MEETING 2019/ Dall’accoglienza al lavoro, le storie di vera integrazione

- Giorgio Paolucci

Al Meeting di Rimini ci saranno tre incontri in cui verrà dato spazio alle storie de “gli amici di Nuove generazioni”

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Storia di un’amicizia imprevista, travolgente e feconda. Che da due anni ha contagiato persone di diversa età, estrazione e provenienza che si sono conosciute e piaciute, e in questi giorni arrivano al Meeting di Rimini per raccontare i frutti dell’amicizia e proporre tre momenti di testimonianza e dialogo con il pubblico. Ma andiamo con ordine. Nell’agosto di due anni fa viene inaugurata al Meeting la mostra “Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica”: pannelli, video e incontri “live” con ragazzi figli di migranti, nati in Italia o arrivati qui da piccoli e cresciuti in quella che è diventata la loro terra.

La mostra fa il botto: migliaia di visitatori, incontri a latere (i cosiddetti “caffè con”) affollati di persone desiderose di conoscere questa realtà, tante domande, amicizie che fioriscono. Nei mesi successivi la mostra viene allestita in scuole, università, centri culturali, parrocchie. E così in due anni migliaia di persone hanno conosciuto la realtà delle migrazioni e delle nuove generazioni in una prospettiva diversa, non solo leggendo pannelli o guardando video, ma soprattutto incontrando fisicamente i giovani protagonisti di questa “mutazione silenziosa”: i nuovi italiani.

Al nucleo storico dei curatori della mostra si aggiungono nel tempo altre persone: famiglie che ospitano ragazzi arrivati dall’Africa, volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXIII e della Caritas, scout, amici degli amici… Cene, pranzi, dialoghi sulla vita, aiuto per trovare lavoro e casa a Babou, Harouna, Alassane, Alpha e altri come loro arrivati dall’Africa, lezioni di lingua italiana, viaggi in Marocco e in Libano, il presepe vivente a Rimini con un re magio “scuro” (Momo) e una donna musulmana al pozzo della samaritana… La vita bussa alla porta in mille modi con le sue sfide, accadono fatti inattesi, ma soprattutto cresce un’amicizia travolgente e feconda, che a sua volta genera altri fatti e altre amicizie, è un virus benefico che contagia migliaia di persone da Torino a Caltanissetta.

In questi giorni “gli amici di Nuove generazioni” propongono tre appuntamenti – tutti a partire dalle 20.45 in sala Polis Edison padiglione A1 – per raccontare alcuni frutti dell’avventura umana che ha terremotato la loro esistenza, e per dialogare con il pubblico del Meeting.

Si comincia martedì 20: “Integrazione a scuola e in cucina”, incontro con i giovani della scuola di formazione professionale Dieffe di Valdobbiadene (Treviso), frequentata da studenti di 17 nazionalità che si preparano a diventare cuochi, camerieri, pasticceri, casari, e con il preside Alberto Raffaelli che si è lanciato con passione in questa iniziativa educativa che ha riscosso grande interesse tra gli imprenditori, favorendo l’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro. A seguire, l’avventura di Gianpaolo Calanchi, amministratore delegato dell’azienda Number1, che a Salsomaggiore ha avviato un progetto di formazione e lavoro (Next) con il coinvolgimento di Caritas e Fondazione Cariparma. A fine anno avranno formato 157 migranti e ne avranno inseriti 140 al lavoro.

Mercoledì 21 Paolo Cevoli presenta l’esperienza della casa “Madre del perdono” di Rimini, dove Giorgio Pieri e altri volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXIII hanno avviato un progetto per offrire ai detenuti un percorso educativo in una dimensione di casa e di famiglia e favorire il reinserimento attivo nella società civile dopo avere scontato la pena. Alcuni detenuti racconteranno la loro “ripartenza”, testimoniando quanto è vero quello che diceva don Benzi: l’uomo non è il suo errore.

Infine giovedì 22 un incontro che già nel titolo dice tutto: “L’accoglienza cambia la vita di chi accoglie e di chi viene accolto”, con testimonianze di famiglie e di migranti che hanno costruito una rete di aiuto e di inclusione che si sta dilatando in maniera del tutto imprevedibile, partendo dal nulla e senza progetti studiati a tavolino, ma lasciandosi sfidare da quello che la vita gli metteva davanti e senza farsi frenare da leggi e regolamenti che vanno in direzione opposta. Il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, dopo avere conosciuto le loro storie, ha detto: “Sembrano piccole cose, ma in realtà sono luci che nel buio che ci circonda tengono accesa la speranza”. Un pezzo di mondo nuovo, frutto del Meeting e che dal Meeting riparte.

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