MONDIALI CALCIO FEMMINILE 2019/ Solo una moda (e il Grande Fratello ci guarda)

- Carlo Bellieni

Di colpo mezza Italia è diventata appassionata di calcio femminile, ma è solo conformismo, indotto dai media per fare soldi

Italia donne Giacinti
Diretta Italia Bosnia donne (repertorio LaPresse)

Finalmente ci stiamo appassionando al calcio femminile: e ci piace in particolare perché non si assiste alle stramberie di calciatori maschi ultrapagati (senza un calmiere e senza indignazione), che cambiano casacca ogni anno e che sono noti soprattutto per le simulazioni in campo. Finalmente la tv trasmette qualcosa di nuovo, di alternativo, di bello e di divertente. Ma questo scenario ultrapositivo va sollevato come un bel tappeto in salotto quando si vuol vedere se tutto è in ordine, e talora ci si trova sotto della polvere o briciole nascoste.

Già: dove era nascosta prima questa bellezza di gioco e agonismo veri? Perché nessuno ce la mostrava? Dove finirà dopo i mondiali francesi?

Per rispondere a questa domanda bisogna rifarsi a quanto accadde trent’anni fa, quando di punto in bianco gli italiani iniziarono a passare le notti davanti alla TV per fare il tifo (incredibile a dirsi oggi!) alle regate di barca a vela. Già, gli italiani diventarono di punto in bianco esperti di virate, spinnaker, gergo velico tecnico come se ci sguazzassero dentro dalla nascita. Poi più nulla. Era il 1983. Poi di nuovo sugli schermi e tutti esperti di vela con la mitica imbarcazione di Prada, Luna Rossa. Ma anche questo durò poco: dopo averci fatto sognare nel 2000 è finita in uno sterrato ad Imperia. Non ci sono acquirenti, per lo scafo che fu celebrato nelle “battaglie” per la conquista della Louis Vuitton Cup e della Coppa America; ma il rullo massmediatico aveva vinto: creare un bisogno, un interesse, sfruttarlo e poi disfarsene.

Quanti altri fenomeni conosciamo che come meteore passano sul cielo blu del teleschermo? Dalla canzone dell’estate (scelta chissà come tra mille simili, pompata al massimo e subito cancellata) al tifo per i temi ecologici (quando mai i nostri figli consumisti e che al massimo leggono un manga sarebbero mai scesi in piazza a manifestare per l’ambiente senza l’onda mediatica trascinatrice e omologante?). Dalle vicende di una guerra (chi ricorda più i drammi somali o dell’Ucraina?), alle parole di una ragazzina svedese che non ripete cose diverse da quanto scienziati e politici come Al Gore spiegano da anni – con conferme ma anche con varie smentite -, ma che è diventata ultrafamosa nel giro di un telegiornale, tranne passare nell’oblio fino al telegiornale successivo.

Insomma, abbiamo a che fare con uno strumento ultrapotente, il sistema dei massmedia, che ci condiziona e noi ingenuamente lo teniamo al centro del nostro salotto, in mano dei nostri bambini. Lui fa il suo dovere: indurci un modo di pensare detto “moda” e i desideri da avere tramite la pubblicità. Qualche volta accade che i suoi “pensieri” coincidano con qualcosa di bello come nel caso del calcio femminile, ma di norma ci trasporta su isole virtuali per stuzzicare i nostri desideri e omologare i nostri pensieri. La tv è in rete con i giornali e i media virtuali. Il suo scopo? Ipnotizzarci e vendere e per questo tra una pubblicità e l’altra inserisce qualcosa di attraente e per caso oltre all’attraente becero talvolta ci capita anche l’attraente serio, come questi mondiali femminili. Ma l’effetto ipnotico che provoca è davvero forte; tanto che l’American Academy of Pediatrics mette in guardia estrema dall’esposizione dei minori ai massmedia.

E il sistema dei massmedia è indifferente al bello; può accadere che il bello trapeli attraverso di esso in mezzo a programmi urlati, a pubblicità per il gioco d’azzardo eccetera, ma è un caso raro; come mette una cosa bella per attrarre, così ce ne mette due riprovevoli, l’importante è agganciarti al divano. La riprova è che invece tanti altri eventi di grande agonismo non li trasmette nessuno, si pensi agli sport detti “minori” solo da chi ha una visione condizionata dal Moloch di cui sopra: il judo, il basket, il baseball, l’equitazione, per non parlare di tutto il restante sport femminile o lo sport paralimpico. Oggi la bacchetta magica ha puntato il calcio femminile e ne siamo grati al Moloch; ma tutto il resto… è noia? Martin Heidegger metteva in guardia dalla dittatura del “si dice”, del “si fa”, cioè dal conformismo indotto dall’ambiente che ci porta a seguire e fare qualcosa perché lo fanno tutti, e il circo mediatico ha proprio questa cifra: puntare alle sensazioni più istintuali (le urla, le oscenità) perché sono quelle che istintivamente ti attraggono l’attenzione, ti rendono massa manipolabile e fanno raggiungere lo scopo: vendere.

Dunque evviva il calcio femminile, piombato in casa per una casualità seppur fortunata ma che crediamo sparirà appena si abbassa il sipario di questa competizione, non rendendo un bel servizio a queste giocatrici davvero brave; ma soprattutto attenti a quel che ci mettiamo in casa o che appoggiamo sulle nostre gambe per trasmettere dati e informazioni; la profezia di George Orwell si è realmente realizzata ma in modo ancor più sottile di quanto scritto nel romanzo 1984: non c’è un Grande Fratello che ci guarda mostrandoci il suo faccione dagli schermi; ci guarda spiandoci tramite la raccolta dei nostri gusti su internet, e ci parla insinuando nel nostro subconscio le sue mode e le sue pubblicità. Abbastanza da farci gridare aiuto.

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