LOMBARDIA/ Forte: i poteri “laici” che attaccano Cl e il modello lombardo sono in mala fede

- int. Francesco Forte

FRANCESCO FORTE spiega perché il modello lombardo, specie per quanto riguarda la sanità, resta il migliore; dal punto di vista contabile e della qualità dei servizi offerti  

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Roberto Formigoni (Infophoto)

Dopo mesi di logorìo il governo della Lombardia ha iniziato a franare irrimediabilmente, sino ai prodromi della fine che va consumandosi in questi giorni. Ma il cosiddetto “modello lombardo” è o non è il migliore d’Italia?  A dire il vero, pure quello che pareva un dato acquisito sta venendo pian piano messo in dubbio, discusso, criticato. Con delle ragioni, o semplicemente per colpire Formigoni attaccando il suo modello di governo? Lo abbiamo chiesto a Francesco Forte, economista.

Che cos’ha di tanto particolare il modello lombardo?
Normalmente, in qualunque Regione, il dibattito verte sull’opportunità di gestire in proprio le aziende di pertinenza pubblica o se esternalizzare, facendo realizzare i servizi a soggetti terzi; se questo, per quanto riguarda ad esempio i trasporti – tra le poche voci di competenza regionale – accade pressoché ovunque senza destare scalpore, nella sanità suscita non poche polemiche.

Perché?
Anzitutto, perché la sanità è la principale voce di bilancio delle Regioni. Ma, al di là di questo, alcune posizioni ideologiche sostengono che la sanità dovrebbe essere pubblica non solo dal punto di vista dell’obbligo della collettività di garantire a ciascuno le cure necessarie, ma anche rispetto alla gestione concreta dei servizi. Vi è, in aggiunta, un pregiudizio – ma legato a ragioni molto più pratiche – nei confronti dell’esternalizzazione di matrice cattolica.

Cosa intende dire?
Beh, non è un caso che nella polemica contro il modello lombardo stia avendo grande spazio la critica simultanea a Comunione e liberazione. Si vuol lasciar intendere che le cliniche private gestite da un certo mondo cattolico avrebbero goduto di privilegi e benefici a scapito di quelle gestite dal mondo laico dei vari Rotelli e De Benedetti. Questo, ovviamente, non è vero, dato che i parametri che si utilizzano per destinare le risorse finanziarie alle diverse strutture sanitarie sono uguali per tutti, noti e trasparenti. Tuttavia, l’argomento viene brandito perché un certo mondo ha compreso che la “torta” è grande, e la vorrebbe tutta per sé.

In ogni caso, perché il sistema lombardo dovrebbe essere preferibile a quello delle altre regioni?
Anzitutto, lo è dal punto di vista del bilancio. Di recente, la stessa Corte dei Conti ha certificato come la Lombardia sia l’unica Regione ad avere le varie voci di spesa in regola. Lo è anche dal punto di vista della qualità dei servizi. Non si capirebbe, altrimenti, perché i cittadini delle altre Regioni, spesso, vadano a farsi curare in Lombardia mentre il contrario non accade mai.

Eppure, viene imputata all’amministrazione di Formigoni una gestione disinvolta delle risorse destinate alle funzioni non tariffabili, le uniche ove, teoricamente, è possibile disporre di ampi margini di discrezionalità. 

Anche in tal caso la casta sanitaria ha prodotto l’attacco alla casta politica. Anzitutto, è noto come le risorse destinate alle prestazioni non tariffabili siano legate al criterio dei costi standard e a parametri pubblici, noti ed estremamente trasparenti; oltretutto, chi imputa alle funzioni non tariffabili il rischio di costituire un bacino di opacità è poco esperto di questioni contabili. I maggiori sprechi, infatti, in Italia, sono legati casomai alle funzioni tariffabili perché legate a criteri burocratici e soggetti, questi sì, a facili distorsioni.

Si contesta al governo regionale di aver aumentato al massimo l’addizionale Irpef.
Anzitutto, l’aliquota all’1,4% non costituisce di certo una della principali fonti di entrate delle Regioni. Detto ciò, se l’aliquota è stata aumentata, lo si è fatto proprio per mantenere i conti in ordine evitando di fare della demagogia; spesso, infatti, i bilanci dissestati dipendono dal non aver fatto pagare i servizi. La Lombardia, inoltre, gode di meno sovvenzioni ma riesce egualmente a dare buoni servizi e, al contempo, ad evitare insoluti, interessi passivi, bilanci in rosso sanati a posteriori e deficit nascosti (come spesso avviene nel settore dei trasporti); elementi tipici, invece, di molte altre Regioni.

Pare, inoltre, che i ticket e le ricette costino mediamente molto di più che nel resto d’Italia.
Si è deciso di far pagare a tutti una piccola differenza aggiuntiva, anzitutto, per poter consentire anche ai cittadini meno abbienti di godere delle cure delle cliniche di lusso; inoltre, in questo caso, la maggiorazione rappresenta un investimento per offrire i servizi migliori.

Il San Raffaele, infine: può, all’interno di un sistema ritenuto efficiente, essere esploso un caso simile?
La conoscenza dei bilanci del San Raffaele e le relative indagini sarebbero dovute essere di pertinenza, casomai, della magistratura o della polizia contabile; probabilmente, essendo completamente assorbite dalle indagini su Berlusconi, non si sono accorte di ciò che stava per esplodere.



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