“Meta ha progettato piattaforme per attirare bambini”/ 33 Stati Usa denunciano violazioni su dati dei minori

- Chiara Ferrara

"Meta ha progettato le sue piattaforme per attirare i bambini e non ha mai impedito il loro accesso", questa la denuncia di 33 Stati negli Usa

meta META logo al Vivatech show a Parigi (Foto: 2023, LaPresse)

Meta ha creato le sue piattaforme per attirare i bambini”. La denuncia, come riportato da New York Times Wall Street Journal, è stata presentata formalmente da 33 Stati americani, che hanno presentato alla Corte un dossier che dimostrerebbe come Facebook e Instagram abbiano volontariamente sfruttato le caratteristiche della psicologia giovanile e messo in atto delle pratiche che violano le leggi federali statunitensi sulla gestione dei profili social dei minori.

In particolare, il colosso del web sarebbe stato perfettamente a conoscenza del fatto che milioni di utenti iscritti nelle sue piattaforme avessero meno di 13 anni, ma non avrebbe fatto nulla per allontanarli. Soltanto una frazione minima del milione di account segnalati dal 2019 ad oggi sarebbe stato cancellato. Piuttosto, l’azienda avrebbe beneficiato della loro presenza online per trarne dei guadagni, ad esempio attraverso il loro comportamento impulsivo, la loro suscettibilità alla pressione dei pari e la loro sottovalutazione dei rischi. Le accuse sono pesantissime.

“Meta ha progettato piattaforme per attirare bambini”, cosa rischia

Qualora le accuse nei confronti di Meta di avere progettato le sue piattaforme per attirare e sfruttare i bambini, la multinazionale rischierebbe centinaia di milioni di dollari di sanzioni. La multa prevista per ogni violazione del Children’s Online Privacy Protection Act, la legge che impone ai siti web rivolti ai minori di accertarsi che i servizi vengano forniti con il permesso di un genitore prima di raccoglierne i dati, è infatti di 50 mila dollari. Non sarebbe, tuttavia, la prima volta. Instagram, soltanto pochi mesi fa, ha dovuto pagare ben 405 milioni di dollari.

La vera domanda, al di là delle multe, però, è se la società madre di Facebook prenderà o meno dei provvedimenti dopo la causa. La sensazione è che finora nessuno si sia realmente preoccupato di proteggere i minori dai rischi che corrono sui social network. Anzi, secondo l’accusa, sarebbe stato scelto deliberatamente di non sviluppare sistemi efficaci per l’esclusione degli utenti più piccoli. È da capire se ci sarà un cambio di politica aziendale.





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