Mons. Paglia: “Serve ridare dignità a anziani”/ “Quattro generazioni ma senza legami”

- Chiara Ferrara

Monsignor Vincenzo Paglia, ospite a Di Martedì, presenta il suo nuovo libro dal titolo L’età da inventare: “Serve ridare dignità agli anziani, sennò sono soltanto una spesa”

mons. paglia
(Uno Mattina)

Monsignor Vincenzo Paglia è stato ospite della puntata di Di martedì andata in onda su La 7 il 23 novembre per presentare il suo nuovo libro dal titolo “L’età da inventare”, edito da Piemme. Da anni l’arcivescovo si occupa dei bisogni delle persone anziane. “La vita di queste ultime ad oggi è ritenuta uno scarto. Il peggior nemico della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo”, ha sottolineato.

L’attuale Presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha ricordato come nel recente periodo la vita si sia allungata di circa trent’anni, ma che non si è riusciti ancora a dare valore a questi ultimi. “La maggior parte delle persone ha poca consapevolezza e filosofia in merito a ciò. In trent’anni c’è una generazione, pensiamo ai primi tre decenni della nostra vita. Dopo i 70 anni, invece, al momento c’è il vuoto. È necessario essere creativi per fare diventare fruttuosi gli anni che abbiamo guadagnato”.

Mons. Paglia: “Serve ridare dignità a anziani”. La questione politica

La questione resa manifesta nel corso della puntata di Di martedì da Monsignor Vincenzo Paglia non è esclusivamente sociale, bensì anche politica. Il tema degli anziani, infatti, salta agli onori di quest’ultima spesso per quanto riguarda l’ottenimento della pensione. “Il problema non è solo questo, essa ne è solo una sfaccettatura. È necessario ripensare totalmente l’anzianità. Se gli anziani vengono lasciati nella loro fragilità e trasportati in istituti costano migliaia di soldi e rischiano di sbilanciare le casse dello Stato. Bisogna rendere la vecchiaia anche un guadagno, non soltanto una spesa”, ha sottolineato.

Le rivoluzioni ideologiche portate avanti recentemente, in tal senso, non hanno fatto altro che creare, da un lato, un “individualismo esasperato” e, dall’altro lato, un “collettivismo che appiattisce”. Da qui la necessità di ricreare un ambiente unico, “ridando dignità alle persone di tutte le fasce di età e ad ogni comunità”. “Oggi coesistono per la prima volta nella storia quattro generazioni: bambini, giovani, adulti e anziani. Il problema è che, se immaginiamo questa struttura come un palazzo, ad ogni piano manca di ascensori. È necessario ritessere i legami tra le generazioni. I più piccoli e gli anziani possono aiutare con il loro rapporto quelle mediane a ritrovare il senso dell’esistenza. Papa Francesco è maestro in questo”, ha concluso l’arcivescovo.

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