognito un’esperienza umana che mi ha cambiato molto”

- Rossella Pastore

Max Giusti si è detto molto cambiato dopo aver condotto la prima stagione di Boss in incognito, programma la cui edizione 2020 partirà da questa sera

Il conduttore Max Giusti
Il conduttore Max Giusti

Max Giusti tornerà da questa sera in tv. In prima serata su Rai Due la prima puntata della nuova stagione di “Boss in incognito”, in cui i datori di lavoro si camuffano, trasformandosi da dipendenti della loro stessa azienda per capire l’umore di operai, impiegati e via discorrendo: “Stasera su Rai Due parte questa edizione particolare – le sue parole a “C’è Tempo Per” – in un momento storico. L’abbiamo registrato subito dopo la fine del lockdown e abbiamo girato per tutta l’estate, finita di montare poco fa. Racconta un’Italia resiliente e forte che cerca di rialzare la testa. Lo conduco io per la prima volta e per la prima volta anche il conduttore, alla bisogna, aiuterà il boss: entro nell’azienda, cambio modo di parlare, mi camuffo e mi trucco. Mi sono ritrovato a fare lavori di grande fatica, tipo friggere le patatine in impianti industriali, portare i limoni per quasi un chilometro, casse da 30 chilogrammi… mi sono trovato molto bene con i lavoratori, io uscivo dal liceo e andavo a lavorare con i miei. Oggi il lavoro è speranza, le storie che abbiamo raccontato sono bellissime, fantastiche, un’esperienza umana particolarmente forte, è stata una cosa che mi ha cambiato molto”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MAX GIUSTI: “DURANTE LE RIPRESE DI BOSS IN INCOGNITO ABBIAMO VISSUTO EMOZIONI FORTI”

Max Giusti è l’uomo giusto per la nuova edizione di Boss in incognito, il docu-reality che da quest’anno prevede tra le doti del conduttore anche una buona attitudine al trasformismo. Così, con tanto di parrucca, peluria sulla faccia, protesi al naso, denti e labbro inferiore finti, ma soprattutto inflessione dialettale che cambia a seconda del contesto, Giusti fa il suo esordio nei panni di Giancarlo, non un’imitazione ma un’interpretazione inedita cucitagli addosso su misura: “Per la prima volta il conduttore del programma si trasforma e aiuta il capo di ogni azienda protagonista delle puntate a entrare in contatto con i suoi dipendenti, senza essere riconosciuto”, spiega Max in un’intervista del 3 settembre a Tv Sorrisi e Canzoni, in cui anticipa anche che ci sarà da commuoversi. I quattro nuovi appuntamenti, infatti, sono stati girati subito dopo il lockdown, in un periodo particolarmente difficile per le aziende: “Abbiamo vissuto emozioni fortissime. C’è un’Italia che resiste, che non molla, che è tenace”.

Max Giusti parla dei suoi primi lavori

Molte delle realtà prese in esame a Boss in incognito si tramandano di padre in figlio, di generazione in generazione. Nel caso di Max Giusti, tuttavia, il legame all’attività di famiglia ha ceduto il posto alla passione: “Mio papà era metalmeccanico e mamma commessa in un negozio di ferramenta. Poi a 23 anni papà ha aperto un piccolo negozio di casalinghi e detersivi. Col tempo il negozio è cresciuto, ci lavoravano 12 persone ma… è mancato l’erede!”. E meno male: nel 1991, Max ha lasciato i suoi per dedicarsi corpo e anima a ciò per cui era portato. “Ma fino ad allora davo una mano anch’io in negozio. Dalla terza liceo servivo dietro al banco e facevo le consegne. Per un periodo vendevamo anche mobili: cucine, bagni, salotti… A 23 anni ricordo che nella mia seconda apparizione televisiva a Stasera mi butto il conduttore Pippo Franco mi chiese: ‘Max, cosa fai nella vita?’. E io: ‘Porto i mobili su e giù per le scale’. Tutto vero: “Il negozio di papà ormai era diventato grande e lui mi diceva: ‘Se un giorno sì e uno no non ci sei perché vai a fare gli spettacoli, io come faccio a farti crescere e a darti un ruolo di responsabilità? Quindi se vuoi te ne vai con gli operai a montare i mobili’. Io andavo e ne ero contento. Certo, ’na fatica!”.

Le skill acquisite durante la sua gavetta come fattorino gli sono comunque servite quando si è ritrovato a Boss in incognito: “In una puntata ho dovuto portare a spalla 30 chili di limoni su per le ‘scalinatelle’ della costiera amalfitana. Pensavano tutti che non ce la facessi”. Invece… A casa con moglie e bambini, però, è un po’ meno servizievole: “Dopo tutta quella fatica sono diventato così pigro che non cambio manco una lampadina!”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA