OPERA/ Quando il “belcanto” riporta i giovani a Teatro

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI ci parla del concerto di Juan Diego Flórez, accompagnato da Vincenzo Scalera  al pianoforte, tenutosi nella Sala Santa Cecilia del Parco della Musica a Roma

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Juan Diego Flórez

Chi avrebbe mai immaginato che il 24 maggio nella enorme (2.800 posti) Sala Santa Cecilia del Parco della Musica a Roma, ci si sarebbero state ovazioni da stadio al concerto di Juan Diego Flórez, accompagnato da Vincenzo Scalera  al pianoforte, il nell’ambito di un trionfale tour che sulla via da Londra a Salisburgo (copre una diecina di importanti città) ha fatto tappa nella capitale.  Tanto più che Flórez si è esibito in arie poco note (tra cui un delizioso raro “péché de viellesse” rossiniano a carattere patriottico) di autori italiani (Bononcini, Ciampi, Piccinni, Rossini, Donizetti), francesi (Meyerbeer, Gounod, Lalo, Offembach) e spagnoli (Padilla, Garcìa, Sotullo). Su grande insistenza del pubblico, al termine tre bis da Elisir d’Amore, La Fille du Regiment e Rigoletto.
Da qualche anno è in corso un rilancio del “bel canto”.  Lo mostrano i successi che due differenti tournée di un’opera considerata la quintessenza del “belcanto”(I Puritani) hanno avuto una nelle maggiori fondazioni liriche e l’altra nei teatri di tradizione, l’annuncio del rilancio (nonostante i tempi di crisi) del Festival Bellini a Taormina e di numerose edizioni di Norma annunciate per questa estate. L’intero Festival di Pentecoste di Salisburgo è dedicato quest’anno al “bel canto”: protagonista assoluta Cecilia Bartoli che ha assunto, dal 2012, la direzione della manifestazione.
 
Ma cosa è il “bel canto”? Non esiste  una definizione puntuale, anche se premia la vocalità e utilizza orchestra e orchestrazione a supporto della voce, senza necessariamente “impastarsi” con essa. Spesso – scrive il musicologo H.C. Robbins Laddon – l’orchestrazione finisce per essere trascurata, come indicano, ad esempio, errori nella scrittura per timpani nella stessa “Norma” – “avrebbero spaventato i sensibili orecchi di Haydn e di Mozart”. Si può fare risalire il “belcanto” all’inizio del Settecento e considerarlo, in Italia, in vita sino al melodramma verdiano – nel resto d’’Europa venne spazzato via dalla vera e propria rivoluzione di Wolfgang A. Mozart. In Italia, da Verdi. 

In una visione più restrittiva lo si accosta all’inizio dell’Ottocento, alla fine delle varie esperienze neo-classiche e all’inizio del romanticismo. non per nulla, Bellini e Rossini vengono visti come i protagonisti del “bel canto”.

Un aspetto interessante è che il “belcanto” attira pubblico giovane che pare invece disertare il melodramma e il verismo. La spiegazione è probabilmente nella somiglianza con forme anche moderne di vocalità assoluta in un teatro in musica che trascura forse la verosimiglianza (spesso più o meno assurda) dei libretti, ma parla direttamente al cuore.
 
Juan Diego Flórez, che non ancora 40 anni ma ha avuto il suo primo trionfo nel 1996 e vive a Pesaro, viene visto dalle nuove generazioni come “uno di loro” che sfida con la voce vette ritenute invincibili. Per questo, il “belcanto” è vivo, sta bene ed è tra noi.



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