COMUNE/ Pillitteri: la giunta Pisapia sbanda a sinistra e si allontana dal riformismo di Milano

- Gianluigi Da Rold, int. Paolo Pillitteri

Paolo Pillitteri, già sindaco riformista di Milano, guarda con attenzione le mosse della nuova giunta Pisapia. L’intervista di GIANLUIGI DA ROLD sui primi mesi della nuova amministrazione

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Foto Imagoeconomica

L’ultimo sindaco dichiaratamente riformista di Milano, il socialista Paolo Pillitteri, guarda con attenzione le mosse della nuova giunta milanese presieduta dal nuovo sindaco Giuliano Pisapia. Pillitteri è troppo legato a Milano per non interessarsi anche di una amministrazione che certo non rappresenta il suo ideale di riformismo. Dice come commento complessivo: «Il riformismo milanese è stato sempre molto moderato e, malgrado gli sforzi del sindaco e di una personalità forte e rappresentativa come Bruno Tabacci, mi sembra che sbandi a sinistra rispetto al tradizionale riformismo della città».

In questi giorni, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha guardato i conti della manovra e ha sostanzialmente detto, certo brevemente (e quindi da prendere solo tra qualche giorno con la dovuta considerazione) che farà di tutto per difendere i ceti meno abbienti, i ceti poveri di Milano. Poi si è detto anche disposto a vendere le municipalizzate non strategiche. Che ne pensa Pillitteri? «Mah, mi coglie alla sprovvista. Non riesco a comprendere quali possano essere le municipalizzate non strategiche. Magari si tratta solo di aggettivi da chiarire. Forse c’erano un tempo, come la “Centrale del latte” e le “Farmacie”. Non vorrei dire che il nuovo sindaco non le conosca bene, ma le municipalizzate di Milano sono non solo colossi, ma un distintivo e il simbolo di una città importante, dove la politica amministrativa si porta avanti anche con queste grandi realtà come le municipalizzate. Staremo a vedere. Quanto alla difesa dei ceti meno abbienti, oppure dei poveri se vogliamo usare questa parola, vorrei far notare che Pisapia dovrebbe essere più preciso. Intanto ricorderei che se passa questa tassa di solidarietà per i redditi, dai novantamila euro in su, Milano viene letteralmente investita e impoverita. È una misura depressiva soprattutto per Milano, dove c’è una ricchezza diffusa. Questa mi sembra una cosa che riguarda proprio direttamente una città come Milano».

Nascono poi una serie di polemiche. Il vicesindaco del Pd, Maria Grazia Guida, una collaboratrice di don Colmegna, parteciperà alla chiusura del Ramadan. E c’è un’apertura giudicata eccessiva per la programmazione di istituire o costruire una Moschea e centri islamici di quartiere. La presidente dell’Associazione donne marocchine, nonché deputata del Pdl Souad Sbai, è stata molto critica con questa scelte e sostiene che si favorisce più l’estremismo, i conservatori del “burka”, piuttosto che il moderatismo islamico dei fedeli che vogliono solo pregare silenziosamente. «Credo che ne avrei fatto a meno di partecipare alla chiusura del Ramadan. Per carità, è legittimo, ma io ne avrei fatto a meno.

Tutta questa vicenda deve essere curata con molta attenzione, bisogna prenderla con le “pinze”. Mi sembra il residuo della politica di “curia” un po’ svagata. In ogni caso io mi dichiaro perplesso. La materia resta sempre all’ordine del giorno non solo per questioni di sicurezza, ma riguarda una reciprocità che dovrebbe essere rispettata tra paesi musulmani e Paesi cristiani come il nostro. Ora, a quanto mi risulta, non mi sembra che questa reciprocità nei confronti delle comunità cristiane, nei paesei musulmani venga rispettata o presa tanto in considerazione. E perché dovremmo invece concedere tutto noi?».

In compleso, Pillitteri lei come vede questa Milano governata da Giuliano Pisapia? «Devo dire che la vedo in modo ambiguo. Oggi Milano è amministrata da una giunta più a sinistra dell’elettorato tradizionale milanese. In realtà, si voleva cambiare, si voleva un cambiamento e si sono oltrepassati i confini. Insomma si è andati troppo in là nel cambiamento Poi, al momento c’è l’abilità di Pisapia che cerca di mediare e finora ne è stato capace.

C’è la personalità di Tabacci, che rappresenta un mondo importante a Milano, che va da Bassetti a Bazoli, e che di certo sa governare e mediare nella spinta delle posizioni estremiste. Ma mi chiedo fino a quanto durerà questo equilibrio interno alla Giunta».

Ultima domanda: che cosa succederà a Milano da qui all’Expo? Rappresenterà sempre una grande realtà europea? «A mio parere l’Expo consacrerà come indiscusso leader del Nord, Roberto Formigoni. Cosa che mi sembra stia già avvenendo. Quanto al futuro di Milano pesano tanti fattori. Anche quanto durerà l’equilibrio interno di questa giunta».

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