L’Expo 2015: una grande opportunità per il sistema imprenditoriale italiano

- Giovanni Marseguerra

L’esposizione universale è una grande opportunità per attrarre investimenti dall’estero, per promuovere le eccellenze del made in Italy, per rilanciare un piano di infrastrutture di cui l’Italia ha bisogno, per valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico

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Il primo Forum del Sistema produttivo milanese sul tema “Milano verso l’Expo 2015: Sviluppo economico e sociale”, organizzato dalla Camera di Commercio di Milano, ha rappresentato un primo significativo momento di riflessione per valutare in modo approfondito, a quasi due mesi dall’assegnazione a Milano dell’Expo 2015, le molte e complesse implicazioni che derivano dalla organizzazione di un avvenimento così rilevante che durerà sei mesi e che si prevede avrà circa 29 mila visitatori.

Come ormai tutti riconoscono si tratta di un evento la cui gestione presenta delle sfide e delle opportunità immense per il territorio e per la società civile, non solo dell’area milanese ma dell’Italia intera. Certamente l’area metropolitana milanese è in prima fila con il suo ricco ed articolato tessuto produttivo, composto da più di 340 mila imprese attive nel 2006 che complessivamente costituiscono circa il 40% delle imprese lombarde ed il 6% delle imprese italiane, e che rappresenta da sempre uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano tanto che, ad esempio, nel 2005 è stato capace di generare un PIL complessivo pari a circa il 10% del PIL nazionale, con una quota di PIL pro-capite pari a quasi 36 mila euro annui. Si tratta di cifre impressionanti che danno l’idea di una ricchezza diffusa sul territorio e che discende dai valori forti della imprenditorialità, della serietà, della creatività e dell’innovazione.

L’Expo arriva dunque in un territorio dotato di grandi risorse umane e materiali ma che nel corso degli ultimi dieci anni è stato capace anche di coniugare lo sviluppo con la solidarietà attraverso l’applicazione concreta e non occasionale della sussidiarietà come principio ispiratore delle scelte delle istituzioni locali. Bene ha fatto dunque il Governatore Formigoni a ricordare come il tema scelto da Milano per l’Expo, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, sia profondamente connesso ai grandi obiettivi e alle grandi sfide di questo millennio, perché quella alimentare è una sfida che chiama in causa tutti i Paesi ricchi dell’Occidente e che ci impone di ripensare il nostro modello di sviluppo mettendo la persona e i suoi diritti inalienabili al centro di ogni progetto di crescita. E bella è parsa anche l’idea del Sindaco Moratti che Expo 2015 non abbia un simbolo fisico, come fu a suo tempo la Torre Eiffel a Parigi, ma piuttosto una serie di strutture come ospedali, centri di formazione e di ricerca che dovranno essere realizzate nel mondo nei prossimi sette anni. Si tratta forse di piccoli segnali ma che hanno però una straordinaria valenza culturale al fine di mettere in moto quei meccanismi di sviluppo solidale sui quali tutti concordano.

L’Expo 2015 è certamente una grande opportunità per attrarre investimenti dall’estero, per promuovere le eccellenze del made in Italy, per rilanciare un piano di infrastrutture di cui l’Italia ha un tremendo bisogno, per valorizzare un patrimonio culturale e paesaggistico senza pari nel mondo. Che il primo momento di seria riflessione sull’Expo sia stato organizzato dalla Camera di Commercio è poi un altro indicatore di quanto l’Italia sia un Paese reticolare e di quanto rilevante sia il ruolo dei soggetti intersezione, quei soggetti cioè che si collocano al confine tra la società e le istituzioni e tra la società e il mercato. E tra i quali è particolarmente rilevante il sistema camerale, per la sua capacità di essere a un tempo punto di raccordo tra le necessità del sistema produttivo e le richieste della società e snodo essenziale per orientare le istituzioni verso il soddisfacimento dei bisogni della società e delle imprese. I soggetti intersezione, tra i quali rientrano anche i distretti che sono fatti sì di imprese che operano sul mercato ma la cui forza principale è di tipo sociale, sono particolarmente importanti in un Paese come l’Italia che è povero di grande imprese ma che è ricco di piccole imprese connesse da un ingente capitale sociale. D’altronde nella moderna economia della conoscenza la dimensione da sola non garantisce forza competitiva. Oggi un’impresa non è grande tanto (e comunque non solo) per il fatturato o per il numero di dipendenti, ma piuttosto per la ricchezza del suo capitale umano e per la sua capacità di creare ed aggregare conoscenze e competenze, i veri asset della economia della conoscenza, da utilizzare poi per perseguire specifici progetti industriali. Alla luce di queste considerazioni è dunque assolutamente necessario che le nostre imprese riescano a fare rete, a fare sistema, a trovare coesione per concorrere assieme. In Italia le reti ci sono, molte di queste anche potenzialmente eccezionali ma hanno il non trascurabile difetto che tendono ad essere poco funzionanti e pochissimo tra loro interconnesse.

Si pensi ad esempio al sistema imprenditoriale italiano che, come è noto, è composto da una ampia e diversificata rete di imprese comprendente 156 distretti manifatturieri di PMI per un totale di circa 2 milioni di addetti, più di 100 imprese con fatturati superori al mezzo miliardo di euro, circa 4 mila medie imprese con fatturati tra 13 e 260 milioni di euro e addetti compresi tra 50 e 499. Accanto a questa straordinaria rete di imprese, vi è anche una ampia e variegata rete scientifico-tecnologica, con molte disfunzioni, sprechi e inefficienze ma anche straordinarie punte di efficienza, composta da 8 Enti pubblici di ricerca (CNR, ENEA, IIT, ecc.), con un totale di circa 230 tra centri, laboratori e enti similari, e 83 Università. Se dunque nei fatti le reti ci sono, tuttavia esse sono tra loro scarsamente connesse e collegate. Solo favorendo il collegamento ed il trasferimento di tecnologia tra il mondo delle imprese e quello della ricerca potremo riuscire a promuovere significativamente la capacità di innovazione delle nostre PMI. L’obiettivo dell’Expo 2015 deve dunque trasformarsi in un grande impulso a sviluppare quella capacità, tipica dei nostri distretti industriali, a cooperare e a competere allo stesso tempo, a far crescere le imprese e anche il territorio, in una visione dinamica della solidarietà che non dimentica che per poter distribuire ricchezza, prima bisogna crearla. C’è allora da sperare che le tante competenze culturali e scientifiche concentrate a Milano, tra cui ben sette Università, la ricca presenza del terzo settore, con tra l’altro la sede, proprio a Milano, dell’agenzia nazionale del non profit, possano condurre alla elaborazione di un disegno di sviluppo veramente basato sulla valorizzazione e la promozione della persona.

 


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