OPERA/ Il ritorno di Gaspare Spontini al Festival di Jesi

- Giuseppe Pennisi

L’edizione in corso del Festival di Jesi ha visto il ritorno di Gaspare Spontini con una novità assoluta, vale a dire l’opera giovanile, La Fuga in Maschera. Il commento di GIUSEPPE PENNISI

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La Fuga in Maschera

Dopo tre anni in cui l’annuale festival Pergolesi-Spontini è stato dedicato interamente al primo dei due compositori (in occasione dei 300 anni dalla nascita e della messa in scena dell’integrale dei suoi lavori), torna, nell’edizione in corso a Jesi e dintorni (31 agosto-16 settembre) Gaspare Spontini, vero e proprio Titano (nonostante le poche opere prodotte) nella storia della musica europea. E vi torna con una novità assoluta – un’opera giovanile, La Fuga in Maschera – che rappresentata a Napoli per il carnevale 1800 si riteneva perduta ed è stato trovata, dopo ricerche da romanzo giallo, presso un antiquario di Exeter in Gran Bretagna.

Spontini appartiene alla schiera degli “esuli” che, a cavallo tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, cercarono la loro fortuna al di fuori dei confini degli statarelli delle Penisola, spesso in lotta l’uno contro l’altro, ed emigrarono presso le più grandi scene e corti europee (Parigi, Vienna, San Pietroburgo, Londra): Piccini, Salieri, Morlacchi, Paisiello. Il loro impatto, quindi, si esplicò su tutto il teatro in musica europeo; rappresentano l’anello di congiunzione tra la tragédie lyrique gluckiana e post-gluckiana, da un lato, il “bel canto” neoclassico, da un altro, e il melodramma italiano, da un altro ancora. A differenza degli altri, nell’arco della sua lunga vita, una volta effettuata la propria svolta artistica  (con “La Vestale”), Spontini fece evolvere il proprio linguaggio non per successiva rigenerazione (oppure per restare al passo con i tempi) ma per consolidamento, perfezionamento e proliferazione dei germi innovativi scoperti, mentendoli, però, sostanzialmente immutati; un’evoluzione per molti aspetti analoga a quella di Wagner (dal “Lohengrin” in poi) che forse anche per questa ragione tanto lo amò e lo considerò suo maestro. Con Wagner, c’è un altro parallelo: il pessimo carattere, che lo reso straniero non solo in Patria ma anche all’estero, in quella Parigi del Primo Impero e della Restaurazione ed in quella Berlino di Federico dove fu molto più del musicista di corte diventando il vero leader di scuole, partendo da lui, presero orientamenti così differenti approdando, ad esempio, a Meyerbeer , a Berlioz ed allo stesso Wagner.

Sono anni, ove non lustri, che i sei grandi capolavori di Spontini  non si vedono che molto raramente sui palcoscenici di teatri che possono accogliere i vasti organici (di orchestra, cori e corpo di ballo) da essi richiesti. Di tanto in tanto, appaiono versioni (più o meno mutilate de “La Vestale”). Non ricordo un allestimento della sublime “Agnes von Hohestaufen” da quello, integrale ma in traduzione italiana, del Teatro dell’Opera di Roma del 1986; in precedenza Gui ne aveva allestito una versione (piena di tagli nel 1954 al Maggio Fiorentino) e l’allora giovane Muti (sempre a Firenze) nel 1970. Di “Olympie” e “Fernand Cortez” neanche a parlarne. Sino ad ora il Festival ha allestito opere minori – “Milton” o “Julie out le pot de fleur” del periodo francese. Ora progetta una grande coproduzione internazionale per riproporre una delle opere “imperiali”.Nel frattempo, ci ha fatto conoscere “La Fuga in Maschera” che si vedrà al San Carlo di Napoli (che la coproduce il prossimo inverno).

L’opera  fu rappresentata un’unica volta al Teatro Nuovo sopra Toledo a Napoli, per la stagione di carnevale di quell’anno, e poi scomparve nel nulla per oltre due secoli. Fino a quando, nel luglio del 2007, nel mercato antiquario londinese riapparve il manoscritto autografo, con la bella firma in prima pagina di Gaspare Spontini. Questa la storia della commedia per musica scritta dal compositore maiolatese nei suoi anni d’esordio, nel travagliato periodo successivo all’avvento della Repubblica Napoletana del 1799, e pochi mesi dopo la messa in scena de “La finta filosofa” sempre a Napoli. Dell’opera sopravvivevano solo il libretto di Giuseppe Palomba, pubblicato in occasione della prima esecuzione, ed un’aria di Corallina, pubblicata a stampa in una raccolta di arie italiane per canto e pianoforte. Poi, nel 2007, l’eccezionale ritrovamento: un’importante antiquaria inglese, Lisa Cox, mise all’asta il manoscritto autografo e il Comune di Maiolati Spontini l’acquistò. L’importanza del ritrovamento, oltre al fatto che ci consente di conoscere meglio il periodo giovanile del compositore, il più oscuro della sua carriera, consiste anche nel fatto che si tratta di un manoscritto autografo, ottimamente conservato e redatto nello stile grafico chiaro e ordinato tipico di tutti i manoscritti spontiniani. Sotto il profilo strettamente  ‘musicologico’, il lavoro è importante perché mostra come nonostante l’allor giovane Spontini vivesse a Napoli e respirasse, quindi, Paisiello, Cimarosa ed il resto della “scuola napoletana”, avesse un stilo molto differente da quello imperante nella capitale delle Due Sicilie: il lavoro presenta quelle celle musicale iterative, la melodia e la tinta orchestrale che caratterizzano le opere “imperiali” sia francesi sia prussiane del compositore.

L’opera è una commedia in musica in due atti di circa tre ore con un libretto piuttosto sciatto di tale Giuseppe Palomba in cui si ripropone il tema , piuttosto trito, del padre che vuole far sposare la propria figlia ad uomo di sue scelta. Dopo una serie di (prevedibili) inganni, si trova una soluzione feliche per le tre coppie oggetto del copione. L’opera è firmata nella regia da Leo Muscato, con le scene di Benito Leonori, i costumi di Giusi Giustino e le luci di Alessandro Verazzi, per un nuovo allestimento a cura della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli. Corrado Rovaris dirige I Virtuosi Italiani, una delle formazioni più attive e qualificate nel panorama musicale internazionale. Nel cast, interpreti di spicco quali Ruth Rosique (Elena), Caterina Di Tonno (Olimpia), Alessandra Marianelli (Corallina), Clemente Daliotti (Nardullo), Filippo Morace (Marzucco), Alessandro Spina (Nastagio), Dionigi D’Ostuni (Doralbo). La regia vivacizza il lavoro con gags da commedia dell’arte, le scene ed i costumi evocano i fumetti.. Rovaris tiene bene in pugno la parte musicale dello spettacolo. Ottimi i giovani cantanti attori . Il pubblico ha  applaudito e resistito oltre tre ore in una serata caldissima.

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