MIGRANTI DALLA GERMANIA ALL’ITALIA/ Le colpe di “Dublino” e quelle del governo

- int. Mauro Indelicato

“Si sapeva. Lo scoop di Repubblica più che altro evidenzia il modus operandi non certo lineare delle autorità tedesche”

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Migranti siriani a Monaco di Baviera nel 2015 (LaPresse)

“Migranti, il trucco tedesco. Sedati e spediti in Italia”. Dice tutto il titolo di Repubblica di ieri. Il quotidiano diretto da Carlo Verdelli svela una falla nella politica migratoria di Salvini: porti chiusi, aeroporti aperti. Ma getta anche una luce imbarazzante sui metodi delle autorità tedesche. Ne abbiamo parlato con Mauro Indelicato, giornalista, direttore di infoagrigento.it e collaboratore del Giornale, dove scrive di politica estera. “Quanto accaduto è lo specchio di come funziona l’Europa”.

Cosa pensi dello scoop di Repubblica?

Per la verità è noto già da anni che la Germania, per via aerea, rispedisce in Italia diversi migranti approdati nel nostro paese. Lo scoop di Repubblica più che altro evidenzia, e forse sta qui la vera novità, il modus operandi non certo lineare delle autorità tedesche.

Stando al racconto dell’inviata del quotidiano in Germania, la polizia a volte seda pure i migranti prima di imbarcarli sugli aerei diretti in Italia.

Appunto. Se confermato, si tratterebbe di una maniera di operare lontana da principi etici e giuridici volti al rispetto dei diritti umani.

Perché Berlino li rispedisce in Italia?

Per il principio sancito dal trattato di Dublino, secondo cui la responsabilità dell’accoglienza e delle richieste delle domande d’asilo dei migranti che arrivano da un paese terzo rispetto alla Comunità Europea è del paese di primo approdo. Dunque per ragioni geografiche, nel caso della rotta mediterranea, quasi sempre la responsabilità è dell’Italia.

A che cosa va attribuita questa stretta sui migranti? 

In Germania la questione migratoria è forse ancora più sentita che in Italia: il paese, dopo l’ondata di migranti provenienti dalla rotta balcanica tra il 2015 ed il 2016, vive una fase di shock a cui tutti i partiti in qualche modo devono adeguarsi. Angela Merkel, in vista delle varie scadenze elettorali nazionali ed amministrative, ha necessità di smarcarsi da quanto prodotto dal suo precedente governo nei mesi della rotta balcanica, dando spazio a quelle voci del centro-destra che chiedono maggiore sicurezza e maggior rigore sui migranti. E tra queste voci, indubbiamente risalta quella del ministro dell’Interno Horst Seehofer.

L’ex presidente della Baviera e della Csu, storico “braccio” del partito della Merkel in Baviera. 

Precisamente. Se le politiche sull’immigrazione sono comunque figlie delle decisioni assunte a Berlino a livello federale, non c’è dubbio che buona parte della pressione in tal senso arrivi dalla Baviera. 

La possibilità di rispedire all’estero, in Italia in questo caso, gli immigrati che vorrebbero stare in Germania ha a che vedere con una mancanza di politiche europee oppure con leggi vigenti?

È un po’ lo specchio di come funziona l’Europa: ci sono delle leggi vigenti già di per sé del tutto lontane da ogni spirito “solidaristico” che, per di più, vengono applicate da alcuni e disapplicate da altri oppure, ancora peggio, applicate soltanto quando fanno più comodo. Credo che alla base di situazioni del genere vi sia più che altro l’ipocrisia e la mancanza delle precisa volontà dei paesi europei, chi per un verso e chi per un altro, di affrontare i problemi nella loro concretezza. E questo non vale solo per l’immigrazione. 

Secondo te Berlino potrebbe riaprire la rotta balcanica, dopo l’esperienza del 2015-2016?

Quella dell’apertura della rotta balcanica da parte del governo tedesco è stata un scelta che credo non si ripeterà più. In quei mesi la Germania si è ritrovata spiazzata, la popolazione ha visto un repentino mutamento della concezione dell’accoglienza ed ha visto drasticamente aumentare la percezione dell’insicurezza. Una situazione che ha poi portato la Merkel a fare marcia indietro definitivamente. Anche perché il tipo di contratto con la Turchia scaturito da quella crisi, oltre ad essere un grave precedente, dona ad Ankara il coltello dalla parte del manico.

Ci sono responsabilità dell’Italia e del ministro dell’Interno in quanto denunciato da Repubblica?

Credo che a non funzionare sia stata in primis la comunicazione. Questo perché da mesi vengono riportati dati sul calo dei flussi migratori, ma non quelli sui migranti riportati indietro dalla Germania. Una circostanza che potrebbe attirare non poche critiche verso il governo, perché dà la sensazione di aver voluto nascondere in qualche modo un fenomeno di cui già da anni si ha conoscenza.

E da un punto di vista prettamente politico?

L’unica responsabilità dell’esecutivo riguarda forse quella di non aver fatto abbastanza per sottolineare con la Germania, in sede europea e non solo, le conseguenze per l’Italia delle azioni delle autorità tedesche. Ma è anche vero che se gli aerei atterrano nel nostro paese con i migranti a bordo, come detto prima, la vera responsabilità è da attribuire alle regole previste dal trattato di Dublino. 

Secondo te il governo italiano potrebbe far valere in sede europea, eventualmente anche nelle trattative sul debito, la sua scelta di chiudere i porti, dunque un ruolo continentale di contenimento dei flussi?

Già in passato altri governi italiani hanno provato a mettere sul piatto in Europa il nostro ruolo nelle vicende migratorie, ma con risultati poco lusinghieri. Gli esecutivi di Renzi e Gentiloni ad esempio hanno sperato che l’accoglienza di migliaia di migranti da parte dell’Italia negli anni di maggior crisi, corrispondesse a maggior flessibilità in relazione alle politiche di bilancio. Ma così non è stato. Non credo francamente che Salvini o il governo in generale possano giocarsi la carta dell’immigrazione in sede di trattative su debito e bilancio. 

Qual è la situazione per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale?

Indubbiamente si è assistito ad un drastico calo delle partenze, soprattutto dalla Libia. Questo almeno fino ad oggi e anche se da maggio si assiste ad un piccolo aumento di partenze, non si hanno quei numeri da emergenza pronosticati all’inizio della battaglia di Tripoli il 4 aprile scorso. Ed è proprio su questo che adesso occorrerebbe intervenire: una Libia instabile è indubbiamente la principale fonte di rischio per l’Italia sotto un profilo di immigrazione e sicurezza. 

Cosa dovrebbe fare il governo?

Roma deve provare a riprendere il dossier libico e giocare tutte le sue carte per ottenere almeno un cessate il fuoco a Tripoli. Diversamente saremo sempre esposti ai rischi.

La Lega, AfD e il Rassemblement National hanno costituito un nuovo gruppo parlamentare europea, che si chiamerà “Identità e democrazia”. La pensano allo stesso modo?

In Europa tali partiti convergono su un punto fondamentale, che riguarda un maggior rigore nel controllo dei confini, però divergono su un altro aspetto non secondario della politica migratoria: la solidarietà nella ripartizione delle quote dei migranti. Soprattutto i paesi di Visegrád hanno più volte risposto negativamente a questo tipo di richiesta.

(Federico Ferraù)

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