LICEI MUSICALI/ Sull’educazione musicale anche i Maestri italiani a volte steccano

Continua il dibattito sui Licei Musicali. PIETRO BLUMETTI approfondisce lo stato della Riforma dell’educazione musicale italiana, senza risparmiare qualche critica ai musicisti italiani e agli errori compiuti negli ultimi dieci anni

17.06.2010 - La Redazione
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Per rimediare ai gravi danni provocati dal modo in cui in questi anni è stato condotto il processo di Riforma degli Studi musicali sarebbe necessario prendere coscienza di quanto siano stati eclatanti gli “sbagli” (o gli “abbagli”) compiuti dai “Musicisti italiani” nel corso di questi ultimi dieci anni; da quando cioè i Conservatori (in virtù della Legge 508/99) sarebbero dovuti divenire Istituti Superiori di grado “esclusivamente universitario”.

Intendo riferirmi agli errori compiuti da tutte quelle persone e da tutti quegli organismi che occupano un ruolo determinante e rappresentativo della categoria dei “musicisti” nel nostro paese, a livello istituzionale e amministrativo. Troppo spesso è stato superficialmente scritto che la citata legge di Riforma dei Conservatori aveva finalmente sancito il riconoscimento del “livello universitario” di tali istituti: questo non è assolutamente vero; i Conservatori erano già riconosciuti dalla Costituzione Italiana di tale livello, in quanto Istituti di alta cultura.

Non avrebbe dovuto quindi essere certo questo l’aspetto rilevante della legge di Riforma su cui concentrare l’attenzione e da cui partire per costruire la Riforma degli Studi musicali; purtroppo, invece, proprio così è stato: si è pensato solo a “ridisegnare” il segmento di Studi Superiore (e, come vedremo, lo si è fatto anche molto male). Non è stato invece assolutamente fatto quello che sarebbe stato logico e indispensabile fare subito: distribuire in modo uniforme edadeguato i “Corsi di base” (quelli relativi ai Corsi di Studio “Inferiori” e “Medi” tolti dai Conservatori riformati) nella scuola secondaria di I e II grado; per assicurarne una sufficiente presenza sul territorio italiano e, dunque, per diffondere la cultura musicale tra tutti i ragazzi del nostro Paese.

Proprio questo era infatti lo scopo e la sostanziale rivoluzionaria novità della suddetta legge di Riforma dei Conservatori; non avrebbero più abbracciato integralmente tutto l’arco del Corso di Studi relativo a qualsiasi disciplina musicale, ma si sarebbero concentrati solo sul segmento di Studi Superiore.

 

Le “Università della musica”: questi avrebbero dovuto semplicemente essere i “nuovi” Conservatori. Invece così non è stato! I suddetti Corsi “Inferiori” e “Medi” non sono stati ne tolti dai Conservatori riformati, ne distribuiti adeguatamente nella scuola Secondaria di I e II grado! Troppo pochi sono stati coloro che hanno evidenziato il fatto che tra gli “scopi principali” della legge di Riforma dei Conservatori vi fosse proprio quello, veramente “rivoluzionario” per il nostro paese, di diffondere tra tantissimi ragazzi lo studio della Musica; in virtù di una nuova sensibilità che conferiva finalmente anche agli Studi musicali lo stesso ruolo globalmente formativo di tutte le altre discipline presenti nella scuola italiana: si studiava musica non più solo per passione e per sperare di divenire dei professionisti della musica, ma per divenire persone culturalmente più ricche e dunque cittadini migliori.

Troppo pochi sono stati coloro che hanno evidenziato, con la necessaria forza e determinazione, come fosse assurdo pensare di poter costruire il “nuovo edificio” della Riforma degli Studi musicali partendo dal piano “superiore” senza prima assicurarsi di aver costruito il sostegno dei piani “inferiore” e “medio”. È certamente vero che i principali responsabili della mancanza di cultura musicale nel nostro paese sono da sempre i nostri governanti; persone che, in generale, continuano a ritenere gli Studi musicali una ricchezza formativa non importante per tutti i nostri ragazzi; e quindi un disciplina che non deve far obbligatoriamente parte della loro formazione.

 

Ma è anche certamente vero che la categoria dei “musicisti italiani” a cui accennavo in precedenza ha compiuto un errore gravissimo: non si è mobilitata, compatta e solidale, nel perseguire e chiedere con tutta la sua forza ai “nostri” politici quanto fosse indispensabile alla Riforma degli Studi musicali: istituire obbligatoriamente nella scuola media di I e II grado lo studio “vero” della musica; quello che si esplica imparando a suonare il “proprio” strumento musicale!

Tutti, uniti e compatti, avrebbero dovuto lottare “in primis” per ottenere il consolidamento dell’Indirizzo Musicale nella scuola secondaria; rendendolo, in “giusta” percentuale, obbligatorio. Quant’altro inerente alla Riforma degli Studi musicali avrebbe dovuto essere considerato come “secondario”; sia perché derivante dal raggiungimento di tale principale obiettivo che per il fatto di essere destinato, in mancanza di questo, in breve al completo fallimento.

Proverò a sintetizzare, entrando nello specifico delle varie questioni, quali siano stati, a mio avviso, i gravissimi "miopi" errori che in questi anni hanno ostacolato il raggiungimento del suddetto principale ed indispensabile obiettivo e, quindi, la realizzazione di un valida Riforma degli Studi musicali:

1- Accettare e, spesso, giustificare il "vile svilimento" del Diploma di Conservatorio; un colpo durissimo contro tutti i musicisti italiani che ha “decretato” l’ignoranza di tutti loro; un colpo, per di più, sferrato "di nascosto e in tutta fretta" tramite un "urgente” decreto legge che ha eliminato anche qualsiasi discussione parlamentare (che potesse permettere alla nostra categoria di "difendersi" e di far capire la gravità e l’illegalità di quanto stesse subendo). L’unico effetto reale di questo decreto è stato quello di costringere molti musicisti italiani a tornare a studiare in Conservatorio come fossero dei ragazzini, per riappropriarsi del valore assoluto del loro titolo accademico.

 

 

2- Accettare e, spesso, giustificare il "caos anarchico" con cui prendevano forma i "nuovi" titoli accademici di livello "universitario". Troppo pochi sono stati coloro che si sono preoccupati di verificare la qualità di cosa si andava "a togliere” dal vecchio ordinamento e, tantomeno, la qualità di cosa si andava "a mettere” all’interno dei nuovi programmi relativi alle diverse discipline musicali del “nuovo ordinamento”.

Una marea di "chiacchere", in perfetto stile burocratese, spesso completamente prive di contenuto formativo reale, sono state recepite ed adottate troppo passivamente dai vari Conservatori italiani, senza che si rivelasse con la necessaria autorità e competenza, nulla di “strano” o di “opinabile” (tranne, forse, quando fu necessario “perfezionare” uno di questi “nuovi” Corsi di Studio in quanto permetteva di conseguire una “Laurea” in Pianoforte senza mai suonarlo).

3- Accettare nei Conservatori l’assurdità del mantenimento dei Corsi Inferiori e Medi (del “vecchio ordinamento") o la loro sostituzione con dei "Corsi di base", di preparazione all’accesso ai Corsi di livello universitario del “nuovo ordinamento”. Così facendo sono state completamente annullate entrambe le sostanziali “rivoluzionarie” novità che sarebbero dovuto derivare dalla corretta applicazione della L. 508/99; in quanto il Conservatorio non solo continua a restare l’unico Istituto in cui si possa studiare veramente la Musica, ma continua anche ad abbracciare l’intero arco degli Studi musicali (Inferiori -Medi – Superiori).

Tali “nuovi” Conservatori sono dunque in realtà molto simili a quelli “vecchi”, rimanendo l’unica “Università” al mondo che presenti corsi di preparazione per l’accesso alle proprie facoltà (nelle università, al contrario, proprio mirando al raggiungimento della più alta qualità, si seleziona l’accesso per accogliere solo “i migliori”). 

 

 

 

Naturalmente tutto questo ha reso l’istituzione dell’Indirizzo Musicale nella scuola secondaria di I e II grado (i veri “Corsi di base”) certamente “non indispensabile”; e infatti oggi abbiamo: – l’Indirizzo Musicale (dopo oltre 10 anni dalla L. 124/99 che li ha istituiti) ancora completamente "precario" in quanto del tutto facoltativo; ed i pericoli di tale "precarietà", con i drammatici “tagli” a decine di cattedre di strumento musicale (che hanno impedito a centinaia di ragazzi la possibilità di continuare a studiare il “loro” strumento) sono oggi davanti agli occhi di tutti; – la "farsa" dell’istituzione di quello che chiamano "Liceo musicale", concretizzatasi nel “Nulla” dell’unico ed isolato "Liceo ad indirizzo musicale" (si tratta in realtà di una sola sezione) per tutti gli strumenti esistenti e per tutti ragazzi di una intera regione italiana!

La nostra categoria è stata anche vittima di una grave e contagiosa "miopia": in troppi hanno pensato e continuano a pensare solo al loro piccolo "orticello"; troppi sono stati forse "abbagliati" anche dalla promozione a "docenti universitari"; una promozione forse non casualmente concessa a tutti gli ex “Maestri di Conservatorio": Flautisti, Percussionisti, Oboisti, Cantanti, Violinisti, Trombettisti, Pianisti, Compositori, Direttori D’orchestra, docenti di materie complementari, ecc…

Tutti, improvvisamente e in un batter d’occhio, indistintamente trasformati in “Professori Ordinari di cattedre universitarie”. In tale contesto non si può non sottolineare come sia stato veramente molto triste il fatto che i docenti del Conservatorio abbiano accettato e reputato "plausibile e dignitoso" che propri “colleghi” tornassero a studiare in Conservatorio per riappropriarsi del "livello assoluto" del loro Diploma, con loro che erano anch’essi “ignoranti” quanto i propri allievi (essendo anch’essi privi del “nuovo” titolo che erano chiamati a conferire).

 

 

 

La necessità e la speranza di trovare più facilmente un posto di lavoro, scavalcando i colleghi diplomati con il “vecchio ordinamento", ha probabilmente dato la forza a molti di questi “nuovi vecchi” studenti per tornare a studiare come ragazzi nei Conservatori; alimentando però una controproducente e penosa “guerra tra poveri”. Ma aver “riformato” in tal modo i Conservatori, senza neppure trasformarli in Istituti superiori di livello “esclusivamente universitario”, non servirà certo a far sì che la Musica entri finalmente a far parte della cultura di questo paese; la “burocratica” sterile e formale “ trasformazione” attuata peggiorerà anzi di molto la situazione; perché per elevare il livello di cultura di un paese è necessario elevare il livello culturale posseduto ed espresso realmente dalla maggior parte dei suoi cittadini.

E per raggiungere tale risultato non basterà certo aver “rinominato” i Maestri degli ex-Conservatori “Professori Ordinari” di “Cattedre universitarie”; ne tantomeno aver “decretato” l’ignoranza di tutti i musicisti italiani per farli poi tornare a “studiare” nei conservatori “riformati” (per colmare le supposte “gravi lacune” derivanti dal precedente “vecchio ordinamento” attraverso i “nuovi” Corsi di Studio); ci vuole altro.

Bisogna che la Musica sia riconosciuta quale materia “importante” per la formazione globale di tutti i futuri cittadini, e che per questo entri nella scuola Secondaria italiana come disciplina “obbligatoria” per tantissimi ragazzi. Perché è indispensabile per ogni ragazzo trovare intorno a se un contesto sociale all’interno del quale sia possibile condividere con i propri coetanei le proprie passioni ed i propri interessi per la Musica; diversamente, anche i più motivati dei ragazzi avviati agli Studi musicali, abbandoneranno tali Studi, in quanto troppo isolati ed avulsi dal generale contesto sociale in cui vivono.

Perseverare quindi nel considerare lo studio della Musica come destinato solo a talentuosi futuri musicisti, secondo l’ottica, ormai clamorosamente anacronistica, che ha prodotto l’attuale virtuale farsesca istituzione del “Liceo Musicale” (lo sottolineo nuovamente: una sola sezione di liceo per tutti gli strumenti esistenti e per rispondere alle istanze dei ragazzi di una intera regione italiana!) significa non soltanto tradire clamorosamente il senso e gli scopi di quanto disposto dalla citata L.508/99 ma, soprattutto, significa continuare ad avviarsi su strade che porteranno solo al sicuro e rapido fallimento degli scopi che si volevano perseguire (o, che si faceva finta di voler perseguire… e che, quindi, proprio per questo sono state fino ad ora percorse e suggerite).

 

 

 

È ormai indispensabile che tutti coloro che mirano a diffondere veramente la cultura musicale nel nostro paese, si uniscano superando qualsiasi “dissonanza” (scaturita dalla volontà di tutelare particolari diritti) per rivendicare con la necessaria forza quello che, ribadisco, avrebbe dovuto essere il “primo” indispensabile obiettivo: l’inserimento, in “giusta” percentuale obbligatorio, dei Corsi “Inferiori” e “Medi” (quelli che la citata L. 508/99 avrebbe dovuto estromettere dagli attuali Conservatori) nella scuola secondaria di I e II grado. Non c’è altro modo per costruire una valida Riforma degli Studi musicali in questo Paese.

(Pietro Blumetti, Codim)

 

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