MUSICA CONTEMPORANEA/ Karlheinz Stockhausen e la Musica Intuitiva

- Mario Mariotti

Una esauritene e approfondita alla Musica Intuitiva, alla luce della lezione di Karlheinz Stockhausen. MARIO MARIOTTI ci spiega tutti i segreti di questa corrente musicale

Stockhausen_R439
Karlheinz Stockhausen

Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen (Mödrath, Colonia, 1928 – Kürten, 2007) si impose, fin dall’inizio degli anni ‘50, come uno dei protagonisti della musica contemporanea attraverso una ricerca che segnò gli esiti più radicali del nuovo pensiero compositivo. All’interno dell’opera caleidoscopica di questa grande figura del XX secolo, animatore tra i più vivaci degli “Internationale Ferienkurse für Neue Musik” di Darmstadt e autore con un percorso molto articolato, si trovano composizioni che partendo da tecniche di scrittura riconducibili ad una fase “puntillistica”, con effetto disgregante, dissociativo della serialità integrale in cui le singole note sono trattate come “punti” isolati, in assoluta libertà ed indipendenza, ad esempio in Kreuzspiel (1951), si giunge alla composizione per gruppi “Gruppen-Technik”, dove per “gruppo” si intendeva una costellazione sonora percepibile nelle caratteristiche complessive e non analizzabile all’ascolto nelle singole componenti, in cui è centrale l’opera per tre orchestre Gruppen (1955-57) e poi dalla musica elettronica, celeberrimo il Gesang der Jünglinge (1955-56), passando attraverso partiture che contengono un certo grado di indeterminazione (la cosiddetta alea controllata), si arriva a lavori, quale la composizione per sei voci Stimmung (1968), in cui si può trovare una compresenza di serialità e misticismo, due poli proprio nei quali sembra risolversi l’opera stockhauseniana, tra minuziosa progettazione ed apertura all’indeterminazione. Al culmine di tale processo di ricerca nel maggio del 1968, dopo essere rimasto isolato, a digiuno ed in meditazione per sette giorni, Stockhausen scrisse un ciclo di quindici gruppi di brevi istruzioni espresse con un suggestivo linguaggio evocativo. Nacque così quella che lui stesso definì Musica Intuitiva, in altre parole una forma di improvvisazione musicale basata sulla creazione istantanea guidata dai testi di Aus den Sieben Tagen (1968) e Für Kommende Zeiten (1968–71). 

Stockhausen stesso, in un’intervista tenuta da Luciana Galliano nel giugno 1982, rispondendo ad una domanda circa Aus den Sieben Tagen meglio ci fa comprendere il suo “approdo” a questo tipo di tecnica compositiva: “[…] Aus den Sieben Tagen è incentrato sul fenomeno dell’improvvisazione di gruppo. Io ho provato dopo tanti anni di lavoro con un gruppo di interpreti, che hanno suonato con me Mikrophonie, Kontakte, musica elettronica, letteratura per pianoforte, Refrain, Zyklus, a suonare insieme Aus den Siben Tagen. Non fu facile convincerli a fare questo esperimento […]. Io dissi: «c’è qualcosa che è possibile creare insieme e che io non posso scrivere»; qualche volta avevamo improvvisato prima e dopo le prove, iniziato a suonare qualcosa così, che avevamo in testa”. Prosegue successivamente: “[…] ho scritto dei testi per dirigere l’improvvisazione, perché ho trovato che qualche volta con poche parole si stimolano i musicisti a fare qualcosa di molto puro, che contiene pochissimi cliché; suonando Aus den Sieben Tagen abbiamo trovato che esiste un feedback tra i musicisti, è come una spirale: quando uno suona un altro risponde, un terzo propone una sua risposta o riprende il primo suono, è come una scultura collettiva – due, tre, quattro, qualche volta cinque musicisti ma non di più, finirebbe in un caos”.
A questo punto la Musica Intuitiva potrebbe sembrare sinonimo di libera improvvisazione, ma l’aspetto di intuizione collettiva legata alla comprensione del testo scritto, l’emancipazione da generi musicali conosciuti e la dimensione meditativa sono particolarmente sottolineati da Stockhausen. Proprio circa l’emergere o meno durante l’esecuzione dei testi di Musica Intuitiva del retroterra codificato dei linguaggi è ancora il compositore che ci chiarisce la situazione (nell’intervista si riferisce, soprattutto, alle registrazioni che all’epoca effettuava con il proprio ensemble): “[…] veramente compaiono nella musica pochissimi, anche nessun cliché” e questo grazie al fatto che: “abbiamo detto subito che suonare un intervallo è pericoloso, una frase impossibile, solamente suoni isolati: una definizione negativa, quella di non fare qualcosa di conosciuto, è la definizione di suonare intuitivamente”. Proseguendo nell’intervista altre parole ci possono far comprendere l’importanza di questa fase per il compositore e, più in generale, dell’improvvisazione nella creazione musicale: “Questo periodo mi è servito enormemente per scoprire dei nuovi mondi sonori, soprattutto i lunghi processi che si creano: sono il prodotto di questa fase del suonare intuitivamente in gruppo, come anche la sovrapposizione degli strati sonori. Si creano degli spettri temporali nella musica che non erano ipotizzabili componendo sulla carta”.

Il 31 luglio del 1969 nel testo di introduzione al programma degli “Internationale Ferienkurse für Neue Musik” di Darmstadt egli stesso scrive: “[…] Ho chiamato questa musica “Musica Intuitiva”, come risultato della sintonia (Stockhausen usa il termine inglese “attunement” indicando quindi una sincronizzazione dell’interazione non-verbale, n.d.r.) spirituale dei musicisti derivata dai testi. Il termine improvvisazione non mi sembra appropriato per descrivere ciò che stiamo suonando, dacché l’improvvisazione è sempre associata con l’idea di schemi sottostanti, formule, elementi stilistici. Essa così in qualche modo si muove all’interno di un linguaggio musicale, ancorché un esecutore temporaneamente – durante la cosiddetta “improvvisazione libera” – si muova oltre i limiti di tale linguaggio. Io vorrei rendere le persone consapevoli che la Musica Intuitiva emerge più pura possibile dall’intuizione che, in un gruppo di musicisti che suonano in modo intuitivo, è qualitativamente superiore alla somma delle singole “ispirazioni”, grazie ad un mutuo feedback. […] Seppur ogni esecuzione di un testo sia sostanzialmente differente sotto vari aspetti da un’altra possibile esecuzione del medesimo testo, è tuttavia evidente che parecchie interpretazioni dello stesso testo abbiano certe caratteristiche – caratteristiche musicali/genetiche – in comune. Pertanto il punto è di scoprire – per mezzo di diversi testi – differenti archetipi processi musicali, ciascuno dei quali porti ad un particolare caratteristico evento musicale”. 

 

Nello specifico nei due cicli possiamo distinguerne i testi Textkompositionen für Intuitive Musik in due serie: 

  1. 1) la serie dei testi che forniscono indicazioni musicali precise ancorché utilizzando un linguaggio extramusicale;
  2. 2) un’altra serie di testi che “parlano” all’esecutore mediante delle suggestioni.

In entrambi i casi l’interprete deve raggiungere, come più volte ripetuto, un risultato sonoro privo di cliché e richiami idiomatici o stilistici a musiche preesistenti, ricercando la fluidità del dialogo all’interno dell’ensemble e sforzandosi di raggiungere una “rappresentazione” sonora collettiva in cui tutti gli strumenti/partecipanti siano posti sullo stesso piano (ad esempio non si deve creare una linea solistica accompagnata).

 

Michael von Hintzenster, pianista e membro dell’Ensemble für Intuitive Musik Weimar così descrive nel libretto del cd numero 17.1 dell’integrale delle registrazioni della musica di Stockhausen le prove e la registrazione di sei testi tratti da Für Kommende Zeiten nel giugno del 2005 insieme all’autore stesso: “Dopo un breve periodo di tempo, Stockhausen è riuscito a spingere l’ensemble oltre le proprie consuete routine legate alle “dinamiche di gruppo” e mettere in moto un processo di creazione musicale veramente stimolante. Molti fattori devono essere presi in considerazione: esecuzione chiara di un suono e relativo sviluppo verso un certo obiettivo; creazione di una trama di suoni; attuazione di processi di comunicazione; sincronizzazione delle entrate e degli attacchi; mantenimento delle proporzioni all’interno della grande forma dei testi e ricerca di un equilibrio dinamico all’interno del gruppo per garantire l’intelligibilità di tutto ciò che viene suonato. […] La realizzazione dei testi richiede, all’esecutore, disciplina e coerenza. E’ incredibile ciò che i testi innescano quando i musicisti sono in grado di coglierne le intenzioni e farle vibrare”.

 

Qualche parola in più sull’intuizione

 

Per Stockhausen l’intuizione deve diventare una capacità controllabile e gestibile, da soli e all’interno di un gruppo di musicisti. In un’intervista rilasciata al compositore e musicologo Massimiliano Viel nel novembre del 1989 a Cagliari Stockhausen approfondisce meglio il proprio personale concetto di intuizione delineandolo con ancora maggior chiarezza. Al compositore tedesco, a seguito di un precendente dialogo sulla tecnica seriale, viene chiesto di spiegare come siano controllate le tecniche improvvisative, premesso che le tecniche razionali lo sono mediante la tecnica seriale, partendo dall’affermazione dell’intervistatore che riportava una frase in cui Stockhausen, nel proprio operare, asseriva di mirare ad un certo tipo di controllo dell’intuizione durante la composizione. 

Quest’ultimo così risponde: “[…] questo (il controllo dell’intuizione, n.d.r.) è però più complicato perché richiede un certo modo di vivere. Ad esempio, un principio base dell’intuizione è quello di essere vuoti interiormente in modo completo. Questo vuol dire non ascoltare niente, non vedere niente ed essere completante tranquilli; il pensiero cioè si ferma per un certo tempo, cosa che pochi musicisti sanno fare. Io ho appreso ciò da autodidatta nel ‘68. Non avevo mai pensato a questo prima, cioè a svuotare completante il pensiero, chiudere gli occhi. Ci sono certi stadi del niente, se così si può dire, prima di arrivare ad un colore interiore unico. Ci sono diversi colori che giungono quando lei chiude gli occhi e non vede più delle immagini, niente: c’è all’inizio un grigio che poi diventa sempre più color oro e qualche volta blu con un po’ di rosso brillante. Questo è uno stato molto, molto calmo, e il blu-rosso, il blu è quasi azzurro, indica che il centro è aperto all’influsso delle vibrazioni cosmiche. In questo stato è possibile avere delle idee musicali: non visioni, ma immaginazioni che sono veramente nuove e sono solo minimamente legate alla memoria, alle impressioni rimaste nel cervello di tutto ciò che abbiamo vissuto in questa o anche in altre vite precedenti. Così è possibile trovare dopo un certo tempo la libertà di provocare l’intuizione anche con gradi diversi, e dopo un’immaginazione musicale originale, è possibile tornare al lavoro mentale, fare degli schizzi ed anche ritornare a piacere in questo stato intuitivo. Prima ho parlato della Musica Intuitiva, riguardo all’improvvisazione di un gruppo di musicisti: è necessario che questi musicisti sappiano arrivare a questo stato vuoto, della non-riflessione intellettuale, ma dell’attività intuitiva, ed evitare la reazione normale di fare musica come un discorso con le parole. Normalmente quando noi parliamo c’è sempre un archivio di frasi, di combinazioni di parole, di idee, e noi utilizziamo questo archivio per parlare con un’altra persona, ma qualche volta qualcuno che parla è abbastanza vuoto e non vuole trovare qualcosa che lui sa già”. 

In questa prassi, in questo modo di pensare Stockhausen non fa riferimento a dottrine, quali lo Zen, ma come dice lui stesso poco dopo: “ho trovato questa tecnica personale in un momento drammatico, si può dire della vita. Io non so se posso trasmetterla ad altre persone. […] Il corpo diventa sempre più uno strumento servile che fa ciò che voglio. Per un artista mi sembra molto interessante. E’ soprattutto nel nostro tempo, che l’intuizione diventa molto importante, poiché la musica non è più legata al mestiere della musica decorativa, della musica che deve suonare un po’ come quella che tutti già conoscono, in uno stile stabilizzato. Per la prima volta nella storia della cultura musicale, la musica può essere libera, può essere completamente libera e indipendente dallo stile, dalla utilità della musica, utilità sociale o che so io”.

 

Una personale lettura ed esperienza 

La prima volta in cui venni a contatto con la Musica Intuitiva di Karlheinz Stockhausen fu nell’agosto 2010 durante gli annuali Stockhausen-Konzerte und -Kurse organizzati dalla Stockhausen-Stiftung für Musik a Kürten in Germania, la città dove il compositore andò a vivere a partire dal 1965. Li, ebbi modo di suonare, sia in una serie di prove che in un concerto pubblico, con l’Ensemble für Intuitive Musik Weimar diretto da Hans Tutschku, quartetto che nel 2005 incise sei testi tratti dal ciclo Für Kommende Zeiten sotto la guida e la supervisione di Stockhausen stesso. A seguito di quest’esperienza decisi di costituire in Italia, insieme a Walter Prati, Giorgio Dini e Mell Morcone, una formazione interamente dedicata all’interpretazione ed all’esecuzione dei testi per la Musica Intuitiva del compositore tedesco. Da subito decidemmo di dedicare la nostra attenzione ed il nostro lavoro, soprattutto, a quei testi del ciclo Für Kommende Zeiten che non erano mai stati incisi prima da altri ensemble o dal compositore stesso per avere la massima libertà interpretativa possibile e per non farci condizionare da altre “letture” (dell’altrettanto importante, e forse più conosciuto, ciclo Aus den Sieben Tagen esistono numerose registrazioni ed un’integrale edito da Stockhausen-Verlag). 

Il primo problema da affrontare quando ci si pone dinanzi ad opere, seppur “aperte” come in questo caso, di un compositore dalla personalità così forte è riuscire ad inserire un tratto personale, proprio, da parte dell’interprete, insomma riuscire a darne una lettura propria e non rimanere immobili, come inibiti. Certamente, come lui stesso richiedeva, per eseguire la Musica Intuitiva servono dei musicisti “egoless” ma questo indica dei musicisti che abbiano orecchio per ascoltarsi e che non vogliano sovrastarsi l’un l’altro (anche per questo è preferibile che gli interpreti non siano più di sei) e non degli automi senza una proprio gusto ed un proprio passato musicale: come si può d’altronde annullare tutto ciò che si è studiato, ascoltato e appreso sia con sia senza il proprio strumento fra le mani. Ecco allora che io e i miei “compagni di viaggi” abbiamo accettato la vera sfida che questi testi dopo quarant’anni ancora pongono, in altre parole non quella di eliminare i cliché esecutivi e i richiami a tradizioni musicali esistenti come esercizio, peraltro utopistico, di lucidità mentale e di controllo assoluto della propria spontaneità (che porterebbe appunto ad esecuzioni diciamo inibite, per non dire “immobili” e prive di energia) ma come ricerca personale, da condividere con gli altri esecutori, affinché l’intuizione del momento possa sprigionare risultati sonori nuovi, diversi, realizzabili solo “qui e ora”. Lo scopo di questi testi, e della Musica Intuitiva in genere, è proprio questo: spronare gli esecutori a cavare ciò che di più personale, e quindi non “già sentito”, hanno nella loro sensibilità mettendolo in relazione agli altri. I testi indicano un percorso possibile, diciamo così guidano il musicista sul sentiero, per raggiungere la giusta “apertura” ovvero poter comprendere ed intuire i suoni che abbiamo già dentro di noi e poterli poi esprimere musicalmente relazionandoli a quelli degli altri, intuendo appunto dove il “viaggio” sonoro potrà condurci e lasciandoci trasportare.

 

Bibliografia

 

  • – AA. VV., Storia della Musica, Einaudi, Torino 2006
  • – Bergstrøm-Nielsen, Carl, FIXING/CIRCUMSCRIBING/SUGGESTING/EVOKING An analysis of Stockhausen’s text pieces, 2006, articolo on-line scaricabile al seguente link:

Http://vbn.aau.dk/ws/files/13971940/FCSE.pdf

  • – Galliano, Luciana, Karlheinz Stockhausen, intervista pubblicata in INSOUND Magazine, Mensile, anno VII n. 60, luglio/agosto 2011
  • – Harvey, Jonathan, The Music of Stockhausen: an introduction, University of California Press, Berkeley 1975
  • – Hintzenstern, Michael von, booklet del disco Für Kommende Zeiten/For Time to Come, compact disc numero 17.1, Stockhausen-Verlag, Kürten 2005
  • – Stockhausen, Karlheinz: Aus den Sieben Tagen / From the Seven Days, Universal Edition UE 14790, Wien 1968. (La prima edizione UE era esclusivamente in tedesco, una successiva edizione contiene anche la traduzione in inglese. Esiste separatamente un’edizione in francese: Venue des Sept Jour, UE 14790F)
  • – Stockhausen, Karlheinz, booklet della raccolta di dischi Aus den Sieben Tagen / From the Seven Days, sette compact disc numeri 14 A-G, Stockhausen-Verlag, Kürten 1993
  • – Stockhausen, Karlheinz, Für Kommende Zeiten (For Times to Come / Pour les Temps a Venir), 17 Texte für Intuitive Musik,  Stockhausen-Verlag, Kürten 1970
  • – Viel, Massimiliano, Formeltecknick: ponte tra razionalità, intuito e memoria, intervista pubblicata in SONUS Materiali per la musica contemporanea, Trimestrale, anno II n. 1, dicembre 1989/Febbraio 1990

 

Discografia

(elenco alcune delle pubblicazioni discografiche presenti sul mercato il cui repertorio sia costituito almeno in parte da composizioni di Musica Intuitiva)

 

  • – AA. VV., Aus den Sieben Tagen (From the Seven Days), 1993, Stockhausen-Verlag, 7 CDs, 14 A-G 
  • – AA. VV.,  Stockhausen Spiral I & II, Pole, Wach, Japan, Zyklus, Tierkreis, In Freundschaft, 2009, EMI Classics, 2 CDs, 50999 6 955598 2 2 
  • – Ensemble für Intuitive Musik Weimar, Für Kommende Zeiten/For Times to Come, 2005, Stockhausen-Verlag, CD, 17.1
  • – Ensemble Musique Vivante, dir. Diego Masson, Karlheinz Stockhausen Aus den Siben Tagen, 1988, harmonia mundi musique d’abord, CD, HMA 190795
  • – Le Car de Thon, Nos meilleurs Stockhausen, 2008, Insubordinations netlabel, MP3s, insub29
  • – Mario Mariotti, Walter Prati, Mell Morcone, Giorgio Dini, Music from Für Kommende Zeiten by Karlheinz Stockhausen performed by Intuitive Music Quartet, 2012, Siltaclassics, CD, SC003
  • – Zeitkratzer, old school Karlheinz Stockhausen, 2011, zeitkratzer RECORDS, CD, zkr0012


© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori