LITFIBA/ La “Trilogia del potere” live: sul palco Pelù, Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi

- Lorenzo Randazzo

Quattro date a Milano e poi un tour: i Litfiba ritrovano i vecchi compagni di inizio carriera e ripropongono per itnero i primi tre dischi. La recensione di LORENZO RANDAZZO

litfiba_R439
Foto: InfoPhoto

I Litfiba di nuovo insieme. Quelli veri. Quelli degli esordi. Quelli de “L’ITalia FIrenze-Bardi”. Le uniche due date inizialmente previste per fine gennaio sono andate sold out nel giro di poche settimane. Da evento eccezionale e irripetibile ne è nato un vero e proprio tour che toccherà le principali città italiane nei prossimi mesi. All’Alcatraz di Milano, trasformato per l’occasione in nuovo “residency” dei Litfiba, le serate sono diventate addirittura quattro.

Per chi ha sempre seguito da vicino e apprezzato le gesta di Pelù & Co. si tratta di un evento imperdibile. Del resto, bisogna ammetterlo, l’idea è delle più originali. La formazione storica della “Trilogia 1983-1989” di nuovo insieme sullo stesso palco. Ovvero Piero Pelù alla voce, Ghigo Renzulli alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alla tastiera e Luca Martelli alla batteria (unica novità, Ringo De Palma è venuto a mancare nel 1990). Per l’occasione la band nelle esecuzioni live attingerà solo dal repertorio della “Trilogia del Potere”, pertanto verranno presentati i brani tratti dai lavori in studio “Desaparecido” (1985), “17 Re” (1986), “Litfiba3” (1988) e dagli altri EP del periodo.

In trent’anni i Litfiba ne hanno fatta di strada. Dalla cantina di Via dei Bardi 32 a Firenze, ai successi commerciali di Terremoto, Spirito e Mondi Sommersi; dalla Rokkoteca Brighton di Settignano ai palchi delle principali arene Italiane e non solo. Dalle melodie new wave con influenze dark e punk degli inizi, al rock più duro e arrabbiato degli anni novanta. Si realizza il Sogno Ribelle e la band toscana diventa la più importante e influente rock band italiana di quel periodo. 

Poi i dissapori, la perdita di stimoli e d’ispirazione, i diversi cambi di formazione (in primis la dipartita di Piero Pelù) che lasciano disorientati loro stessi e il pubblico. Una sola costante, la presenza stanca e ingombrante di Ghigo. Fino all’hippy end inaspettato del 2010. Dopo anni di accuse e veli, deposta l’ascia di guerra, viene suggellato il trattato di pace tra i due leader con un nuovo sodalizio musicale (che fa rima con commerciale) sfociato in nuovi tour e nuove produzioni (Stato Libero di Litfiba e Grande Nazione) che sebbene avessero lasciato perplessi, radiofonicamente sono degni di nota.

Ma per riconquistare i cuori dello zoccolo duro dei fan ci voleva ben altro. Un gesto di affetto, un atto di genuinità, un ritorno alle origini, un’operazione nostalgica e strappalacrime caratterizzata da dell’ottima musica. Ed ecco di nuovo tutt’insieme appassionatamente in pista con il Trilogia 1983-1989 Tour.

Dopo una prima serata di warm-up fuori confine all’Arena di Mendrisio, siamo alla seconda data di Milano. Alle 21.30 in punto, di nuovo sul palco gli Eroi, gli “Eroi nel Vento” …e la noia che scava dentro me…canta in coro il pubblico entusiasta.

La scaletta proposta, medesima della sera precedente, segue un filo logico legato alla cronologia degli album. Spazio inizialmente a Desaparecido in cui emergono una “La preda” scatenata, una “Istanbul” magica e cantata con il pubblico in visibilio. In “La guerra” Pelù urla, ringhia e graffia….Ein, Zwei, Drei, Vier, Feuer e conclude con un rutto che rimbomba come un colpo di cannone (degno dell’apertura di El Diablo).

Pelù introduce “Transea” e “Pierrot e la Luna”, due viaggi psichedelici eseguiti con voce evocativa e unica. Si è pertanto passati a 17 Re in cui viene presentato un trittico tutto decibel che induce al pogo le prime file: “Gira nel mio cerchio”, “Cane”, “Ferito”.  Pelù è il solito animale da palcoscenico. Provocatoriamente e con un fare da pazzoide pungola la platea: “Vi siete accaparrati il biglietto eh?!?  Curiosità?!!? Revival?!?!”. Nulla di più vero.

Il primo set si chiude e si dà il tempo alla band di rifiatare e di posare per le foto di copertina on stage delle registrazioni delle due serate milanesi che verranno pubblicate a marzo.

Di nuovo tutti sull’attenti con “Louisiana” di Litfiba 3 seguito da “Il Vento”, introdotto come inedito nel live “Pirata” del 1989 e tra le più apprezzate dello show. “Corri” è una potenza di suoni mentre “Amigo” è dedicato all’unico vero assente, il compianto Ringo De Palma.

Il secondo set si chiude con “Resta” che è anche un suggerimento ed un invito al pubblico a rimanere ancora qualche minuto. Nessuno ovviamente si azzarda ad abbandonare anzitempo e l’attesa viene ripagata con un bis, “Tex”, forse la canzone più conosciuta del periodo. Una lunga cavalcata sonora che trova pace solo all’accensione delle luci in sala.

I brani eseguiti sono stati ventisei, per due ore abbondanti di emozioni e di ricordi. Applausi, inchini, saluti. Non si può fermare il tempo ma i Litfiba sono tornati e si sono di nuovo riconciliati con il proprio pubblico, se mai ce ne fosse stato bisogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori