EXPO 2015/ 1. Luttwak: il cibo? Noi americani rimpiangiamo l’Italia della moda e del design

Per EDWARD LUTTWAK, negli Usa c’è molto meno interesse per l’Expo 2015 rispetto a quello del 2010 a Shanghai, e la colpa è anche delle tariffe eccessivamente care degli hotel milanesi

10.05.2015 - int. Edward Luttwak
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Il padiglione americano a Expo 2015

“Negli Usa c’è molto meno interesse per l’Expo 2015 rispetto a quello del 2010 a Shanghai, e la colpa è anche delle tariffe eccessivamente care degli hotel milanesi che rendono questa esposizione meno accessibile di quella cinese di cinque anni fa”. Lo afferma Edward Luttwak, economista, politologo e saggista americano, secondo cui “per gli americani Milano è interessante solo per la moda e il design. Per il resto, Expo invece è un fatto esclusivamente europeo”. L’Expo ha aperto da una settimana, 144 i paesi partecipanti su un’area di 1 milione di metri quadri. Archiviata la brutta parentesi del giorno inaugurale, quando i black bloc hanno devastato alcune vie del centro di MIlano, ora l’Expo si misura direttamente con il gradimento del pubblico.

Quanto interesse sta suscitando negli Usa l’Expo milanese?

Per il momento l’immagine dominante per gli americani è ancora quanto avvenuto nel centro di Milano con i black bloc. I media Usa finora si sono concentrati soprattutto su questi incidenti. Non ho visto invece presentazioni dei vari padiglioni.

Sono tanti gli americani che verranno a Milano per Expo?

Gli americani che vanno a Milano sono solo quelli interessati alla moda e al design, e questi ultimi guarderanno Expo con attenzione, mentre per gli altri non è un evento di primaria importanza.

Quanto contano il tema del cibo e l’agroalimentare?

Poco, per gli americani non è una cosa importante. Expo è un evento che conta per gli europei, perché possono prendere la macchina e andare a vederlo, mentre gli americani non prenderanno l’aereo solo per venire a visitare i padiglioni.

Neanche chi fa l’imprenditore?

Anche tra gli imprenditori Usa c’è poco interesse per Expo.

Cinque anni fa non era stato così…

Quando c’è stato l’Expo 2010 a Shanghai, il governo cinese ha fatto tutto il possibile per attrarre il maggior numero possibile di visitatori. Per esempio il prezzo di una camera d’albergo era molto più bassa di tutti gli altri periodi dell’anno, mentre non si può certo dire lo stesso per Milano. Il fatto decisivo per attrarre visitatori durante l’Expo sono i costi delle strutture ricettive.

In Cina però c’è ancora il comunismo e quindi un’economia di Stato…

Non importa se ci sia o meno il comunismo. Il fatto è che durante l’Expo 2010 a Shanghai si pagavano 200 dollari per una suite in un albergo a 5 stelle. Un americano che deve andare in Italia invece non sceglie Milano, perché le tariffe degli hotel del capoluogo lombardo sono troppo care. E la conseguenza è che se si trova già in una città vicina magari passerà a visitare Expo, ma non verrà in Italia solo con questo motivo.

E’ il governo italiano che dovrebbe intervenire per abbassare le tariffe?

Non voglio dire che dovrebbe o non dovrebbe farlo, mi limito a osservare che Shanghai ha abbattuto tutte le barriere per un americano che voleva visitarla, mentre Milano non ha fatto altrettanto.

Le tariffe degli alberghi sono l’unica differenza tra Milano e Shanghai?

No. Il punto è che c’è una percentuale elevata di americani che sono già stati in Italia, mentre l’Expo di Shanghai è stata l’opportunità per l’americano che non era stato mai in Cina di visitarla.

 

Ritiene che il tema dell’alimentazione sia poco azzeccato?

Per gli americani l’eccellenza del cibo italiano è già un fatto assodato. L’agroalimentare italiano deve ancora conquistare mercati come Cina o India, ma non certo gli Stati Uniti. Ci sono tante imprese che vendono il cibo italiano negli Usa, anzi possiamo tranquillamente dire che il cibo italiano in America ha trionfato tanto è vero che i ristoranti francesi non si vedono più.

 

Quanto conta il fatto che tra gli sponsor di Expo ci siano McDonald’s e Coca Cola?

Il valore di questo fatto è pari a zero. A Expo si parlerà anche della fame nel mondo.

 

Come vede questo tema?

L’approccio a questo tema è molto europeo e tutto ciò negli Stati Uniti non funziona.

 

Lei vuole dire che agli americani non importa nulla della fame nel mondo?

Gli Stati Uniti si interessano della gestione dei conflitti, mentre la fame dell’Africa è una cosa che lasciano agli europei. Gli africani affamati vanno in Europa, non certo in America.

 

Gli Usa possono chiamarsi fuori dal problema dello sviluppo in un mondo globalizzato?

Ancora una volta questa è una questione interessante per l’Europa ma meno per gli Stati Uniti. L’Expo comunque non è uno strumento per dare risposte a questo problema, né può avere alcun impatto nei suoi confronti.

 

C’entra l’Expo con lo sviluppo del mondo? Il titolo è “Nutrire il pianeta”…

Se qualcuno volesse organizzare un Expo con un impatto sullo sviluppo del Terzo Mondo dovrebbe farlo in Congo, non in Italia.

 

Gli Stati Uniti avrebbero preferito che l’Expo 2015 si fosse tenuta nella concorrente Smirne?

No, nel modo più assoluto. Il tentativo turco di presentarsi in modo accettabile, come se fosse quasi un Paese occidentale, ormai è fallito da tempo. La Turchia è vista sempre di più come un Paese in corso di islamizzazione, con un governo sempre meno democratico e sempre più musulmano. Un tempo le istituzioni turche erano sulla strada verso l’occidentalizzazione, mentre da alcuni anni stanno andando nella direzione opposta.

 

(Pietro Vernizzi)

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