MILITARE MORTO PER SALVARE RAGAZZO/ Il sacrificio di sé è sempre scandalo e follia

- Mauro Leonardi

Il sottufficiale di Marina Aurelio Visalli è morto per salvare due giovani in mare. Una dedizione fino all’estremo sacrificio

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Motovedetta della Guardia costiera (LaPresse)

È iniziato tutto con una bravata a Milazzo, nei pressi di Messina, in località Puntitta. Sabato pomeriggio 26 settembre due quindicenni, nonostante le condizioni meteo fossero avverse e ci fosse una grossa mareggiata in corso, hanno deciso di sfidare il mare trovandosi subito nell’emergenza. A quel punto sono scattati i soccorsi della Guardia costiera e, sebbene le onde fossero alte fino a sei metri, il sottufficiale Aurelio Visalli, 40 anni, secondo capo della Guardia costiera di Milazzo, si è buttato per aiutare uno dei due aggrappato ad una boa: la mareggiata però lo ha travolto e il corpo è stato ritrovato il giorno dopo verso le 8.30 dall’equipaggio della motovedetta della Capitaneria di porto.

La drammatica notizia fa il giro del Paese e interpella molti politici: tra gli altri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro della Difesa, quello degli Esteri Di Maio, la ministra Lamorgese: tutti rimangono colpiti da chi perde la vita compiendo eroicamente il proprio dovere con un gesto di altruismo e di abnegazione che sono normali tra chi è abituato a compiere fino in fondo il proprio dovere.

Proprio questo mi colpisce: questa vicinanza tra chi dona la vita con la piena consapevolezza che è il bene più prezioso e chi la mette a repentaglio per un malinteso senso del coraggio. Fa male pensare al sacrificio di un uomo che lascia due figli, al dolore angosciante che travolge due famiglie perché hanno perso un padre, un marito, un figlio per aiutare chi rischiava di perdere la vita per una stupida sfida. È un po’ la stessa differenza che abbiamo trovato in questi mesi tra quei medici e quegli infermieri eroici che hanno cercato di salvare quante più vite possibili durante l’emergenza Covid e quelle persone, giovani e non, che si sono immerse nelle movide, nelle vacanze estive, nelle feste mondane, senza alcuna cautela: per giungere fino ai negazionisti che, in definitiva, pensano che il sacrificio affrontato sia stato inutile. Il fatto è che la morte di un “eroe” è sempre scandalo e follia: la vita donata per salvare quella degli altri (pensiamo alla morte di don Roberto Malgesini qualche giorno fa a Como) è un gesto che ha sempre un impatto fortissimo e sprona ad essere generosi, a non dare importanza a chi diffonde malaugurate leggende su servitori dello Stato o dell’esercito che navigherebbero nelle furberie o nella corruzione.

Sono tante le persone che in maniera nascosta, con la semplicità di chi fa sembrare ovvio l’eroismo, compiono ogni giorno il proprio dovere fino in fondo. Fino a donare la loro vita.

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