Michele Broili sul ring a Trieste con tatuaggi nazisti/ Federazione: “Inaccettabile”

- Chiara Ferrara

Michele Broili, sul ring a Trieste per il titolo italiano di boxe, fa discutere per i suoi tatuaggi nazisti: la Federazione pugilistica nazionale prende le distanze

Michele broili

Michele Broili è salito sul ring del PalaChiarbola di Trieste, in occasione delle gare per il titolo italiano di boxe nella categoria Superpiuma, con in bella mostra i tatuaggi dichiaratamente nazisti. Simboli inequivocabili come quello delle Schutzstaffel, ovvero le SS, e del totenkopf, ovvero il teschio usato proprio nelle divise dei membri dei reparti paramilitari, nonché il numero 88, che viene utilizzato come saluto al posto di «Heil Hitler».

Già in passato il pugile era stato al centro delle polemiche per le sue posizioni filo-naziste. Nel febbraio 2020, infatti, era stato scelto per ricoprire il ruolo di testimonial della Trieste boxe night, un evento organizzato con il patrocinio del Comune di Trieste dall’associazione sportiva Ardita, per cui è tesserato. Successivamente, proprio a causa di quei tatuaggi, la sua foto era stata fatta sparire dalla locandina. I precedenti, ad ogni modo, non sono stati sufficienti per impedire all’atleta di gareggiare per il titolo italiano di boxe, perso contro l’italo-marocchino Hassan Nourdine.

Michele Broili sul ring a Trieste con tatuaggi nazisti/ La posizione della Federazione

La Federazione pugilistica italiana, soltanto al termine della competizione, si è accorta che Michele Broili è salito sul ring con tatuaggi nazisti. La presa di posizione è avvenuta con un breve comunicato, in cui il comportamento dell’atleta viene definito “inaccettabile e stigmatizzato da sempre dalla Federazione pugilistica italiana, la quale è costantemente schierata contro ogni forma di violenza, discriminazione e condotta illecita e/o criminosa”.

Inoltre, viene segnalato l’episodio alla Giustizia sportiva affinché “vengano adottate le opportune misure sanzionatorie anche a tutela dell’immagine della Federazione Pugilistica Italiana”. Le espressioni del pugile, infatti, rappresentano una violazione dei principi antifascisti presenti della Costituzione nonché di quelli antirazzisti su cui si basa lo statuto del Coni. Chissà, dunque, che non sia la volta giusta affinché si prendano dei provvedimenti nei confronti di Michele Broili.



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