MIDLAKE/ “Antiphon”: le nuove frontiere soniche dei ragazzi di Denton, Texas

- Lorenzo Randazzo

Senza il cantante e autore storico, Tim Smith, i nuovi Midlake provano a rimettersi in gioco con “Antiphon”. Ci sono riusciti? Ce lo dice LORENZO RANDAZZO

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I nuovi Midlake

Non lo hanno fatto loro, facciamolo noi. Non hanno cambiato il nome? Non hanno avuto il coraggio? Perché biasimarli, non a caso qualche anno fa hanno inciso un album intero intitolandolo  “The Courage of others”.  Non importa. Accantoniamo noi il loro passato, resettiamo per un attimo la storia dei Midlake. Almeno per l’ascolto del nuovo “Antiphon”, liberiamoci dai facili (più che comprensibili) preconcetti sul nuovo corso della band e sull’eredità pesante lasciata da Tim Smith (di cui abbiamo parlato in questo articolo). Dunque facciamo finta che non abbiano mai composto due album capolavoro e che Tim Smith, leader, cantante e autore di tutte le canzoni della band, non sia stato l’elemento decisivo nel creare e plasmare il suono della band.

Ascoltiamo i nuovi Midlake come se “Antiphon” fosse la loro prima incisione.  Una nuova band. Una nuova proposizione. A tal riguardo, per prepararmi all’ascolto di “Antiphon”, uscito ad inizio novembre, e per non influenzarne il giudizio, ho deciso di depurarmi e, provvisoriamente,  mi sono privato dell’ascolto di “The Courage of Others” e di “The Trials of Van Occupanther”.

Cominciamo nel dire che Antiphon, primo singolo e prima traccia, è potente ma non coglie propriamente nel segno tanto da risultare addirittura uno dei brani meno riusciti dell’intero album omonimo. È comunque un biglietto da visita rappresentativo che fornisce un’idea chiara della rotta intrapresa dalla band. Il suono è ricco, molto articolato, sfrutta in pieno le notevoli capacità strumentali della band. La proposta è altresì positiva e ambiziosa, manca però di armonia tanto da risultare addirittura chiassosa. Provider è invece il primo brano composto che ha dato impulso e stimolo alla creazione dell’intero album, ma anche in questo caso il risultato  non convince: energica, ricca di suoni e nel complesso sconclusionata. Più convincente è invece Provider Reprise, la rielaborazione in chiave folk della stessa Provider. 

The Old and the Young  è un brano d’impatto, quasi ipnotico, che entra in testa sin dal primo ascolto. In qualche maniera ricorda l’incedere di Roadhouse Blues dei Doors ma è del tutto diversa. Calma e quasi in chiave progressive è certamente lontana dal rock blues rabbioso della band di Jim Morrison. Il risultato è comunque ottimo, da sola fa guadagnare una stelletta di merito in più all’album. L’ascolto si mantiene piacevole con It’s going down, ma si perde in intensità. Vale, l’unico brano concepito al di fuori dei sei mesi di intenso lavoro che hanno dato origine e fisionomia finale  all’intero album, è un valido strumentale psichedelico che si trasforma in una jam scrosciante.

Aurora Gone è la seconda perla del disco. Melodiosa e delicata, dà libero sfogo ai ricordi e alla nostalgia. La seconda parte dell’album procede stancamente, senza particolari sussulti. Solo This Weight,  il cui nome potrebbe in parte rimandare al capolavoro di The Band, è piacevole e orecchiabile.

Ages e Corruption sono invece i titoli delle due rimanti canzoni che mi limito a citare per dovere di cronaca ma che singolarmente si fa fatica a ricordare. 

Supportati e incoraggiati dalla loro etichetta inglese Bella Union e dal suo fondatore Simon Raymonde, i Midlake sono andati avanti con ottimismo tanto che questa positività si coglie anche nel suono. Come riportato sul sito della Bella Union: “Una Antifona è uno stile di canto a chiamata-e-risposta che va dai canti gregoriani ai canti marinareschi. Si tratta del titolo perfetto per una risposta a gran voce ad una nuova fase dell’illustre carriera della band”. Del resto Tim non c’è, è andato via… è pertanto apprezzabile che il resto del gruppo abbia voluto intraprendere una nuova strada musicale. Anche la copertina del disco cambia completamente stile: dopo le ultime due cover  “in costume”, Antiphon presenta su sfondo nero una sfera dai colori intensi e vivaci che ricordano in parte la mirrorball della discoteca e in parte i fuochi d’artificio.

Antiphon è un lavoro collegiale in cui Pulido ha preso le redini del gruppo e in cui ogni componente ha contribuito fattivamente e in maniera più coinvolta alla buona riuscita dell’album. Il risultato come dice Pulido: “è meno folk e più rock, meno nostalgia e più progressive”. Il timbro di voce, già familiare grazie al suo contributo alle armonie vocali degli album precedenti, è piacevole,  forse un po’ freddo ma  comunque sempre ben sostenuto dagli altri componenti della band.

Nel dare un giudizio finale sul disco molto dipende dalle attese. Se il termine di paragone è il catalogo recente della band allora Antiphon non regge il confronto. Mancano le atmosfere sognanti, la tensione e la malinconia struggente che hanno fatto dei Midlake una delle band più fresche e originali del panorama musicale. Se invece Antiphon viene considerato a se stante allora è un lavoro valido, con diversi alti e bassi, ma comunque un buon album. 

Come già detto, con Antiphon Pulido & Co. vogliono segnare una discontinuità con il passato anche se i pezzi migliori, The old and the young e Aurora gone, sono proprio quelli che più rimandano alla tradizione della band.

In ogni caso non mi stupirei se Antiphon, grazie al nome Midlake e sulla scorta dell’intensa attività promozionale e concertistica (in Inghilterra collezionano sold out), diventasse il nuovo best seller della band. Le logiche commerciali sono spesso incomprensibili. Mi sentirei comunque di dire che difficilmente l’album passerà alla storia anche se presenta due o tre spunti interessanti per essere ricordato e riascoltato. Rimane il rimpianto di non poter sentire nulla, almeno nell’immediato, di quanto partorito nei due anni di lavoro con Tim Smith che avrebbe dovuto portare all’uscita di Seven Long Suns, “l’album migliore di sempre della band” (parola di Tim Smith).

I ragazzi di Denton, Texas, saranno presto in tour e  apriranno anche alcune date dei Pearl Jam negli Stati Uniti per poi continuare da soli in Europa. Nel frattempo mi rimetto all’ascolto di Roscoe, Head Home, Van Occupanther, Acts of Man e Children of the Grounds. L’8 marzo i Midlake saranno in Italia per un’unica data al Tunnel di Milano. Io ci sarò ma non aspettatevi troppo, così ne rimarrete sorpresi. 

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