FORMIGONI INDAGATO/ Zangrandi (Bocconi): con le funzioni non tariffabili non si “mangia”

- int. Antonello Zangrandi

Per ANTONELLO ZANGRANDI i criteri con cui le funzioni non tariffabili sono definite sono tutti evidenti nelle delibere e sono oggettivi. Non si tratta di somme erogate in modo arbitrario

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(Infophoto)

La stampa di sinistra lo ha definito “il business delle funzioni non tariffabili”, vero cardine del presunto “patto d’affari” tra Formigoni e Daccò. Come sempre, i media hanno lanciato il sasso e nascosto la mano, evitando di prendersi la briga di spiegare che cosa siano le “funzioni non tariffabili” oggetto dei loschi scambi ai vertici del Pirellone. Per fare luce sulla vicenda, Ilsussidiario.net ha intervistato Antonello Zangrandi, professore di Economia aziendale all’Università di Parma.

Professor Zangrandi, che cosa sono le “funzioni non tariffabili”?

Le funzioni non tariffabili innanzitutto sono previste dalla normativa nazionale, e non sono un’invenzione di Formigoni. Si tratta di una serie di attività svolte dagli ospedali che non devono essere remunerate utilizzando le tariffe. Per esempio se un paziente si reca in ospedale per una gastroscopia, paga un corrispettivo. Ma se un cittadino si rivolge al centro anti-veleni perché il figlio è rimasto intossicato, non paga ogni volta che telefona, in quanto la Regione finanzia funzioni di natura più generale utilizzando non le tariffe, ma i cosiddetti costi standard.

Per quale motivo?

Per svolgere una certa attività, è bene non pagare la singola tariffa ma è opportuno remunerare complessivamente il costo che per tutte le attività svolge un determinato ospedale. La Regione in questi anni ha generato una serie di tariffe per diverse funzioni. Una parte del pronto soccorso è pagata a prestazione, per esempio gli esami del sangue. La struttura e i medici devono però essere operativi anche quando per ipotesi non si presentasse nessun paziente. La Regione paga quindi sia per le singole prestazioni, sia per una funzione legata alla presenza 24 ore al giorno di medici, infermieri e attrezzature. Quest’ultima è la cosiddetta “funzione non tariffabile”. Esiste inoltre una serie di variabili, per esempio si sa che gli ospedali a padiglioni hanno dei costi maggiori di quelli monoblocco, e quindi la Regione ha riconosciuto delle funzioni non tariffabili maggiori ai primi rispetto ai secondi.

Le funzioni non tariffabili, in quanto meno quantificabili rispetto alle prestazioni, possono essere utilizzate più facilmente per attività illecite?

I criteri con cui le funzioni non tariffabili sono definite sono tutti evidenti nelle delibere e sono oggettivi. Non si tratta quindi di somme erogate in modo arbitrario, ma di attività remunerate come costi standard anziché sulla singola prestazione. Come tutti i costi, si basano su tecniche di calcolo e non su criteri soggettivi. Rispetto alle funzioni non tariffabili, è molto più difficile quantificare quanto costa una singola prestazione. Per esempio il costo di un intervento chirurgico dipende da chi è il chirurgo, da quanto tempo occorre nella sala operatoria, da quanta degenza c’è, da quale protocollo è utilizzato, da quali sono i turni in reparto, e da molte altre variabili.

 

Eppure secondo la stampa la Regione avrebbe utilizzato le funzioni non tariffabili per finalità poco chiare…

 

Il primo dato di fatto, evidenziato dalle statistiche, è che le funzioni non tariffabili sono destinate in gran parte agli ospedali pubblici, come il Niguarda, l’Ospedale di Brescia e il Policlinico. So per certo che molti ospedali privati alcuni anni fa avevano polemizzato apertamente per questo fatto, chiedendo un riequilibrio tra strutture pubbliche e private.

 

Lei che cosa ne pensa nel merito di queste accuse?

 

Ritengo molto improbabile che le funzioni non tariffabili siano state utilizzate per fare girare dei soldi. Come le ho spiegato prima, si tratta di attività i cui costi sono definiti in modo chiaro e oggettivo per tutte le strutture, pubbliche e private. A parità di condizioni, qualsiasi ospedale doveva ricevere la stessa somma, ed è quindi facile verificare se ciò sia avvenuto o meno. Mi auguro che la magistratura che sta indagando vada a leggersi tutte le delibere, con i singoli criteri, e li verifichi in modo analitico. Se ha sospetti di questo genere, la Procura verifichi ciò che deve verificare il prima possibile, in modo tale che la sanità in questa Regione possa continuare serena sulla strada della qualità che ha percorso in questi anni.

 

(Pietro Vernizzi)



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