SPENDING REVIEW/ Formigoni: tre mosse per salvare le Regioni dai tagli dei Prof

- int. Roberto Formigoni

Per ROBERTO FORMIGONI, nonostante le buone intenzioni, il provvedimento non sortirà alcun effetto benefico finché non si adotterà il metodo dei costi standard del federalismo fiscale

roberto_formigoni_microfoni Infophoto

Il termine, in inglese, significa semplicemente revisione della spesa. Vi si aggiunge, in genere, l’aggettivo “razionale”, per connotarla in senso opposto ai cosiddetti tagli lineari, ove si fissava un importo da decurtare dicendo, in sostanza, ai sindaci, ai presidenti di Regioni, ai ministri o a chiunque fosse intestata la responsabilità ultima del bilancio di un’amministrazione pubblica: “arrangiatevi”. E’ cambiata la semantica ma nei fatti è rimasto tutto identico a prima. Il decreto del governo prevede una sottrazione indiscriminata di risorse, a prescindere dalla virtuosità o meno dei soggetti coinvolti. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ci anticipa quanto suggerirà, questa sera, all’incontro delle 18 tra i governatori delle Regioni e il premier Monti, dove spiegherà come modificare la spending review per renderla, effettivamente, razionale.

Come valuta, in generale, il decreto?

Animato da ottime intenzioni. Finalmente, infatti, ci si è posto come obiettivo l’abbattimento della spesa, invece dell’introduzione di nuove tasse. I risultati, tuttavia, prevalentemente contrastano con le intenzioni.

Ci faccia un esempio

Le faccio quello relativo alla misura più sbagliata in assoluto: si parla di taglio alle Regioni. Il che fa intendere che esse ricevano dei finanziamenti dallo Stato e che dovranno impegnarsi per sforbiciarli. Ma le cose non stanno assolutamente in questi termini. Da Roma, infatti, provengono risorse destinate ad un solo capitolo: il trasporto pubblico locale. Escludendo, ovviamente, la sanità, che va trattata come un capitolo a sé stante.

E per il resto? Di che vivono le amministrazioni regionali?

Di risorse proprie. I tagli lineari hanno, nel corso degli anni, praticamente azzerato i trasferimenti.

A quanto ammontano i tagli ai trasporti previsti dalla spending review?

Per la Regione Lombardia, a 250 milioni di euro in due anni.

Cosa comporteranno?

Guardi: siamo stati i primi a chiedere la compartecipazione dei cittadini alle spese relative ai trasposti, aumentando il prezzo dei biglietti del treno del 22-23%; inoltre, siamo riusciti ad aumentare le corse, incrementando del 60% il numero dei  pendolari; e, attualmente, 650mila cittadini lombardi tutti i giorni prendono il treno per spostarsi, per motivi di lavoro o di studio. Questi dati ci rendono, anche per quanto riguarda il trasporto pubblico, la Regione più virtuosa. Nonostante ciò, Ferrovie dello Stato e Trenord, vedendosi ridurre le risorse, non potranno fare altro che tagliere le corse.  

A quanto ammontano, invece, i tagli alla sanità?

E’ previsto, per il 2012, un taglio da un miliardo di euro per tutte le Regioni. Quindi, per la Lombardia, sarà di 160 milioni (in sei mesi!); l’anno prossimo ci vedremo decurtati 320 milioni di euro e quello dopo ancora 350.

Come valuta i provvedimenti relativi?

A parte il fatto che comunicare i tagli a metà anno, quando i bilanci si fanno all’inizio, è estremamente scorretto, posso anche accettare che mi si chieda di eliminare ulteriormente gli sprechi nella sanità. All’incontro, quindi, mi renderò disponibile a farlo; so, del resto, dove andare a tagliare. Ma a patto che ci venga consentito di operare come decidiamo noi. Abbandonando, quindi, il metodo dei tagli lineari sin qui adottato.

Cosa suggerisce?

Adottiamo il criterio dei costi standard del federalismo fiscale, l’unico attraverso cui sia possibile capire chi spreca e chi risparmia. Per cinque anni, d’altronde, le Regioni, lo Stato e i partiti hanno lavorato per determinare il prezzo di ciascuna prestazione sanitaria mentre il commissario Enrico Bondi ha ulteriormente perfezionato il meccanismo, distinguendo 75 voci merceologiche per ciascuna delle quali è stata individuato un costo medio, comprensivo di svariati parametri. Si chieda alle Regioni, quindi, di tagliare in virtù della devianza, per ciascuna voce, dalla media identificata. Do al governo altri due suggerimenti.

Quali?

Si prendano in considerazione i risultati della Commissione paritetica sulla spesa pubblica in Italia che ha iniziato a lavorare per individuare, in ogni Regione, ministero e Comune, dove si spende bene e dove si spende male. I primi rapporti indicano con chiarezza una serie di punti su cui tagliare. Infine, è giunta l’ora di vendere il patrimonio pubblico italiano. Si tratta di 500 miliardi. So bene che non è vendibile in una settimana. Ma, in paio d’anni, sì. Annulleremmo, così, più di un quarto del nostro debito pubblico e i relativi interessi. Sarebbe possibile, a quel punto, abbassare le tasse. E l’Italia potrebbe ripartire.

Crede che nel provvedimento possano sussistere profili di incostituzionalità come ha ipotizzato il governatore del Veneto,Luca Zaia?

Possono esserci. Personalmente, tuttavia, preferisco un atteggiamento collaborativo nei confronti del governo. Che, dal canto suo, dovrebbe iniziare a considerarci parte dello stesso sistema, non come la sua controparte. Quindi, all’incontro di stasera, chiederò al governo di correggere insieme la spending review. Al commissario Bondi ho spiegato cosa abbiamo fatto in questi anni per contenere le spese. E’ rimasto stupefatto. Suggerisco, quindi, di prendere in considerazione il modello lombardo, di confrontarlo con gli altri – anche quelli comunuali e ministeriali – e di trovare la sintesi migliore.

Bondi è rimasto stupefatto ma, finora, il governo ha agito in senso opposto

Si tratta delle solite resistenze dell’apparato burocratico statale e degli uffici centrali, contrari a qualunque cambiamento. Monti dovrebbe fare attenzione a non lasciarsi suggestionare. La sua impostazione e quella di Bondi è corretta. I loro uffici, tuttavia, traducendola in decreto legge, sono andati nella direzione opposta.

Crede che il provvedimento, se non sarà modificato, inasprirà la fase recessiva?

Credo proprio di sì. Guardi il taglio sui treni: è demenziale! Si intende forse non consentire alle persone di andare al lavoro? O obbligarle a prendere la macchina, spendendo 10 volte tanto e contribuendo, così, al traffico e all’inquinamento?

 

(Paolo Nessi)







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